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La grazia (2025)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 4 ore fa
  • Tempo di lettura: 6 min

La grazia

Italia 2025 dramma 2h12’

 

Regia: Paolo Sorrentino

Sceneggiatura: Paolo Sorrentino

Fotografia: Daria D’Antonio

Montaggio: Cristiano Travaglioli

Musiche: Nick Donnelly, AA. VV.

Scenografia: Ludovica Ferrario

Costumi: Carlo Poggioli

 

Toni Servillo: Mariano De Santis, Presidente della Repubblica

Anna Ferzetti: Dorotea De Santis

Orlando Cinque: colonnello Massimo Labaro

Massimo Venturiello: Ugo Romani, ministro della giustizia

Milvia Marigliano: Coco Valori

Giuseppe Gaiani: generale Lanfranco Mare

Simone Colombari: Giulio Malerba, presidente del Consiglio

Giovanna Guida: Valeria Cafiero

Alessia Giuliani: Maria Gallo

Roberto Zibetti: Domenico Samaritano

Vasco Mirandola: Cristiano Arpa

Linda Messerklinger: Isa Rocca

Rufin Doh Zeyenouin: il Papa

Francesco Martino: Riccardo De Santis

Alexandra Gottschlich: ambasciatrice lituana

Guè: sé stesso

Tommaso Amadio: amante di Isa Rocca

Mario Monopoli: dottore

 

TRAMA: Un presidente della Repubblica italiana, al termine del mandato, si trova alle prese con dilemmi morali da risolvere.

 

VOTO 6

 

 

Avevo iniziato la serata con 2 cuori e 2 capanne, co-scritto e diretto da Massimiliano Bruno, con Edoardo Leo e Claudia Pandolfi, ma dopo un quarto d’ora ho rinunciato notando una sceneggiatura banale e frettolosa, con stereotipi da classica commedia italiana di questi tempi mediocri: ho smesso e sono rimbalzato sull’ultimo lavoro di Paolo Sorrentino, visto il gran parlare del film, che tra l’altro è rimasto a bocca asciutta nell’ambito dell’importante premio dei David di Donatello nonostante le numerose candidature. Ma la serata non è migliorata più di tanto. È il consueto Sorrentino che conosciamo bene e che, secondo me, sta attraversando un periodo in cui la curva della qualità dei suoi film è in discesa, dopo aver toccato un eccellente picco. Sceneggiatura tipica che riflette alla perfezione il suo cinema, dialoghi ad effetto sorrentiniano che ben conosciamo recitati come aforismi (è il suo stile) che vogliono stupire, vena a tratti anche sarcastica, contemplativo come piace a lui, tratteggio dei personaggi – come sempre – cesellati ma fuori dal comune. Pause e ammiccamenti. Qualche eccesso, accenni di virtuosismi scenici e qualche libertà che sa di voglia di stupire.

 

 

Ribattezzato dai media “Cemento armato” per la sua rigidità e prudenza istituzionale, il Presidente Mariano De Santis (Toni Servillo) vive in una solitudine composta all’interno del Quirinale, segnato dal lutto per la moglie scomparsa e da un progressivo distacco emotivo dal ruolo pubblico. Lontano dai riflettori, ascolta hip-hop, riflette sulle scelte fatte e si prepara a quelle imminenti: due provvedimenti di grazia e una legge importante dal punto di vista politico e sociale ma simbolica destinata a definire il senso ultimo del suo incarico. Praticamente, la sua vita vive nel dubbio, perenne. Dibattuto intimamente dalla richiesta di due grazie i cui incartamenti sono arrivati sulla sua scrivania e dal disegno di legge sulla tanto attesa eutanasia che il parlamento ed il governo hanno rimaneggiato più volte per soddisfare le sue richieste. Tre provvedimenti di cui discute da mane a sera con la fedelissima figlia Dorotea (Anna Ferzetti), molto preparata come giurista, che lo consiglia e che cerca di influenzarlo nelle decisioni in merito.

 

 

In realtà gli assilli non sono solo questi: c’è da aggiungere che dopo la morte dell’amata consorte Aurora, è tormentato da un altro dubbio. È convinto che la moglie lo abbia tradito e non riesce a scoprire con chi, fino ad arrivare ad accusare, in un colloquio poco piacevole, il ministro della Giustizia Ugo Romani (Massimo Venturiello), che si sente ovviamente offeso da tale accusa. Il film si prolunga su questi argomenti, in continuazione, tra le riflessioni sulla possibilità di concedere le due grazie e la firma sulla legge in discussione e la voglia matta di scoprire l’amante della moglie. Siccome, poi, è stanco e sfiduciato nel suo importante compito, non vede l’ora che finisca il semestre bianco che lo aspetta e che possa finalmente uscire dal Quirinale, tanto da immaginare di dimettersi due mesi prima e così, da senatore a vita presente in Aula, che possa influenzare col suo voto l’elezione del successore.

 

 

È attorniato da poche persone fidate: il colonnello dei corazzieri Labaro, il generale alpino Mare e soprattutto la sua carissima Coco Valori (Milvia Marigliano), sua compagna di classe dei tempi del liceo, nonché prorompente critica d’arte dal carattere totalmente opposto al suo, la quale nel finale sarà quella che infliggerà un clamoroso colpo di coda alla trama, facendo ribaltare le sue convinzioni sulla moglie. Non è il proverbiale film di Sorrentino che graffia la politica con la satira e la società italiana con l’eccesso ed il frastuono (Il Divo, Loro, La grande bellezza), è piuttosto il tono misurato – dovuto anche al carattere e al comportamento del protagonista – che predomina e il gioco si svolge tutto sui vari dubbi. Il dubbio, forse, è il termine più usato nella sceneggiatura, unitamente al ricordo della moglie e del tradimento subito che non si sarebbe mai atteso. Perché mai lo avrebbe fatto? E con chi, maledizione? Lo vuole scoprire assolutamente, e forse solo allora si calmerà.

 

 

Nel frattempo deve sbrigarsi con la decisione della richiesta delle due grazie da concedere o rifiutare. Un caso riguarda Isa Rocca (Linda Messerklinger), che ha ucciso con 18 coltellate il marito nel sonno, perché, a suo dire, da questi subiva violenze e soprusi in continuazione, motivo per il quale aveva deciso di liberarsi, pagandone il prezzo, e definendo il suo gesto una forma di eutanasia sull’uomo, talmente ossessionato da essere inguaribile, definendola una “malattia psichica terminale”, che non esiste, che io sappia, è un’invenzione sorrentiniana ad effetto: crede pertanto di meritare la grazia. L’altro caso vede un marito, il professore Cristiano Arpa (situazione capovolta), che aveva ammazzato la moglie perché gravemente ammalata di Alzheimer, per poi costituirsi e lasciarsi andare, ma la domanda di grazia è stata avanzata dai suoi ex-allievi e concittadini, che lo ritengono un uomo saggio e morigerato; tuttavia, il rifiuto da parte di due di essi – proprio il sindaco del comune di cui è originario Arpa con cui il Presidente va a parlare e anche la moglie – fa venire a De Santis il dubbio che il pentimento dell’uomo sia in realtà una strategia per ottenere la grazia. In entrambi i casi, anomali e irrituali sono le visite di Dorotea alla donna e del presidente all’uomo. Intanto, la firma sulla vera eutanasia attende.

 

 

In mezzo, scene di varia natura, il Papa nero, il cavallo preferito in agonia, l’affascinante direttrice di Vogue che attende un’intervista esplosiva, la sequenza paradossale (ci risiamo) del Presidente del Portogallo sotto la tempesta di pioggia e vento, la permanenza nella caserma degli alpini con tanto di coro, un’inquadratura geometrica e prospettica (altra passione del regista) quando padre e figlia discutono divisi da un grande tappeto ed ognuno di loro è in linea con una finestra e quindi in controluce, la lentezza moviolistica di alcune sequenze… Insomma, Sorrentino. Perché “la grazia”? no, non è quella da concedere, bensì la vera grazia è quella di prendere le giuste decisioni che vadano al di là (mentre il protagonista parla anche dell’aldilà a proposito della moglie) dei dubbi assillanti. E qui si torna al concetto inziale del dubbio, quello che accompagna la vita degli uomini. Perché se questo Presidente pare sempre poco deciso è proprio a causa delle incertezze e delle perplessità che lo condizionano e siccome la concessione della libertà ai due condannati e la legge sulla libera scelta di voler morire per alleviare le proprie sofferenze sono casi estremi da mettere nero su bianco, ecco che l’uomo coscienzioso tentenna e chiede tempo per riflettere. Perché, appunto, bisogna avere la grazia della giusta ispirazione a decidere per il bene, magari evitando di farsi considerare assassino o, all’opposto, pavido.

 

 

Settima collaborazione tra regista e Toni Servillo, il che vuol dire che si intendono al volo, che l’attore recita sapendo cosa pretende il regista e questi sa bene cosa può ottenere da lui, sicuramente scrivendo il copione pensando a lui. E Servillo risponde con esperienza e saggezza, in perfetta sintonia, mentre il resto del cast, anche se buon cast, è solo un contorno al protagonista. Anna Ferzetti è bravissima e misurata, a volte penso che sia più brava del marito Favino; Milvia Marigliano, più che altro attrice di teatro, elabora un bel personaggio e ci riesce grazie alla sua esperienza da palcoscenico, molto brava. Ma tra i tanti, chi mi ha impressionato davvero è Linda Messerklinger, attrice da serie che mi è balzata all’attenzione e che interpreta l’assassina Isa Rocca con molta intensità ed efficacia. Ineccepibile il lavoro svolto per la fotografia e la scenografia, che hanno aiutato non poco la buonissima regia, che indubbiamente è sempre in buone mani quando si tratta del grande regista napoletano. Il quale anche qui si diletta con i suoi brani techno-rock.

 

 

Giudizio severo il mio, quando invece tanta critica è generosa? Vedere Sorrentino in sofferenza la sera dei David di Donatello è la dimostrazione che lui pensava di ottenere non pochi premi ma i film premiati in quella sede sono di certo molto più belli. Le città di pianura, Gioia mia, Primavera, Le assaggiatrici sono stati nettamente superiori.

Poteva essere un film di impegno politico-sociale importante ed invece, infatti, quello che manca è il pathos, il dilemma sofferto: sicuramente non era nelle intenzioni dell’autore. E ne è scaturito un cinema di maniera, peccato. Ma Sorrentino è così.


 

Riconoscimenti

David di Donatello 2026

Candidatura al miglior film

Candidatura al miglior regista

Candidatura alla miglior sceneggiatura originale

Candidatura al David giovani

Candidatura al miglior attore protagonista a Toni Servillo

Candidatura alla migliore attrice protagonista a Anna Ferzetti

Candidatura alla migliore attrice non protagonista a Milvia Marigliano

Candidatura al miglior casting

Candidatura al migliore autore della fotografia

Candidatura al miglior montaggio

Candidatura ai migliori effetti speciali visivi

Candidatura alla migliore scenografia

Candidatura ai migliori costumi

Candidatura al miglior trucco

Mostra internazionale di Venezia 2025

Coppa Volpi per la migliore interpretazione maschile a Toni Servillo

Premio Brian

Premio Pasinetti

Premio Pasinetti Speciale a Anna Ferzetti

EFA 2026

Candidatura per il miglior attore a Toni Servillo

Candidatura per la miglior sceneggiatura

 


 
 
 

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