La mano sulla culla (1992)
- michemar

- 22 gen
- Tempo di lettura: 5 min

La mano sulla culla
The Hand That Rocks the Cradle
USA 1992 thriller 1h50’
Regia: Curtis Hanson
Sceneggiatura: Amanda Silver
Fotografia: Robert Elswit
Montaggio: John F. Link
Musiche: Graeme Revell
Scenografia: Edward Pisoni
Costumi: Jennifer von Mayrhauser
Annabella Sciorra: Claire Bartel
Rebecca De Mornay: Peyton Flanders
Matt McCoy: Michael Bartel
Ernie Hudson: Solomon
Julianne Moore: Marlene Craven
Madeline Zima: Emma Bartel
Kevin Skousen: Marty Craven
John de Lancie: dottor Mott
TRAMA: Claire Bartel subisce molestie da parte del dottor Mott, un ginecologo che denuncia immediatamente, seguita come esempio da altre donne. Il dottore per la vergogna si suicida e la sua vedova, Peyton, perde il bambino di cui era incinta. Alcuni mesi dopo, quando Claire mette al mondo un bimbo, la vedova, decisa a vendicarsi, si fa assumere come baby-sitter dalla famiglia Bartel e mette in atto una mostruosa trama di iniziative.
VOTO 7,5

Sono convinto che Curtis Hanson sia poco celebrato e forse persino sottovalutato: non è che abbia firmato sempre capolavori memorabili ma qualche film molto oltre la media sì. La medaglio d’oro spetta ovviamente e senza dubbio all’eccellente L.A. Confidential, ma la tendenza del regista a guardare il genere ed il thriller in particolare lo ha sempre portato in aree di lavoro piene di tensione, con aspetti, spesso, di personaggi mossi da idee maniacali. Così come accade in The River Wild - Il fiume della paura ed in altri casi, si notano costantemente personaggi di brave persone avvicinati e traviati da figure poco raccomandabili. Difatti, il suo film di maggiore successo e stima è pieno di entrambi i tipi. In questo succede ancora e forse in maniera ancora più pronunciata, in una situazione scomodissima di due donne (che quando ci si mettono sono più aggressive degli uomini) che si daranno battaglia ma solo per colpa indiscussa di una delle due. E quindi, ancora una volta una famiglia per bene, gentile, accogliente, ma soprattutto felice e piena d’amore, all’interno e verso gli altri e una villain inquietante.
Una famiglia esemplare: Michael Bartel (Matt McCoy) è un ricercatore stimato e vicino a completare e spedire una tesi che lo metterà in primo piano nel laboratorio, Claire (Annabella Sciorra) è una moglie dolce e amorevole, dedita alla famiglia, amante del giardinaggio tanto che nel prato della loro villetta ha intenzione di costruirsi una piccola serra e cura con amore la piccola Emma di 5 anni, affettuosa e ubbidiente. Una famiglia perfetta, modello, insomma. Ma un giorno, quando Claire, incinta, oramai non lontana dal parto, si reca per un controllo dal suo ginecologo, il dottor Mott (John de Lancie), viene da questi molestata e decide, su pressione del marito, a denunciarlo, ben presto inimitata da altre clienti, facendo evidenziare che il comportamento del medico fosse un’abitudine odiosa e insopportabile. Questi, non sopportando la vergogna, si uccide con un colpo di pistola, lasciando vedova la moglie Peyton (Rebecca De Mornay), che per lo shock (oltre che per la perdita della possibilità di pagare il mutuo della lussuosa villa in cui abita) ha un malore e perde il bimbo che porta in grembo.
Qualche mese dopo, Claire decide di assumere una tata per gestire la casa e i bambini. La candidata che si presenta, affabile e competente, sembra la scelta ideale: si inserisce rapidamente nella routine domestica, conquista la fiducia di tutti e diventa una presenza costante nella vita della famiglia. Con il passare dei giorni, però, piccoli dettagli iniziano a stonare. La nuova tata appare fin troppo coinvolta, fin troppo presente, fin troppo indispensabile. La sua vicinanza ai bambini cresce in modo sottile ma costante, mentre Claire comincia a percepire un’inquietudine difficile da spiegare. La tensione aumenta quando la donna inizia a insinuarsi nei rapporti familiari, sfruttando fragilità, incomprensioni e momenti di vulnerabilità. Ciò che all’inizio sembrava un aiuto prezioso si trasforma gradualmente in un’invasione silenziosa, costruita con pazienza e precisione. Il film segue l’evoluzione di questa presenza ambigua, mostrando come una figura apparentemente perfetta possa insinuarsi negli spazi più intimi della famiglia, fino a minacciarne la stabilità emotiva e quotidiana. L’atmosfera diventa sempre più claustrofobica, mentre Claire cerca di capire cosa stia realmente accadendo e come proteggere i suoi cari.
Attenzione: questo è il caso classico in cui i personaggi non conoscono la verità e restano ingannati, mentre il pubblico, che ha potuto notare la delusione della vedova di Mott, vede anche che la tata, che si è presentata con furbizia e che si comporta con la faccia ingenua e falsa, è sempre la stessa donna e ciò lo induce ad attendersi, prima o poi, la vendetta, perché non ci può essere stato nessun altro motivo a spingerla in quella casa, dove regna armonia e serenità. Il regista esalta il doppio gioco della malefica donna mettendo in evidenza i sorrisi di circostanza della donna quando è in compagnia della famiglia e quelli di sadica soddisfazione quando è sola e può coccolare come una madre il piccolo neonato Joe, arrivando persino ad allattarlo, avendo il seno pieno di nutrimento dopo l’aborto subito. La bella sorpresa positiva arriva dall’ospite molto gradito in famiglia, il buon Solomon (Ernie Hudson), un giovanottone di colore purtroppo affetto da ritardo mentale e che è buonissimo, gentile, educato e bravissimo a fare tanti lavori di fai-da-te utili per lo steccato, la fabbricazione della serra, tinteggiatura, un tuttofare che presto diviene il beniamino della bimba di casa e per tutta la famiglia, il quale però, avendo notato ciò che non doveva, diventa il nemico da far cacciare di Peyton, che, perfida qual è, grazie alla fiducia che ora riscuote, lo mette così in cattiva luce con bugie infamanti che i padroni di casa si vedono costretti a disfarsi di lui, con lacrime di innocenza e con gran dispiacere suo e della piccola Emma, che si era tanto affezionata.
Se Curtis Hanson voleva stuzzicare la stizza e l’ansia dello spettatore, ci riesce benissimo e la tensione sale di scena in scena, fino a quando Peyton prepara il più atroce dei piani per ultimare la sua malevola vendetta: siccome la vittima predestina cambia per una scomoda scoperta e la destinataria sarà un’altra, la tragedia si compie ugualmente, ma non completamente, scatenando la battaglia finale che, però, pare mai terminare. Tutta da seguire col cuore in gola. Che thriller! Anche hitchcockiano, se vogliamo.
Buon prodotto che tiene agganciato il pubblico fino al termine, pur immaginando che, come succede sempre in questo tipo di cinema, tutto deve per forza finire per il meglio. Ma, guardandolo, non è detto, perlomeno non è certo nel durante. Buona la prova di tutti, in special modo quella della bella Julianne Moore in piena fioritura (l’amica intima della padrona di casa, Marlene). Il particolare più curioso è che Annabella Sciorra e Rebecca De Mornay si erano presentate in casting a ruoli invertiti! Il film ha pure sollevato non poche critiche dalle donne che lo hanno recensito perché giudicato troppo antifemminista, a cui, al tempo, replicò la De Mornay dicendo: “Questa è una storia avvincente e un thriller coinvolgente. Abbiamo una carenza di scrittrici donne e una mancanza di buoni ruoli per donne. A causa di questa carenza, in alcuni ambienti si crede che, quando le donne vengono rappresentate nel film, debbano sempre essere rappresentate come esseri umani meravigliosi. Questo è un tipo di pensiero minoritario che non mi piace. È controproducente!” Infatti, è da notare che la sceneggiatura è donna! È l’ottima Amanda Silver, anche lei meritevole se il film piace: qui è all’esordio e poi sarà l’autrice dello script di moltissimi successi d’azione (tra cui il secondo Avatar, il quarto Jurassic, il decimo del pianeta delle scimmie, insomma, ne farà di strada).
Quella mano che si posa sulla culla non sarà quella demoniaca che aleggia in Rosemary's Baby di Polanski, ma è malefica abbastanza da mettere paura. Il titolo originale è anche più preciso e inquietante: The Hand That Rocks the Cradle, “La mano che dondola la culla”… Tenetela lontano!






























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