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Crime 101 - La strada del crimine (2026)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 5 ore fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Crime 101 - La strada del crimine

Crime 101

UK USA 2026 thriller 2h20’

 

Regia: Bart Layton

Soggetto: Don Winslow (Crime 101)

Sceneggiatura: Bart Layton

Fotografia: Erik Wilson

Montaggio: Jacob Secher Schulsinger, Julian Hart

Musiche: Blanck Mass

Scenografia: Scott Dougan

Costumi: Jenny Eagan

 

Chris Hemsworth: Mike / James Davis

Mark Ruffalo: ten. Lou Lubesnick

Barry Keoghan: Ormon

Halle Berry: Sharon Combs

Monica Barbaro: Maya

Corey Hawkins: det. Tillman

Nick Nolte: Money

Jennifer Jason Leigh: Angie

Tate Donovan: Steven Monroe

Payman Maadi: Sammy Kassem

 

TRAMA: Una serie di furti di gioielli di alto livello lungo la Pacific Coast Highway sono rimasti irrisolti per anni, principalmente perché il colpevole ha seguito un rigido codice ribattezzato Crime 101. La polizia attribuisce i furti ai cartelli colombiani, ma l’istinto del detective Lou Lubesnick suggerisce che si tratti dell’opera di un solo uomo.

 

VOTO 6,5

 

 

Nato dal racconto di Don Winslow, questo interessante thriller poliziesco racconta la caccia a un ladro di gioielli metodico e solitario che ha trasformato la U.S. Route 101 nel suo corridoio invisibile per colpi chirurgici e senza sangue, contrapponendogli un detective altrettanto ostinato e segnato da una vita privata in frantumi. L’adattamento di Bart Layton, regista al secondo lungometraggio dopo un altro film che tratta di rapine, American Animals (è la sua passione?) amplifica questa matrice e dialoga apertamente con Heat – La sfida di Michael Mann, richiamandone la centralità di Los Angeles come organismo vivo, la figura del criminale disciplinato e “di principio”, il colpo che deraglia, la dinamica di duello morale tra ladro e poliziotto e un climax costruito su un raggiro in hotel. Il film innesta così la struttura asciutta di Winslow in un immaginario di noir urbano contemporaneo, dove città, procedure e ossessioni diventano il vero campo di battaglia.

 

 

James Davis (Chris Hemsworth) (ma Mike quando vuol mettere da parte – e quindi sempre – il suo passato domestico non facile), ladro di gioielli disciplinato che colpisce lungo la U.S. Route 101 evitando ogni traccia, attira l’attenzione del detective Lou Lubesnick (Mark Ruffalo), l’unico a intuire che dietro una serie di colpi impeccabili c’è un solo responsabile. Mentre un giovane criminale mentalmente instabile, Ormon (chi altro se non Barry Keoghan?) manipolato dagli ordini che riceve da Money (Nick Nolte) complica la scena con un colpo violento, Mike prepara un nuovo heist coinvolgendo Sharon (Halle Berry), broker assicurativa frustrata e sottovalutata, che accetta di aiutarlo in cambio di una parte del bottino.

 

 

Le tensioni personali - la relazione fragile con Maya (Monica Barbaro), il matrimonio in frantumi di Lou, le ambizioni ferite di Sharon - si intrecciano con una caccia sempre più serrata. Il piano finale al Beverly Wilshire degenera quando Ormon irrompe armato, costringendo Mike e Lou a un confronto teso che ribalta i ruoli: la soluzione organizzata dal detective è molto sorprendente e regala un po’ di felicità ai personaggi meno negativi. Ognuno per la sua strada ma con la possibilità di ricominciare.

 

 

Sì, le analogie e, chiamiamoli, gli omaggi alla prestigiosa opera di Michael Mann ci sono, ma esistono anche scostamenti che personalizzano il film di Layton: tanto per cominciare il protagonista Mike, che in realtà è James, non capeggia una banda solida e spietata ma agisce da solo, anche elegantemente, se si vuole: pulito, veloce, intuitivo, armato che non uccide mai, organizzatissimo dopo aver studiato il colpo alla perfezione. È un ladro noto per la precisione dei suoi colpi, una serie di furti di gioielli rimasta insoluta per anni, perché si attiene scupolosamente ad un ferreo codice di comportamento e la polizia non riesce a trovare tracce che riconducano a lui. Ama vestirsi bene, orologio da 12 mila dollari, amante delle auto potenti e guida una Chevy Camaro d’epoca, un modello classico, tipo anni ’60‑’70, coerente con l’immaginario del personaggio. Solitario, metodico, legato a un’idea quasi rituale del suo lavoro, tanto da agire preferibilmente lungo e nei pressi della Route 101, sta organizzando la più ambiziosa rapina della sua carriera, quella che gli permetterebbe di andare in pensione.

 

 

L’unico che dopo tanti colpi si è fatto un’idea approssimativa ma vicina alla realtà del ladro è il tenente Lou Lubesnick, convinto di aver trovato uno schema, il quale ha elaborato una teoria che lascia perplesso il suo compagno di ronda Tillman (Corey Hawkins) ma per nulla il suo capo, il quale, dopo un grave errore di un altro collega, gli toglie il caso, che – non è un classico? – ovviamente il detective non abbandona e continua per conto suo l’indagine, annusando di essere sulla pista giusta. Il terzo personaggio che influisce non poco nella trama è l’affascinante ma sfiduciata Sharon Combs, che di professione è una broker in una compagnia assicurativa che vende le polizze ai milionari per i più svariati scopi. Come per esempio a Steven Monroe (Tate Donovan) che, dovendo celebrare il matrimonio con la giovane fidanzata, vuole assicurare non solo l’evento ma anche la spedizione di diamanti da 5,5 milioni di dollari che pagherà in contanti.

 

 

La scheggia impaziente e impazzita è lo scapestrato e instabile Ormon, criminale privo di scrupoli e con metodi brutali, teleguidato dal vecchio Money, il quale gestisce da fuori le varie rapine. Questo è un giovanotto difficile da tenere sotto controllo; viaggia in moto e casco integrale e sa intervenire al momento giusto nel posto giusto per compiere le rapine di Mike alla sua maniera, cioè con violenza e uccidendo se serve. Sembrano personaggi che vivono non vicino e manco si conoscono, quasi, ma la L.A. notturna, malavitosa e ricchissima fa intersecare le loro traiettorie e quando tutti convergeranno, direttamente o indirettamente, allo stesso punto, sarà come l’O.K. Corral: regolamento finale dei conti. Ci sarà chi ci guadagnerà, chi ci perderà, chi se la caverà, chi sarà premiato dal buon detective, il cui intuito aveva visto giusto sin dall’inizio.

 

 

Come si può notare, il regista tiene in piedi un classico modello di noir americano, tipico degli heist movie, rispettando molto il racconto originario di Don Winslow, ma ampliandolo approfondendo i personaggi e di alcuni anche una backstory per dare loro maggiore spessore. Anche perché il racconto compreso nella raccolta dello scrittore è di una sessantina di pagine, mentre Bart Layton ne trae un film che breve non è affatto. E, lasciando da parte la durata (che non pesa, in verità), bene fa il lavoro del passato, perché solo così si spiegano meglio i trascorsi sia del ladro solitario che del poliziotto che solitario diventa a causa di una moglie che lo abbandona, Angie (breve cameo di Jennifer Jason Leigh). Ed ecco allora affacciarsi il rapporto affettivo sincero tra Mike e Maya, classicamente difficile perché l’uomo non può svelarsi, con la conseguente delusione della ragazza; e l’anomalo rapporto mancato tra i più delusi di tutti: Lou, rimasto solo in un piccolo appartamento sulla spiaggia, e la grintosa Sharon, ampiamente ricompensata per aver rivelato il dietro le quinte all’altro. Ma ognuno, alla fine, per la sua strada, come la più tipica delle conclusioni delle storie malinconiche.

 

 

Da un autore ancora con poca esperienza, non mi aspettavo di vedere un thriller elegante e metodico come questo, in cui Bart Layton orchestra un heist‑movie dal respiro anni ’90, costruito con rigore visivo, notturni lucidi e un’attenzione quasi maniacale ai codici del noir metropolitano. La regia, pur debitamente ispirata, come detto, a Michael Mann, trova una sua misura: compatta, tesa, più interessata alle ossessioni dei personaggi che allo spettacolo dei colpi. Chris Hemsworth sorprende con un ladro introverso e disciplinato, lontano dai suoi ruoli muscolari; Mark Ruffalo dà spessore a un detective stropicciato e malinconico, mentre la sempre attraente Halle Berry e Barry Keoghan aggiungono sfumature emotive e tensione crescente. Ognuno dei protagonisti dovrà confrontarsi con il prezzo delle proprie scelte e con la consapevolezza di essere oltre il punto del non ritorno. Il film non reinventa il genere, ma lo esegue con stile, ritmo e un cast che funziona in ogni incastro. Non è certo un capolavoro, perché, appunto, non inventa nulla né porta grandi novità, ma quando intrattiene bene e per tanti minuti, con attori bene in parte che recitano come detto, vuol dire che il film ha compiuto il suo lavoro.

 

 

Buona la fotografia, i movimenti della macchina da presa, il montaggio è ottimo e tiene la visione attenta e vivacissima, la colonna sonora è adeguata e interessante, con vaghi richiami da Pink Floyd nel lungo finale che porta molti personaggi nel punto cruciale: l’appuntamento col destino, una stanza d’albergo dove, ad un certo punto, non si sa chi ne uscirà indenne. Tra gemme e contanti, c’è un gioco da 11 milioni di dollari, tutti in nero, particolare che peserà nella trattativa per far cambiar vita a qualcuno.

 

 

Non tutto è perfetto e come al solito gli accomodamenti della sceneggiatura servono a facilitare lo snodo di qualche situazione da agevolare e Bart Layton, anche sceneggiatore, ne approfitta. Perdonabile, tenuto conto che il film così diventa scorrevole.

Piacevole a vedersi.

 


 
 
 

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