L’uomo dei sussurri (2026)


L’uomo dei sussurri
The Whisper Man
USA 2026 thriller 1h51’
Regia: James Ashcroft
Soggetto: Alex North (romanzo)
Sceneggiatura: Ben Jacoby, Chase Palmer
Fotografia: Peter Deming
Montaggio: Christopher Tellefsen
Musiche: Colin Stetson
Scenografia: Anastasia White
Costumi: Kasia Walicka Maimone
Robert De Niro: Peter Willis
Adam Scott: Tom Kennedy
Michelle Monaghan: Amanda Beck
Michael Keaton: Frank Carter
Owen Teague: Francis Carter Jr.
Hamish Linklater: Norman Collins
Acston Luca Porto: Jake Kennedy
Will Brill: Sgt. John Dyson
Exavier Montanez: Neil Spencer
Randy Danson: sig.ra Shearing
Robert Clohessy: Victor Tyler
TRAMA: Quando suo figlio di otto anni viene rapito, uno scrittore di gialli rimasto vedovo si rivolge al padre, un ex detective di polizia in pensione con cui non aveva più rapporti da tempo. Indagando insieme, scoprono un collegamento con il caso, risalente a decenni prima, di un serial killer condannato, noto come l’uomo che sussurrava.
VOTO 6,5

Il carneade James Ashcroft è un regista di thriller pesanti che rientrano di diritto nel genere horror, come sfiora qui, in cui andiamo molto vicino alla specialità. Solo qualche film, con giudizi peraltro poco positivi, al contrario delle serie dove riscuote molti più consensi, credo almeno perché noto sempre che i film ad episodi per lo streaming vengono costantemente apprezzati, a prescindere. Nella prima occasione che si può osservare un suo lavoro c’è da dedurre che stavolta non se la cava affatto male, pur senza esaltarsi: diciamo un lavoro ben eseguito ma nei binari di un plot molto abusato. Film senza alcuna novità, ma sufficientemente godibile. Per sua fortuna, il cast è molto pregevole, perché potersi permettere Robert De Niro, Michell Monaghan, Adam Scott ed il sempre ottimo Michael Keaton non è una comodità che può capitare tutti i giorni. Gruppo di attori che il regista ha potuto mettere assieme perché il romanzo thriller omonimo di Alex North ha attirato l’attenzione non solo del produttore ma anche di Netflix. Dove è disponibile.

La trama è un thriller anche di natura psicologica che ruota attorno a Tom Kennedy (Adam Scott), scrittore rimasto vedovo, e al suo giovane figlio Jake. Nel tentativo di ricominciare, i due si trasferiscono nella cittadina di Garretton, un luogo che porta ancora le cicatrici di una serie di efferati omicidi di bambini avvenuti negli anni ’90. Mentre la polizia indaga su una nuova sparizione che sembra imitare il modus operandi del vecchio assassino soprannominato “The Whisper Man”, il papà cerca di aiutare il ragazzino a superare il lutto e a integrarsi, ma questi inizia a mostrare comportamenti inquietanti, legati a una misteriosa presenza che sembra comunicare con lui. L’atmosfera si fa sempre più cupa, e la tensione cresce mentre passato e presente iniziano a intrecciarsi.
Il film costruisce un clima di sospensione costante: la casa in cui Tom e Jake vivono sembra nascondere segreti, la comunità è attraversata da paure mai sopite, e la figura del Whisper Man aleggia come un’ombra che non è mai davvero scomparsa. Siccome i casi di sparizioni dei bimbi, i cui corpi si ritrovano con molta difficoltà, sono iniziati diversi anni prima, se ne occupa, fino al punto di esserne emotivamente coinvolta, la brava detective Amanda Beck (Michelle Monaghan), la quale insiste con l’anziano Peter Willis (Robert De Niro), ex poliziotto e padre di Tom con cui sono stati tagliati i ponti da decenni, per farsi aiutare, data la sua enorme esperienza sui casi pregressi. Le indagini della polizia si intrecciano con le intuizioni dello scrittore e soprattutto del pensionato, il quale, assieme alla detective si reca in carcere per parlare con il colpevole dei vecchi rapimenti e omicidi, Frank Carter (Michael Keaton), che sicuramente è a conoscenza dei misteri anche attuali. Il rapporto Peter‑Tom diventa il cuore emotivo della storia, mentre Jake continua a percepire segnali che gli adulti faticano a interpretare. Il film procede così come un puzzle psicologico, dove ogni dettaglio sembra suggerire una verità più profonda e disturbante, senza mai rivelarla apertamente.
Il dettaglio delle visite per avere illuminazioni richiama alla mente un altro thriller ad altissima tensione, il meraviglioso Manhunter - Frammenti di un omicidio (1986) di Michael Mann come anche il celebre Il silenzio degli innocenti (1991) di Jonathan Demme: in questi racconti sono sempre gli indagatori che chiedono lumi al maestro del crimine che è in cella e che può dare informazioni utili ed essenziali per le indagini in corso. Così come fanno appunto Amanda e Peter, cercando di trovare il bandolo della matassa, così talmente ingarbugliata che brancolano nel buio senza una traccia attendibile. Ancora una volta, si ripete il fenomeno dei padri che condizionano e rovinano le vite dei figli, che a loro volta vendicano la fanciullezza sofferta e distorta comportandosi come il genitore. Però, a cercare il nuovo colpevole è più che mai difficoltoso e misterioso. Come da prassi, finale al cardiopalma pieno di efferatezze e morti e feriti. Ineluttabile. L’importante è trovare e salvare dalle grinfie dello psicopatico il piccolo Jake.
Come è intuibile, il nocciolo della trama è risaputo e non proprio originale ma il regista James Ashcroft riesce abbastanza nell’operazione di rendere la narrazione ragionevolmente inquietante, sebbene nel complesso è incapace di proporre idee davvero nuove o tensione autentica. Manca certamente una struttura solida che cancelli la prevedibilità (vedi anche la telefonata alla detective nel momento topico, troppo prevedibile) ma è fuor di dubbio che comunque il film crea una adeguata l’atmosfera che tiene lo spettatore in ansia. Il lato positivo è principalmente il cast: Robert De Niro fa De Niro come ce lo si può aspettare (ma recita da par suo, più sofferto del solito), solido e intenso; Michelle Moneghan è performante come una bravissima interprete quale è; Adam Scott fa il suo dovere, mentre Michael Keaton è sempre una garanzia, quasi un novello Hannibal, bravissimo. Il suo gesto finale – pur se in galera e con la evidente ma non evidenziata concessione dei secondini – diventa la sentenza che sostituisce la giustizia di un tribunale. Ma la vera sorpresa dell’intero film è scoprire chi sia realmente il nuovo maniaco.
In sintesi per precisare il mio giudizio personale, abbiamo a che fare con un thriller che gioca con le ombre ma non ha il coraggio di entrarci davvero. Evoca traumi, silenzi, presenze, però quando deve mordere si limita a sfiorare. L’atmosfera c’è, funziona, ma sembra sempre costruita per proteggere una storia che non vuole rischiare: tutto suggerito, poco esplorato. Il film resta elegante, controllato, quasi timido, e finisce per essere più un esercizio di stile che un’esperienza che ti resta addosso. Si guarda senza fatica, ma rischia di essere dimenticato facilmente. Un thriller che promette inquietudine e consegna solo una buona confezione. Perché, in ogni caso, di buona confezione e buona recitazione si tratta decisamente.






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