Indiana Jones e il tempio maledetto (1984)
- michemar

- 18 gen
- Tempo di lettura: 3 min

Indiana Jones e il tempio maledetto
Indiana Jones and the Temple of Doom
USA 1984 avventura 1h58’
Regia: Steven Spielberg
Sceneggiatura: Willard Huyck, Gloria Katz
Fotografia: Douglas Slocombe
Montaggio: Michael Kahn, George Lucas
Musiche: John Williams
Scenografia: Elliot Scott
Costumi: Anthony Powell
Harrison Ford: Indiana Jones
Kate Capshaw: Wilhelmina “Willie” Scott
Ke Huy Quan: Short Round
Amrish Puri: Mola Ram
D.R. Nanayakkara: Marhan, sciamano del villaggio
Raj Singh: marahaja Zalim Singh
Roshan Seth: Chattar Lal
Philip Stone: Philip Blumburtt
Roy Chiao: Lao Che
TRAMA: Sfuggiti incredibilmente alla morte sulle montagne dell’Himalaya, Jones, la cantante Willie e il piccolo cinese Short, finiscono in un villaggio indiano da cui i seguaci della dea Kalì si sono portati via una pietra miracolosa insieme con tutti i bambini. Raggiunta la reggia di Pencot, i nostri eroi scoprono l’esistenza di un tempio sotterraneo, sede di orribili sacrifici e copertura di un crudele sfruttamento dei bambini, utilizzati come schiavi.
VOTO 6,5

Il secondo capitolo della celebre saga di Indiana Jones, che in realtà è il prequel, segue le avventure dell’archeologo accompagnato dalla cantante Willie Scott (Kate Capshaw) e dal giovane Short Round (Ke Huy Quan). Il film è amato per le sue sequenze d’azione spettacolari e per l’atmosfera più oscura rispetto al primo capitolo. Le interpretazioni dei tre protagonisti sono in perfetta sintonia con il cinema di Steven Spielberg, che dirige con ritmo incalzante e tiene lo spettatore incollato allo schermo. Nonostante alcune critiche per i toni cupi e le rappresentazioni culturali, resta un classico del cinema d’avventura, amato dai fan per la sua energia e spettacolarità.

Il film arriva dopo il successo enorme dell’Arca perduta, e questo inevitabilmente alzava le aspettative. Il film sceglie una strada diversa dal precedente: più cupa, più estrema, meno giocosa. È una scelta che sorprende ancora oggi, perché accanto alle classiche trovate d’avventura compaiono momenti davvero intensi. Il cambio di tono si sente soprattutto nei personaggi: al posto della dinamica affiatata del primo film, qui troviamo una nuova coppia che funziona meno. Willie è pensata come spalla comica, ma finisce spesso per essere più rumorosa che divertente, mentre Short Round porta energia ma non riesce a compensare del tutto l’assenza di Marion e Sallah. Il risultato è che ci si affeziona meno al gruppo, e questo toglie un po’ di calore all’avventura.

Anche il ritmo è diverso: ci sono due grandi sequenze d’azione - l’apertura e la corsa sui carrelli - che restano iconiche, ma in mezzo il film rallenta e si concentra su atmosfere più oscure, tra culti segreti, magia nera e prigionieri bambini. È un immaginario potente, ma a tratti può sembrare troppo duro per un’avventura pensata per essere soprattutto divertimento (negli USA fu vietato ai minori).

Nonostante tutto, il fascino di Indiana Jones rimane intatto e i riconoscimenti arrivano puntualmente (ma solo qualcuno, per giunta soltanto tecnici). Harrison Ford tiene insieme il film con il suo solito mix di ironia, coraggio e imperfezioni, e quando l’azione parte davvero, il divertimento c’è eccome. È un capitolo che non raggiunge la freschezza del primo, ma che col tempo ha trovato una sua identità.
Imperfetto, più oscuro, ma comunque parte del mito.
Riconoscimenti
Oscar 1985
Migliori effetti speciali
Candidatura migliore colonna sonora
BAFTA 1985
Candidatura migliore fotografia
Candidatura miglior montaggio
Candidatura miglior sonoro









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