La guerra di Charlie Wilson (2007)
- michemar

- 12 feb 2019
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 17 mag 2023

La guerra di Charlie Wilson
(Charlie Wilson's War) Germania/USA 2007 dramma 1h42'
Regia: Mike Nichols
Soggetto: George Crile (romanzo)
Sceneggiatura: Aaron Sorkin
Fotografia: Stephen Goldblatt
Montaggio: John Bloom, Antonia Van Drimmelen
Musiche: James Newton Howard
Scenografia: Victor Kempster
Costumi: Albert Wolsky
Tom Hanks: Charlie Wilson
Julia Roberts: Joanne Herring
Philip Seymour Hoffman: Gust Avrakotos
Om Puri: Muhammad Zia-ul-Haq
Emily Blunt: Jane Liddle
Amy Adams: Bonnie
Shiri Appleby: Jailbait
Ned Beatty: Doc Long
TRAMA: Charlie Wilson è un abile e carismatico imprenditore del Texas che entrando in politica, viene eletto al Congresso come esponente del partito dei Liberali. Mettendosi in affari con un agente influente della CIA, Wilson arriva con il suo aiuto a manipolare sia il Congresso che la stessa CIA. In questo modo riesce a far promuovere una serie di operazioni segrete per combattere i sovietici in Afghanistan, assistendo ed addestrando i ribelli nella guerriglia. Wilson guadagna così una fortuna, procurando al tempo stesso numerosi vantaggi anche per gli USA. Purtroppo molti dei Talebani che contribuisce ad armare ed addestrare saranno poi destinati a diventare terroristi al seguito di Osama Bin Laden.
Voto 7

Se fu sbalorditiva l’opera del deputato democratico Charlie Wilson, che nella sottocommissione della Difesa riuscì ad aiutare lo scalcagnato esercito dei mujaheddin durante l'invasione sovietica dell'Afghanistan negli anni ottanta - operazione che fu chiamata in codice dalla CIA “Cyclone" e che andò dal 1979 al 1989 – portando il budget iniziale degli aiuti militari e di armamenti di soli 5 milioni di dollari alla iperbolica cifra di 100 milioni, altrettanto si può dire della straordinaria collaborazione di due cineasti di assoluto livello come il regista Mike Nichols, qui purtroppo al suo ultimo film, e lo sceneggiatore Aaron Sorkin, autore oggi in ascesa strepitosa. Nichols è stato un autentico grande regista anche perché la sua estrazione teatrale ha sempre portato gli attori al giusto approccio verso il personaggio da interpretare, ma soprattutto lo dimostrava con la sagacia con cui sviluppava le sequenze importanti dei suoi film, senza fronzoli e orpelli: la spettacolarità era tutta sugli interpreti, sempre perfettamente a loro agio. Dal canto suo, Sorkin, dopo tre sceneggiature – tra cui il notevole Codice d’onore di Rob Reiner, di cui sta curando la riscrittura per la TV – e tanti serial, arriva a questo film forte dei suoi precedenti script avvincenti. Ecco, se proprio vogliamo vedere la spettacolarità in Charlie Wilson's War la troviamo facilmente nel susseguirsi dei dialoghi, continuamente brillanti e intelligenti, pieni di battute al fulmicotone e saturi di ironia acida ed efficace, battute da non perdere in alcuna scena: una goduria continua.

C’è da premettere che la vera storia è già di per sé una vicenda che sa di curioso e avventuroso, per giunta con personaggi particolari, a cui ovviamente la sceneggiatura di Aaron Sorkin ha saputo dare maggior risalto e particolarità. A visione ultimata insomma si finisce che ognuno degli spettatori è capace di conoscere alla perfezione i tre personaggi principali: il deputato Charlie Wilson, l’attivista politica ma soprattutto affarista Joanne Herring e l’agente CIA Gust Avrakotos sono tre figure che si imprimono nella mente ed è difficile dimenticarli. Tutto merito sia della regia che appunto di questa magistrale sceneggiatura.
L’altra colonna portante di questo portentoso film è il pool degli attori che hanno contribuito alla riuscita dell’opera. Tom Hanks, che non finisce mai di stupire per la sua disponibilità ai vari personaggi che ha avuto nella sua lunga carriera artistica, è esuberante al punto giusto, proprio – immagino – come sarà stato il vero Charlie Wilson: ora calmo e furbo, ora su di giri, ma sempre con un bicchiere di buon whisky, anzi anche pessimo, l’importante è che fosse whiskey; un uomo di parola, anzi anche di più. Ciò che prometteva lui lo realizzava, come una questioni di vita o morte. Tom Hanks è anche stavolta efficace, come tutte le altre occasioni.
Julia Roberts è la più pimpante degli ultimi ruoli che le sono stati affidati: truccata come una vamp degli anni 50/60, perspicace e grintosa come doveva essere la vera Joanne Herring, sempre sul pezzo anche se nel frattempo concedeva le sue grazie a chi le andava a genio, a cominciare da quell’impenitente chiamato Charlie Wilson. Bravissima!
Ma su tutti si erge un gigante: Philip Seymour Hoffman è come sempre in maniera imbarazzante un piano superiore a chi lo circonda. Straripante, sboccato, genuino, uomo spia della CIA che bada al sodo, il suo Gust Avrakotos, un americano di origine greca, non fa una piega se si vede costretto ad usare misure non proprio lecite o a ricattare il superiore che lo ostacola. Un personaggione, insomma, un ruolo che inevitabilmente gli calza a pennello. Inevitabilmente. Perché lui è semplicemente PSH, una garanzia per ogni regista che lo chiamava.

Giusto però ricordare anche la brava e bella Amy Adams che non aveva ancora raggiunto la meritata notorietà – infatti si fece notare con il bellissimo Il dubbio – ma che qui si fa notare e come. A lei spetta il ruolo della segretaria del deputato, Bonnie Bach, tutta dedita solo al servizio del suo principale, fino alla totale abnegazione. Con le sue smorfiette e gli sguardi fatti con i suoi bellissimi occhioni grigio-verdi (particolare che la hanno portata fino al deludente Big Eyes burtoniano) dimostra continuamente tutto l’amore represso che sbocca in interrotte dimostrazioni di affetto e ubbidienza cieca.
È un film assolutamente da recuperare, anche perché in TV è praticamente invisibile ed è da seguire con la massima attenzione, sia per capire bene le manovre politiche statunitensi di quei difficili tempi di guerra fredda (lasciar combattere inizialmente i poveri afgani contro una straripante e aggressiva Unione Sovietica, per poi potenziarli con armi più efficaci in maniera quindi determinante per gli esiti della guerra), sia per seguire un efficace e brillante susseguirsi di dialoghi senza pausa che ricordano il classico Woody Allen dei bei tempi.

2008 - Premio Oscar
Candidatura miglior attore non protagonista a Philip Seymour Hoffman
2008 - Golden Globe
Candidatura miglior film commedia o musicale
Candidatura miglior attore in un film commedia o musicale a Tom Hanks
Candidatura miglior attore non protagonista a Philip Seymour Hoffman
Candidatura migliore attrice non protagonista a Julia Roberts
Candidatura migliore sceneggiatura






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