Il vizietto (1978)


Il vizietto
La cage aux folles
Francia Italia 1978 commedia 1h37’
Regia: Édouard Molinaro
Soggetto: Jean Poiret (commedia teatrale)
Sceneggiatura: Édouard Molinaro, Francis Veber, Marcello Danon, Jean Poiret
Fotografia: Armando Nannuzzi
Montaggio: Monique e Robert Isnardon
Musiche: Ennio Morricone
Scenografia: Mario Garbuglia
Costumi: Ambra Danon, Piero Tosi
Ugo Tognazzi: Renato Baldi
Michel Serrault: Albin Mougeotte
Rémi Laurent: Laurent Baldi
Michel Galabru: Simon Charrier
Carmen Scarpitta: Louise Charrier
Luisa Maneri: Adrienne Charrier
Claire Maurier: Simone Deblon
Benny Luke: Jacob
Liana Del Balzo: madre di Simon Charrier
Venantino Venantini: autista di Charrier
Margherita Horowitz: segretaria di Simone Deblon
Peter Boom: cameriere
Guido Cerniglia: dottore
Carlo Reali: il buttafuori
Vinicio Diamanti: Mercedes
TRAMA: Renato, di origini italiane, e Albin, detto Zazà, gestiscono a Saint Tropez la “Cage aux folles”, un locale notturno per travestiti. Vivono insieme come marito e moglie da anni. Renato però, in passato, ha avuto una breve esperienza eterosessuale dalla quale è nato Laurent. Il figlio annuncia il suo matrimonio con la figlia di un noto uomo politico e chiede al padre, per salvare le apparenze, di fingersi “normale”, ma la verità viene ugualmente a galla.
VOTO 7

Si tratta dell’adattamento cinematografico della commedia La Cage aux Folles di Jean Poiret, messa in scena nel 1973 e replicata per cinque anni consecutivi al Palais-Royal di Parigi. Nel film Michel Serrault conserva il proprio ruolo, mentre il personaggio di Jean Poiret viene interpretato da Ugo Tognazzi. Il gran pregio dell’opera, particolare che per gli Anni ’70 non era scontato, ma siamo in Francia, è che riesce a trattare l'omosessualità senza morbosità o scandalismi.

Renato Baldi (Ugo Tognazzi) e Albin Mougeotte (Michel Serrault) vivono come coppia a Saint‑Tropez, dove gestiscono un celebre locale di travestiti, La Cage aux Folles. Albin è la star del cabaret con il nome d’arte Zaza Napoli, mentre Renato mantiene l’equilibrio del loro quotidiano. La serenità viene interrotta quando Laurent, il figlio che Renato ha avuto da una breve relazione eterosessuale, annuncia il suo imminente matrimonio con Adrienne (Andréa nell’originale). Il problema nasce dal fatto che è figlia di Simon Charrier, politico ultraconservatore e moralista, già coinvolto in uno scandalo che ha messo in crisi la sua immagine pubblica. Per evitare un incontro potenzialmente disastroso, Laurent chiede al padre di presentare una famiglia “tradizionale”, nascondendo Albin e tutto ciò che riguarda il cabaret. Renato, combattuto tra l’amore per il figlio e quello per Albin, accetta con riluttanza, causando ferite e incomprensioni nella coppia.

Dopo vari tentativi falliti di tenere Albin lontano, la situazione esplode. Alla fine, Albin decide di partecipare comunque alla cena con i futuri suoceri… travestito da donna, interpretando la parte della madre di Laurent. L’arrivo dei Charrier nel locale, seguiti da giornalisti in cerca di scandali, scatena una serie di equivoci che culminano nella rivelazione della verità.

La pellicola è una commedia che ha saputo trasformare un materiale teatrale brillante in un dispositivo cinematografico di sorprendente fluidità. Molinaro si rivela un regista adeguato e dirige con mano leggera, evitando la tentazione della farsa pura e costruendo invece un meccanismo comico fondato sul ritmo, sull’osservazione dei personaggi e su un uso calibrato degli spazi chiusi, che diventano una sorta di palcoscenico anche emotivo. Il cuore del film risiede nella coppia formata da Renato e Albin, che non sono una caricatura, ma un duo comico e affettivo che vive di contrasti, fragilità e slanci sinceri. Michel Serrault, in particolare, è bravissimo per la capacità di dare al suo personaggio una dimensione tragicomica: dietro l’esuberanza del personaggio, si coglie una malinconia sottile, un bisogno di riconoscimento che rende la sua performance più complessa di quanto il tono leggero del film possa far pensare. Ugo Tognazzi, più trattenuto, offre la controparte necessaria: un uomo diviso tra il ruolo paterno e la fedeltà al compagno, interpretato con una misura che evita ogni compiacimento.

Molto apprezzabile è poi la messa in scena: la gestione dei quiproquo, l’uso del cabaret come spazio identitario e la capacità di far emergere la tensione sociale senza appesantire la narrazione è va sottolineato come il film riesca a parlare di moralismo, ipocrisia e norme sociali attraverso la leggerezza, senza mai rinunciare a una vena di tenerezza che attraversa ogni scena. In buona sostanza, è un’opera che ha saputo conciliare popolarità ed eleganza, capace di far ridere senza rinunciare a una dimensione umana. Un classico della commedia che, pur figlio del suo tempo, conserva una vitalità sorprendente e un’eleganza narrativa che continua a sedurre. Il successo fu enorme, il seguito, invece, da dimenticare come spesso succede. Riuscito invece il remake realizzato dal grande Mike Nichols, Piume di struzzo (1996), con Robin Williams protagonista, Nathan Lane e Gene Hackman.

Riconoscimenti
Oscar 1980
Candidatura miglior regia
Candidatura migliore sceneggiatura non originale
Candidatura migliori costumi
Golden Globe 1980
Miglior film straniero
César 1979
Miglior attore protagonista Michel Serrault
David di Donatello 1979
Miglior attore straniero Michel Serrault





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