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L’uomo del giorno dopo (1997)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 3 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

L’uomo del giorno dopo

The Postman

USA 1997 azione 2h57’

 

Regia: Kevin Costner

Soggetto: David Brin (romanzo)

Sceneggiatura: Eric Roth, Brian Helgeland

Fotografia: Stephen F. Windon

Montaggio: Peter Boyle

Musiche: James Newton Howard

Scenografia: Ida Random

Costumi: John Bloomfield

 

Kevin Costner: il Portalettere

Will Patton: generale Bethlehem

Larenz Tate: Ford Lincoln Mercury

Olivia Williams: Abby

James Russo: capitano Idaho

Daniel von Bargen: sceriffo Briscoe

Tom Petty: sindaco di Bridge City

Charles Esten: Michael

Roberta Maxwell: Irene March

Ron McLarty: vecchio George

Peggy Lipton: Ellen March

Joseph McKenna: capitano

Giovanni Ribisi: recluta Holnista

 

TRAMA: Nel 2013 il mondo è una distesa arida per colpa di una guerra nucleare. I sopravvissuti vivono asserragliati dentro i fortini, perché fuori c’è un esercito di brutali guerrieri (gli holnisti) guidato da un ex yuppie autoproclamatosi dittatore. La salvezza è rappresentata da un vagabondo solitario.

 

VOTO 6

 

 

Chissà, forse memore dell’epico suo capolavoro sui pellerossa di qualche anno prima, Kevin Costner torna con un altro lungo film avventuroso e di forte carattere ecologico, presentandosi con una logora divisa di postino per ridare speranze all’umanità in un’epoca postatomica.

 

 

In un futuro post‑apocalittico, gli Stati Uniti sono precipitati in un’epoca quasi pre‑industriale dopo una serie di catastrofi che hanno distrutto istituzioni, tecnologia e collegamenti tra le comunità. Un nomade solitario attraversa i territori dell’Oregon sopravvivendo grazie a piccoli espedienti, finché viene catturato dai feroci holnisti, una milizia autoritaria guidata dal generale Bethlehem. Riuscito a fuggire, l’uomo trova i resti di un vecchio portalettere e, indossandone la divisa per ripararsi dal freddo, arriva in un villaggio dove si spaccia per un emissario di un governo americano rinato. Il semplice gesto di consegnare una lettera riaccende nei residenti un’idea di ordine, speranza e comunità, spingendo un giovane del posto a seguirlo e a riattivare un rudimentale servizio postale. La voce di questo presunto ritorno della civiltà comincia a diffondersi, mentre il nomade prosegue il suo viaggio portando con sé un carico crescente di aspettative.

 

 

La notizia di un governo restaurato minaccia il potere degli holnisti, che reagiscono con violenza. Il nomade, ormai conosciuto come “il Portalettere”, diventa suo malgrado un simbolo di resistenza e di rinascita, mentre altri giovani volontari iniziano a imitare il suo gesto e a collegare tra loro insediamenti isolati. Braccato e costretto a confrontarsi con le conseguenze del mito che ha creato, scopre che il suo ruolo va oltre la sopravvivenza personale: la sua figura incarna la possibilità di un futuro diverso. La crescita spontanea di questa rete di messaggeri porta a un confronto decisivo con il regime dei guerrieri, in cui la forza delle storie, dei legami e della fiducia diventa l’unica vera arma per immaginare un nuovo inizio.

 

 

Il titolo originale (The Postman), sicuramente a doppio senso, rappresenta non solo la fiducia nel servizio postale che torna in qualche modo a funzionare (indubbiamente la posta che viaggia e viene consegnata è un segnale di vita) ma anche la figura salvatrice dell’uomo della risurrezione, del giorno dopo. Quando gli abitanti del villaggio di Pineview gli chiedono chi sia il nuovo presidente degli “Stati Uniti Ricostituiti”, lui risponde “Richard Starkey”, che è il vero nome del batterista Ringo Starr.

 

 

La Terra è disperatamente desolata: siamo nel 2013 (!), sono passati quindici anni dal conflitto che ha causato il crollo della società globale, costringendo i sopravvissuti a dividersi in piccole comunità isolate per difendersi dall’anarchia vigente. Con lo sguardo che mira lontano, il suo portalettere richiama la gente all’amore, alla condivisione e alla tradizione, sentimenti che possono salvare l’umanità dalla barbarie.

Western postapocalittico.

 


 
 
 

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