Il silenzio degli altri (2025)

Il silenzio degli altri
Sorda
Spagna 2025 dramma 1h39’
Regia: Eva Libertad
Sceneggiatura: Eva Libertad
Fotografia: Gina Ferrer
Montaggio: Marta Velasco
Musiche: Aránzazu Calleja
Scenografia: Anna Auquer
Costumi: Desirée Guirao, Angélica Muñoz
Miriam Garlo: Ángela
Cervantes: Héctor
Elena Irureta: Elvira
Joaquín Notario: Fede
Erika Rubia: Luci
TRAMA: La storia di una donna sorda e del suo compagno udente nel momento in cui la nascita di una figlia mette in discussione equilibri, abitudini e modi diversi di vivere il mondo.
Voto 6,5

Ammettiamolo: un film sulle disabilità non è mai facile da realizzare perché anche senza volerlo si può cadere nella banalità o nel pietismo, senza mai raggiungere l’obiettivo che uno sceneggiatore o un regista si era prefissato. È una materia che richiede, per non fallire miseramente, una visione delicata da parte dell’autore e l’intelligenza di saper toccare i vari argomenti attinenti per approdare ad un organico discorso sulla vita che conducono le persone direttamente interessate. Quindi, le limitazioni, i rapporti con gli altri ed in particolare con i familiari, la voglia di partecipare attivamente alla vita sociale, il lavoro. Tutte argomentazioni che il film di Eva Libertad, qui all’esordio nel lungo, prova ad affrontare con lucidità. Il progetto nasce da un percorso molto personale. La regista ha raccontato che l’idea è partita dalle conversazioni con la sorella Míriam Garlo, attrice sorda qui protagonista, quando il suo personaggio ha iniziato a interrogarsi sulle problematiche da affrontare una volta diventata madre. Da quei dialoghi era già nato il cortometraggio Sorda, candidato ai premi Goya nel 2023 ed ora il lungometraggio riprende quella stessa storia e la amplia, concentrandosi sul modo in cui la nascita di una figlia può modificare il rapporto tra due persone che vivono il mondo in maniera diversa. Un’opera, perciò, che vuole raccontare la vicenda privata che si allarga progressivamente fino a toccare temi come la maternità, la comunicazione, la coppia e il rapporto tra il mondo sordo e quello udente.

È la storia di Ángela, una donna sorda che vive nella campagna spagnola con il compagno Héctor, udente. Quando scoprono di aspettare una bambina, la gioia dell’attesa si intreccia a paure profonde: Ángela si domanda se la figlia nascerà sorda come lei oppure udente come il padre, mentre la coppia cerca di prepararsi a una nuova fase della propria vita. Già durante la gravidanza emergono insicurezze, differenze di prospettiva e interrogativi sul modo in cui una famiglia può costruire una comunicazione autentica tra mondi percepiti in modo diverso. Dopo la nascita della piccola Ona, gli equilibri della coppia vengono messi a dura prova. Ángela si trova a confrontarsi con una società progettata principalmente per chi sente e con il timore di non riuscire a instaurare con la figlia il legame che desidera. Le difficoltà quotidiane, le incomprensioni e il senso di isolamento fanno emergere tensioni familiari e personali, trasformando la maternità in un percorso di crescita doloroso ma necessario.

Con uno sguardo intimo e realistico, il film esplora l’amore, la comunicazione e la ricerca di un posto nel mondo, mostrando come le barriere più difficili da superare non siano sempre quelle della sordità, ma quelle create dagli altri e dalla mancanza di ascolto reciproco. Eva Libertad ci conduce piano ma con costanza nelle varie fasi, presentandoci inizialmente la vita felice e armoniosa della coppia protagonista: l’amore che li unisce, la perfetta sintonia nei dialoghi in cui lui parla con la lingua dei segni e fa da tramite con le altre persone, il senso della vista che per la donna è di primaria importanza per capire ciò che le succede intorno, il lavoro che le riempie le giornate. Tutto fila liscio fino al giorno in cui si scopre, felice, di essere incinta: nascono ora almeno un paio di problemi. Innanzitutto la paura che la neonata nasca sorda, poi, nonostante il pericolo scampato, le forti perplessità che l’affliggono quando capisce di avere difficoltà a comunicare con la figlioletta. Si passa cioè dalla felicità iniziale alla crisi non solo personale ma perfino a quella di coppia, quando Ángela si accorge che Héctor gioca e parla con la piccola Ona, mentre lei è come se fosse stata messa da parte perché non può comportarsi alla stessa maniera. Da qui ne deriva un peggioramento dei rapporti coniugali sebbene la presenza assidua dei nonni serva a mantenere una parvenza di normalità. Ma ormai l’espressione della donna è cambiata.

Ángela subisce un processo istintivo di isolamento che la porta ad allontanarsi dal marito e a dedicarsi più al lavoro che alla vita domestica, in cui ormai Ona è più figlia del compagno che sua. Come accade in ogni manifestazione sociale e familiare nelle attività di ogni individuo, è necessario più che mai che ognuno si sforzi di adeguarsi e comprendere le ragioni degli altri. Ora l’isolamento di Ángela è più che mai silenzio, più di prima, se fosse possibile, perché se fino a questo momento veniva compensato dal linguaggio delle mani e del viso, ora è la chiusura in se stessa che la fa sentire più sorda che mai. Forse Héctor non la sta aiutando a sufficienza ma è anche vero che è sempre stanco dovendo sopperire alle assenze mentali e fisiche della mamma e lui non se lo sarebbe mai aspettato, aggravando così la situazione. Ora, la coppia si trova a fare i conti con una realtà nuova, capace di mettere in discussione equilibri che sembravano consolidati.

Dal buon lavoro che la regista sceneggiatrice elabora si deduce che la maternità viene qui vissuta come paura di esclusione. Il film non racconta soltanto una donna sorda che diventa madre. Il vero nodo è il timore di essere esclusa dal rapporto privilegiato tra la figlia e il mondo degli udenti. La nascita della bambina trasforma una differenza che fino ad allora era stata gestibile in una possibile frattura affettiva. La domanda centrale diventa: si può essere una madre pienamente presente quando la società continua a considerarti “diversa”? Inoltre, la comunicazione può andare oltre le parole, per cui il titolo in italiano ci suggerisce proprio questo tema e ribalta il luogo comune secondo cui il problema sarebbe la sordità: spesso l’incomprensione nasce invece dall’incapacità degli altri di entrare nel mondo di Ángela. Non è una storia sulla mancanza di udito, ma sulla difficoltà reciproca di ascoltarsi davvero. In questo senso il film parla a tutti, anche a chi non ha alcuna disabilità.

Se vogliamo allargare il discorso in una visione più ampia, diciamo sociale, si può anche affermare che Ángela e Héctor si amano sinceramente, ma appartengono a due universi percettivi differenti. L’arrivo della figlia rende visibili squilibri e fragilità che prima rimanevano nascosti. La coppia diventa così la rappresentazione di qualsiasi relazione in cui l’amore non basta se manca una comprensione profonda dell’esperienza dell’altro. È probabilmente l’aspetto più universale del film. Invece, in particolare, il film non vuole presentarsi come un discorso generale sulla sordità, ma come il racconto di una donna concreta alle prese con una fase delicata della propria vita, tenendo presente che, come sappiamo, la nostra è una società costruita soprattutto intorno alle esigenze di chi sente. Un po’ come succede per il mondo visto dalla visuale dei mancini, in un mondo costruito adatto ai destrorsi.

Regia e scrittura intelligenti, mano delicata coniugata al femminile, com’è giusto che sia nel caso. Attori molto bravi, specialmente la protagonista Miriam Garlo nel rappresentare ogni minima percezione intima.
Un’ultima osservazione personale, come tutto il resto, d’altronde. Ogni pagina web o rivista specializzata parla di donna “sorda”, come il titolo originale, ma in realtà la protagonista è sordomuta, per completezza.
Riconoscimenti (40 premi e 38 candidature)
Festival di Berlino 2025
Premio Panorama Audience Award
Premio C.I.C.A.E. Award
Goya 2026
Miglior attrice esordiente Miriam Garlo
Miglior attore non protagonista Álvaro Cervantes
Miglior esordio alla regia
Candidatura miglior attrice non protagonista Elena Irureta
Candidatura miglior film
Candidatura miglior sonoro
Candidatura miglior sceneggiatura adattata







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