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Il vizietto (1978)

Immagine del redattore: michemar
michemar
27 ago
Tempo di lettura: 3 min

Il vizietto

La cage aux folles

Francia Italia 1978 commedia 1h37’

 

Regia: Édouard Molinaro

Soggetto: Jean Poiret (commedia teatrale)

Sceneggiatura: Édouard Molinaro, Francis Veber, Marcello Danon, Jean Poiret

Fotografia: Armando Nannuzzi

Montaggio: Monique e Robert Isnardon

Musiche: Ennio Morricone

Scenografia: Mario Garbuglia

Costumi: Ambra Danon, Piero Tosi

 

Ugo Tognazzi: Renato Baldi

Michel Serrault: Albin Mougeotte

Rémi Laurent: Laurent Baldi

Michel Galabru: Simon Charrier

Carmen Scarpitta: Louise Charrier

Luisa Maneri: Adrienne Charrier

Claire Maurier: Simone Deblon

Benny Luke: Jacob

Liana Del Balzo: madre di Simon Charrier

Venantino Venantini: autista di Charrier

Margherita Horowitz: segretaria di Simone Deblon

Peter Boom: cameriere

Guido Cerniglia: dottore

Carlo Reali: il buttafuori

Vinicio Diamanti: Mercedes

 

TRAMA: Renato, di origini italiane, e Albin, detto Zazà, gestiscono a Saint Tropez la “Cage aux folles”, un locale notturno per travestiti. Vivono insieme come marito e moglie da anni. Renato però, in passato, ha avuto una breve esperienza eterosessuale dalla quale è nato Laurent. Il figlio annuncia il suo matrimonio con la figlia di un noto uomo politico e chiede al padre, per salvare le apparenze, di fingersi “normale”, ma la verità viene ugualmente a galla.

 

VOTO 7

 

 

Si tratta dell’adattamento cinematografico della commedia La Cage aux Folles di Jean Poiret, messa in scena nel 1973 e replicata per cinque anni consecutivi al Palais-Royal di Parigi. Nel film Michel Serrault conserva il proprio ruolo, mentre il personaggio di Jean Poiret viene interpretato da Ugo Tognazzi. Il gran pregio dell’opera, particolare che per gli Anni ’70 non era scontato, ma siamo in Francia, è che riesce a trattare l'omosessualità senza morbosità o scandalismi.

 

 

Renato Baldi (Ugo Tognazzi) e Albin Mougeotte (Michel Serrault) vivono come coppia a Saint‑Tropez, dove gestiscono un celebre locale di travestiti, La Cage aux Folles. Albin è la star del cabaret con il nome d’arte Zaza Napoli, mentre Renato mantiene l’equilibrio del loro quotidiano. La serenità viene interrotta quando Laurent, il figlio che Renato ha avuto da una breve relazione eterosessuale, annuncia il suo imminente matrimonio con Adrienne (Andréa nell’originale). Il problema nasce dal fatto che è figlia di Simon Charrier, politico ultraconservatore e moralista, già coinvolto in uno scandalo che ha messo in crisi la sua immagine pubblica. Per evitare un incontro potenzialmente disastroso, Laurent chiede al padre di presentare una famiglia “tradizionale”, nascondendo Albin e tutto ciò che riguarda il cabaret. Renato, combattuto tra l’amore per il figlio e quello per Albin, accetta con riluttanza, causando ferite e incomprensioni nella coppia.

 

 

Dopo vari tentativi falliti di tenere Albin lontano, la situazione esplode. Alla fine, Albin decide di partecipare comunque alla cena con i futuri suoceri… travestito da donna, interpretando la parte della madre di Laurent. L’arrivo dei Charrier nel locale, seguiti da giornalisti in cerca di scandali, scatena una serie di equivoci che culminano nella rivelazione della verità.

 

 

La pellicola è una commedia che ha saputo trasformare un materiale teatrale brillante in un dispositivo cinematografico di sorprendente fluidità. Molinaro si rivela un regista adeguato e dirige con mano leggera, evitando la tentazione della farsa pura e costruendo invece un meccanismo comico fondato sul ritmo, sull’osservazione dei personaggi e su un uso calibrato degli spazi chiusi, che diventano una sorta di palcoscenico anche emotivo. Il cuore del film risiede nella coppia formata da Renato e Albin, che non sono una caricatura, ma un duo comico e affettivo che vive di contrasti, fragilità e slanci sinceri. Michel Serrault, in particolare, è bravissimo per la capacità di dare al suo personaggio una dimensione tragicomica: dietro l’esuberanza del personaggio, si coglie una malinconia sottile, un bisogno di riconoscimento che rende la sua performance più complessa di quanto il tono leggero del film possa far pensare. Ugo Tognazzi, più trattenuto, offre la controparte necessaria: un uomo diviso tra il ruolo paterno e la fedeltà al compagno, interpretato con una misura che evita ogni compiacimento.

 

 

Molto apprezzabile è poi la messa in scena: la gestione dei quiproquo, l’uso del cabaret come spazio identitario e la capacità di far emergere la tensione sociale senza appesantire la narrazione è va sottolineato come il film riesca a parlare di moralismo, ipocrisia e norme sociali attraverso la leggerezza, senza mai rinunciare a una vena di tenerezza che attraversa ogni scena. In buona sostanza, è un’opera che ha saputo conciliare popolarità ed eleganza, capace di far ridere senza rinunciare a una dimensione umana. Un classico della commedia che, pur figlio del suo tempo, conserva una vitalità sorprendente e un’eleganza narrativa che continua a sedurre. Il successo fu enorme, il seguito, invece, da dimenticare come spesso succede. Riuscito invece il remake realizzato dal grande Mike Nichols, Piume di struzzo (1996), con Robin Williams protagonista, Nathan Lane e Gene Hackman.

 

 

Riconoscimenti

Oscar 1980

Candidatura miglior regia

Candidatura migliore sceneggiatura non originale

Candidatura migliori costumi

Golden Globe 1980

Miglior film straniero

César 1979

Miglior attore protagonista Michel Serrault

David di Donatello 1979

Miglior attore straniero Michel Serrault

 


 
 
 

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