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Johnny Stecchino (1991)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 3 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

Johnny Stecchino

Italia 1991 commedia 2h2’

 

Regia: Roberto Benigni

Soggetto: Vincenzo Cerami, Roberto Benigni (romanzo successivo)

Sceneggiatura: Vincenzo Cerami, Roberto Benigni

Fotografia: Giuseppe Lanci

Montaggio: Nino Baragli

Musiche: Evan Lurie

Scenografia: Paolo Biagetti

Costumi: Gianna Gissi, Francesca Sartori

 

Roberto Benigni: Dante Ceccarini / Johnny Stecchino

Nicoletta Braschi: Maria

Paolo Bonacelli: avvocato D’Agata “lo zio”

Franco Volpi: ministro

Ivano Marescotti: dottor Randazzo

Turi Scalia: giudice Bernardino Cataratta

Loredana Romito: Gianna

Alessandro De Santis: Lillo

Sal Borgese: autista Ignazio

Tony Sperandeo: mafioso

 

TRAMA: L’ingenuo Dante, autista di pullman, si innamora della donna del mafioso Jonny Stecchino, a cui Dante somiglia moltissimo, ricercato dai killer della mafia. La donna architetta un piano per far uccidere Dante al posto di Johnny.

 

VOTO 7



Dante è un tipo particolarmente ingenuo, spontaneo, e ha per amico Lillo, un ragazzo disabile. Conosce Maria (Nicoletta Braschi) e immediatamente se ne innamora. Ma purtroppo Dante non immagina neppure lontanamente a cosa lo porterà questa storia d’amore. La donna, infatti, lo invita a Palermo e lo ospita in una lussuosissima villa, dove gli presenta un presunto “zio” (Paolo Bonacelli), un personaggio un po’ ambiguo: si tratta difatti dell’avvocato del pericolosissimo Johnny Stecchino, temuto boss mafioso che, guarda caso, è anche il marito di Maria. Dante è il sosia perfetto del terribile Johnny, tanto uguale da poter servire a quest’ultimo come sosia.



Rivedere oggi questa straripante commedia è come aprire una cartolina degli anni ‘90 e scoprire che, sotto la superficie leggera, c’era già un autore che stava preparando il terreno per il suo cinema più ambizioso. Il film è ricordato soprattutto per le gag irresistibili - la banana, il traffico, la “moralità” di Dante - ma riguardandolo si nota quanto Benigni stia giocando con un doppio registro: la commedia slapstick e la satira sociale.



Dante, l’ingenuo autista scolastico che vive in un mondo tutto suo, è una delle creazioni più riuscite di Benigni: un personaggio che funziona perché non è mai cattivo, solo radicalmente fuori sincrono rispetto alla realtà. E proprio questo scarto permette al film di raccontare la mafia senza retorica, usando il paradosso come arma comica. L’idea del sosia del boss ricercato è un espediente semplice, quasi da cartoon, ma permette al film di muoversi tra Palermo e Firenze come se fossero due universi paralleli.



Nicoletta Braschi, qui in una delle sue prime prove importanti, porta un’eleganza malinconica che bilancia l’energia caotica di Benigni. La loro dinamica è volutamente sbilanciata: lei è la tragedia, lui la farsa. E il film vive proprio in questo cortocircuito.



Certo, non è perfetto: alcune gag oggi sembrano datate e il ritmo nella parte centrale rallenta. Ma resta un esempio di commedia italiana capace di essere popolare senza essere superficiale. È un film che si ricorda perché ha un’identità fortissima, e perché Benigni, nel bene, nel male e nel troppo, è sempre stato uno che non ha paura di esagerare.



In fondo, è proprio questo il suo fascino: un’opera che ti fa ridere mentre ti accorgi che, dietro la risata, c’è un mondo che non è affatto innocente.



Riconoscimenti

David di Donatello 1992

David Speciale

Candidatura miglior sonoro

Nastro d’Argento 1992

Miglior attore protagonista a Roberto Benigni

Miglior attore non protagonista a Paolo Bonacelli

Candidatura migliore sceneggiatura

Candidatura migliore fotografia

Ciak d’Oro 1992

Miglior attore protagonista a Roberto Benign

Miglior attore non protagonista a Paolo Bonacelli

 


 
 
 

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