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Peaky Blinders: The Immortal Man (2026)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 2 ore fa
  • Tempo di lettura: 6 min

Peaky Blinders: The Immortal Man

UK Francia USA 2026 gangster/storico 1h52’

 

Regia: Tom Harper

Soggetto: Steven Knight (Peaky Blinders, serie)

Sceneggiatura: Steven Knight

Fotografia: George Steel

Montaggio: Mark Eckersley

Musiche: Antony Genn, Martin Slattery

Scenografia: Jacqueline Abrahams

Costumi: Alison McCosh

 

Cillian Murphy: Tommy Shelby

Barry Keoghan: Duke

Rebecca Ferguson: Kaulo / Zelda

Tim Roth: Beckett

Sophie Rundle: Ada Shelby

Stephen Graham: Hayden Stagg

Packy Lee: Johnny Dogs

Jay Lycurgo: Elijah

Ned Dennehy: Charlie

Ian Peck: Curly

 

TRAMA: Nella Birmingham bombardata della Seconda Guerra Mondiale, Tommy Shelby affronta una pericolosa missione segrete mentre i suoi demoni personali si intrecciano con le sorti della nazione.

 

VOTO 6,5

 

 

Dopo le sei stagioni che hanno trasformato Peaky Blinders in uno dei fenomeni televisivi più influenti dell’ultimo decennio, The Immortal Man arriva come il capitolo finale di una storia che sembrava già chiusa. La serie (che non ho visto: non guardo serie amando film completi, con una trama che inizia e con un finale, foss’anche aperto), andata in onda dal 2013 al 2022, aveva lasciato Tommy Shelby in un punto che aveva il sapore di un addio: un uomo svuotato, isolato, convinto di essere prossimo alla morte. Il film riparte dopo qualche anno, raccogliendo il filo narrativo senza soluzione di continuità e portando sullo schermo ciò che Steven Knight (lo showrunner della serie) aveva annunciato da tempo: un vero e proprio sequel, pensato per chiudere definitivamente l’arco del personaggio e della famiglia Shelby. 

 

 

Ambientato nel pieno della Seconda guerra mondiale, il film non è solo un’estensione della serie, ma la sua conclusione naturale, quella che mette ordine tra i fantasmi lasciati in sospeso e affronta le conseguenze di un impero costruito sul sangue. Tommy (Cillian Murphy), ritiratosi in una casa di campagna e impegnato a scrivere le sue memorie, è un uomo che ha già abbandonato il trono. Ma il ritorno del figlio Duke (Barry Keoghan) e una Birmingham devastata dai bombardamenti lo costringono a rientrare in scena, trascinandolo verso un ultimo confronto con il destino.  Non si inaugura un nuovo inizio, quindi, ma chiude un cerchio, riportando il protagonista là dove tutto era cominciato e dove tutto, inevitabilmente, deve finire. Restando comunque un racconto di potere, sopravvivenza e fantasmi che non smettono di tornare nella mente di Tommy, un Tommy diverso da quello che intuisco, svuotato dalle perdite. Attorno a lui si muovono vecchi alleati, nuove minacce e un’Inghilterra attraversata da complotti, sterline false e alleanze pericolose. La regia di Tom Harper amplifica l’anima visiva della serie, mentre il look dei personaggi riflette un mondo che cambia: Tommy abbandona l’eleganza iconica dei Peaky Blinders per poi ritrovarla come un’armatura necessaria. Questa conclusione diventa così il capitolo che chiude un’epopea e, allo stesso tempo, la trasforma, interrogandosi su cosa resti di un uomo che ha perso tutto tranne il proprio destino.

 

 

Nel novembre 1940, mentre Birmingham è colpita dai bombardamenti tedeschi, un gruppo di agenti filonazisti tenta di far crollare l’economia britannica introducendo enormi quantità di sterline false prodotte nei campi di concentramento. In parallelo, un raid distrugge una fabbrica di munizioni, lasciando la città in uno stato di caos. Tommy Shelby vive isolato dopo la morte del fratello Arthur, apparentemente suicida, e passa le giornate lavorando alla propria autobiografia, perseguitato dalle visioni della figlia Ruby. La visita della sorella Ada (Sophie Rundle), ora parlamentare, lo informa che i Peaky Blinders sono guidati da suo figlio Duke, sempre più coinvolto in attività rischiose e criminali. Una donna rom, Kaulo (Rebecca Ferguson), sorella della defunta Zelda e madre di Duke, raggiunge Tommy sostenendo di aver ricevuto un messaggio dall’aldilà e lo convince che suo figlio è un pericolo per tutti. Intanto Duke, sedotto dal potere, collabora con un agente nazista deciso a usare la banda per distribuire milioni di sterline contraffatte. Quando un evento tragico colpisce la famiglia Shelby, Tommy è costretto a tornare a Birmingham e a riprendere il controllo dei Peaky Blinders. Mentre emergono verità dolorose sul passato, si prepara uno scontro finale che coinvolge la banda, i mercenari nazisti ed il carico di denaro falso destinato a cambiare il corso della guerra. Il conflitto tra Tommy e Duke, sospeso tra lealtà e tradimento, diventa il cuore emotivo della storia. Ma prima del decisivo finale, infatti, una delle scene più intense la si gode nella lunga lotta tra padre e figlio a mani nude nella porcilaia, sporchi di letame e fango.

 

 

Il racconto (a quanto pare, meno della serie) mi è parso appassionante, avvincente, con momenti in cui è difficile prevedere come passa andare a finire e la costruzione dell’opera è indubbiamente eccellente. Tutto è accurato nei minimi particolari e non sfugge l’attenzione ai costumi e all’ambientazione, cupa e buia, perfettamente nei canoni dei migliori noir che abbiano a che fare con l’atmosfera da gangster. A prescindere dall’abbigliamento, che già durante la messa in onda della serie ha influenzato persino la moda (il berretto è un marchio di fabbrica, ormai), è tutto l’insieme che ha segnato una pietra miliare nel cinema per la TV. Ma quel tutto non poteva funzionare se non c’erano le basi perfetti rappresentate dalla recitazione, anche nel film.

 

 

Innanzitutto, una delle novità più importanti – oltre all’ambientazione durante il secondo conflitto mondiale, fatto inedito per la lunga storia – è l’arrivo di un personaggio nuovo, Beckett (Tim Roth), membro dell’Unione Britannica dei Fascisti, l’antagonista principale che serve alla sceneggiatura per inasprire il già durissimo confronto tra Tommy e Duke, e l’attore ne rappresenta un tipo senza scrupoli al servizio del Terzo Reich, incaricato di trasportare su un cargo le casse strapiene di sterline per inondare di banconote false, quelle stampate nel campo di concentramento di Sachsenhausen (l’Operazione Bernhard, circa 133 milioni di valore), con l’obiettivo di destabilizzare l’economia del Regno Unito. Egli, oltre a trovare l’appoggio del più “sbandato” dei personaggi, Duke, nella sua operazione causa anche l’uccisione della sorella Ada, ora parlamentare, facendo scatenare l’ira di quest’ultimo che, a questo punto, rinuncia al suo isolamento per intervenire personalmente nell’aggrovigliarsi della situazione.

 

 

Per il ruolo di Duke la produzione sceglie Barry Keoghan, ancora una volta nei panni di un personaggio trucido, violento, intenzionato a prendere il comando della banda dei Peaky Blinders e ad esercitare il potere. Ovviamente l’attore è ancora una volta adatto ma va detto che oramai si sta ripetendo. Interessante è la presenza di Rebecca Ferguson nel doppio ruolo di Kaulo e Zelda: la prima è la gemella dell’altra, la quale, defunta, era stata la mamma di Duke. Kaulo è una forza rituale, quasi sciamanica: rappresenta la voce della stirpe, del destino, del debito di sangue. Un bel personaggio. Accanto a Tommy continua a muoversi Ada Shelby, interpretata da Sophie Rundle. Nel corso della serie ed anche in questa conclusione, ella è sempre stata il personaggio più distante dal mondo criminale della famiglia, legata piuttosto alle idee socialiste e ai movimenti dei lavoratori. Da qui la sua adesione alla politica attiva.

 

 

Ma il più degno di attenzione resta ovviamente Tommy Shelby: non è più un protagonista, ma un’ombra persistente. È un uomo che ha consumato ogni cosa, eppure si ostina a non svanire, Un sopravvissuto intrappolato nel paradosso di un’esistenza che non sa più giustificare. Ci appare come una sorta di Macbeth postumo, un sovrano che cammina tra i detriti del proprio dominio senza corona né trono. Lontano dal calcolatore infallibile degli inizi, questo è un re in esilio dentro se stesso, una divinità decaduta che vaga tra le macerie di una tragedia che avrebbe dovuto già consumarlo. È l’incarnazione della stanchezza di un dio senza più fedeli, un uomo la cui pace coincide ormai solo con le rovine della sua vita precedente. In questo tipo di personaggi tormentati, Cillian Murphy si sta affermando sempre più, dimostrando ancora una volta quanto sia uno dei migliori attori della sua generazione. Una garanzia, un grande interprete in un bel ruolo da duro.

 


Alle varie scene di sofferenza del protagonista, dei dialoghi soprattutto con la sorella Ada e con Kaulo, si alternano quelle violente e di azione che culminano con il duro confronto tra padre e figlio ed infine nella battaglia finale.

 

 

Per ciò che mi risulta, chi si è appassionato alla serie trova il film senz’altro inferiore ma io avendo visto solo questo mi sento di affermare che mi ha convinto e che lo ho apprezzato, anche ed oltre per le buone interpretazioni degli attori: trovo pregevole il lavoro svolto dall’intera squadra tecnica, in cui va sottolineato quello del commento musicale con tanti brani belli tosti, tra cui la formidabile Red Right Hand [Immortal] di Nick Cave.

 


 
 
 

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