L’orchestra stonata (2024)
- michemar

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L’orchestra stonata
En fanfare
Francia 2024 commedia drammatica 1h42’
Regia: Emmanuel Courcol
Sceneggiatura: Emmanuel Courcol, Irène Muscari (con Oriane Bonduel, Marianne Tomersy, Khaled Amara)
Fotografia: Maxence Lemonnier
Montaggio: Guerric Catala
Musiche: Michel Petrossian
Scenografia: Rafael Mathé
Costumi: Christel Birot
Benjamin Lavernhe: Thibaut Désormeaux
Pierre Lottin: Jimmy Lecocq
Sarah Suco: Sabrina
Jacques Bonnaffé: Gilbert Woszniak
Clémence Massart: Claudine
Anne Loiert: Claire
Mathilde Courcol-Rozès: Rose
Yvon Maetin: Anthony
Isabelle Zanotti: Charlène
Nicolas Ducron: Yannick
Charlie Nelson: Jean-Claude
Marie-José Billet: Brigitte
Antonin Lartaud: Jérémy
Rémi Fransot: Jonathan
Johnny Montreuil: Gérald
Johnny Rasse: Kevin
Gabrielle Claeys: Justine
Ludmila Mikaël: Elisabeth Désormeaux
Annette Lowcay: prof.ssa Lorentz
TRAMA: Thibaut è un celebre direttore d’orchestra a cui viene diagnosticata la leucemia. Mentre è all’affannata ricerca di un donatore compatibile per un trapianto di midollo osseo, però, scopre di essere stato adottato e di avere un fratello maggiore biologico che abita nel nord del paese. Quest’ultimo, modesto dipendente di provincia, è anche il trombonista della fanfara comunale, purtroppo in via di scioglimento.
VOTO 6,5

Pellicola francese di Emmanuel Courcol presentata a Cannes nella sezione Première, racconta della reunion inaspettata tra due giovani uomini che si ritrovano come fratelli da adulti a causa della malattia del più grande, in cerca di aiuto da un parente per un trapianto. Uno è un direttore d’orchestra affermato, l’altro, un modesto impiegato. Entrambi, però, sono uniti dall’amore per la musica. Avevamo conosciuto il regista Emmanuel Courcol col simpatico Un anno con Godot, film rifatto in Italia col titolo Grazie ragazzi (2023), diretto da Riccardo Milani e interpretato da Antonio Albanese. Commedie tutte amabili che fanno sorridere ma anche riflettere che con l’impronta francese acquisiscono quel surplus che ne aumentano la simpatia. Ma questa opera non è del tutto commedia per via dei risvolti drammatici dello stato di salute del buon protagonista. Andiamo a capire perché.

Thibaut Desormeaux (Benjamin Lavernhe) è un celebre direttore d’orchestra che crolla durante una prova e scopre di avere una leucemia aggressiva. La ricerca di un donatore rivela però un segreto inatteso: Thibaut non è figlio biologico dei suoi genitori. L’unica compatibilità possibile per salvargli la vita sembra essere un fratello sconosciuto, Jimmy (Pierre Lottin), cresciuto nel Nord della Francia. Thibaut parte per incontrarlo e trova un uomo semplice, impiegato in mensa, che suona il trombone nella banda (fanfara) locale. I due non potrebbero essere più diversi, ma condividono un legame profondo con la musica. Quando la fanfara perde il suo direttore, il direttore decide di aiutarli, entrando nella vita del fratello con un misto di rigore e affetto. Le prove diventano un terreno di scontro e riconciliazione, dove emergono talenti nascosti e fragilità taciute. Intorno a loro, la comunità è scossa dalla minaccia di una chiusura industriale che coinvolge molti operai e abitanti che fungono da musicisti. Le arie operistiche e le sinfonie, malamente suonate, ovviamente, diventa allora un modo per resistere, unirsi e dare voce a chi rischia di essere dimenticato. Tra incomprensioni, rivelazioni e un destino che incombe, i due fratelli imparano a riconoscersi davvero. E quando arriva il momento più difficile, sarà ancora una volta la musica a creare un gesto corale capace di lasciare un segno.

Tutto finisce bene? Tutti felici? Mica tanto! La fabbrica sta chiudendo, Jimmy viene licenziato perché con gli avanzi dei pasti, che sarebbero stati buttati nei rifiuti, dava da mangiare agli operai scioperanti per protesta della chiusura, e il convalescente Thibaut scopre che è ancora in pericolo di vita. Il dramma che si inserisce nella commedia, la disoccupazione che manda in rovina le famiglie, la malattia sempre aggressiva. Per fortuna esiste l’amore per l’Arte e la fratellanza, anche qualche volta turbata da piccole incomprensioni. Il problema è che il celebre direttore d’orchestra è paziente e resiste alla voglia di mandare a quel paese il fratello ritrovato dal carattere irascibile e poco disponibile, l’altro, sin da quando si è separato e vede saltuariamente la figlia che vive con la madre, è spesso nervoso. Per fortuna, si diceva, esiste quella meraviglia che si chiama Musica, che allieta non solo l’hobby dei volenterosi cittadini-musicisti ma anche lo spettatore che sa apprezzare le belle e immortali armonie. E così riusciamo a godere di brani immortali come Concerto per Piano and Orchestra in La maggiore, K.488: Adagio di Mozart o la trascinante Emmenez-moi scritta e cantata magistralmente da Charles Aznavour. Il momento epico diventa però il commovente finale, in cui il Boléro di Ravel sovrasta ogni altra sensazione e ci porta in alto dove solo la Musica può arrivare. Da brividi. Con queste note i due fratelli, anche nei momenti difficili, riescono a sintonizzarsi nel bene.
Il film si muove, come si intuisce, con leggerezza tra commedia e dramma sociale, seguendo il passo incostante dei due protagonisti che imparano a riconoscersi, a litigare e a ritrovarsi. La musica diventa il terreno dove tutto si specchia: l’“alto” e il “basso”, il rigore e l’istinto, il Boléro che scandisce il ritmo della fabbrica e Giuseppe Verdi che si reinventa in chiave jazz. E così Emmanuel Courcol costruisce una storia di contrasti che si ricompongono, una “strana coppia” che funziona proprio perché imperfetta. Il risultato è un racconto caldo, popolare, che parla di famiglia, di comunità e di seconde possibilità senza mai appesantirsi. Una dramedy che scorre con naturalezza e trova nella musica il suo modo più sincero di far dialogare mondi lontani.
Benjamin Lavernhe è il vero perno del film e merita ogni elogio, così come si era dimostrato un valido e simpatico attore nei tanti film a cui ha partecipato. Una bella sorpresa è Pierre Lottin, finora semisconosciuto caratterista in tanti film francesi. Una menzione particolare va alla vispa Sarah Suco, capace di infondere il giusto brio che diventa essenziale quando la sua Sabrina interviene e rivitalizza i momenti più flosci della comitiva. Tutti ben orchestrati, è il caso di dire, dal buon Emmanuel Courcol. A proposito: fate attenzione a come dirige l’orchestra sinfonica Benjamin Lavernhe, avrà studiato bene i gesti con un maestro preparato. Davvero credibile.

Riconoscimenti
César 2025
Candidatura per il miglior film
Candidatura per il migliore attore a Benjamin Lavernhe
Candidatura per la migliore attrice non protagonista a Sarah Suco
Candidatura per la migliore promessa maschile a Pierre Lottin
Candidatura per la migliore sceneggiatura originale
Candidatura per il miglior montaggio
Candidatura per il miglior sonoro














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