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La riunione di condominio (2025)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 20 apr
  • Tempo di lettura: 5 min

La riunione di condominio

Votemos

Spagna 2025 commedia drammatica 1h28’

 

Regia: Santiago Requejo

Soggetto: Santiago Requejo (corto e pièce teatrale)

Sceneggiatura: Santiago Requejo

Fotografia: Kiko de la Rica

Montaggio: Lucas Sánchez

Musiche: Morgana Acevedo

Scenografia: Iris Ocampo

Costumi: Eva Escribano

 

Raúl Fernández de Pablo: Alberto

Clara Lago: Nuria

Tito Valverde: Fernando

Gonzalo de Castro: Ricardo

Neus Sanz: Maite

Christian Checa: Lucas

Charo Reina: Lola

Pepe Carrasco: Joaquin

 

TRAMA: In un condominio di Madrid, una normalissima assemblea tra inquilini per decidere la sostituzione dell'ascensore si trasforma in una guerra quando si scopre che un nuovo inquilino con problemi mentali affitterà un appartamento.

 

VOTO 7

 

 

Normale. Il termine viene ripreso più volte durante la battaglia dialettica, e non solo, che si scatena durante quella che doveva essere la solita e fastidiosa riunione tra i condomini per votare su una decisione importante del condominio. Normale. Cos’è e cosa vuol dire se riferito ad un individuo? Chi è davvero “normale” nella giungla variegata delle persone che conosciamo o, peggio ancora, che non conosciamo, per stabilire se può convivere nell’ambito di un gruppo di individui che vogliono essere certi che un estraneo che si può aggiungere non turbi il faticoso equilibrio (soprattutto apparente) raggiunto negli ultimi anni? E principalmente, fino a dove si può estendere il concetto di normalità, se ognuno di noi è differente dall’altro?

 

 

Tutto si scatena quando una semplice riunione di condominio, in uno stabile di Madrid, in cui si deve discutere poco e votare velocemente sulla sostituzione dell’ascensore ormai obsoleto, fila liscia tra i convenevoli degli affabili inquilini del palazzo finché quello che sembrava essere un incontro ordinario e pacifico si trasforma in una battaglia senza esclusione di colpi bassi. Sembrava una riunione brevissima (chi ama queste occasioni?) e dopo solo qualche minuto sono già tutti in piedi per il commiato quando emerge una novità: Alberto, il padrone di casa che sta ospitando il consiglio, per motivi finanziari personali, sta lasciando l’appartamento per affittarlo ad un nuovo collega di lavoro, un giovane assunto da poco nell’ambito di un programma di reinserimento per persone con problemi di salute mentale. Senza essere al corrente della persona, né conoscendo l’eventuale nuovo inquilino Joaquin, che per altro sta arrivando per firmare il contratto, si scatena una serie di reazioni inaspettate e duri scontri tra tutti al solo sentire che è un uomo che è stato assunto al lavoro proprio in virtù del programma previsto per chi è affetto da problemi mentali, ovviamente leggeri.

 

 

È bastato l’accenno della novità e gli ospiti si scatenano in reazioni impreviste e imprevedibili, terrorizzati dall’idea che l’arrivo di un individuo non “normale”, insomma un pazzo, possa essere un pericolo per tutti, magari aggredendo o perlomeno arrecando disturbo alla quiete (apparente) che si è creata negli anni. Se una persona non è normale è rischiosa, è la loro tesi. Inutili sono le rassicurazioni di Alberto a proposito della tranquillità e della normalità del potenziale nuovo inquilino avendolo conosciuto sul luogo di lavoro come preciso e puntuale: ognuno paventa pericoli e rischi, a seconda del proprio carattere e mentalità. A parte l’ospitante, la piccola comunità è piuttosto multiforme. La più anziana di tutti, Lola, è la presidente del comitato, una vedova sempre incerta sulle decisioni ed i voti, aspettando l’umore della maggioranza; Ricardo è un distinto signore, già presidente in precedenza ed è preparatissimo in regolamenti condominiali e rigoroso nella loro applicazione, alquanto severo; Fernando è un grasso signore (più movimento fa ed invece di dimagrire gli aumenta l’appetito), litigioso, polemico, che pian piano si rivela razzista, omofobo, conservatore se non proprio orgoglioso fascista; Lucas è un giovanotto “figlio di papà” che sicuramente spaccia erba, troppo moderno per la massa che lo circonda; Maite è una signora che vanta le qualità della figlia vicina alla maggiore età e che si arrabbia quando scopre che il giovanotto frequenta la ragazza; Nuria è una single che rivela il segreto che nessuno si aspettava: anche lei prende un farmaco, noto per curare una malattia mentale molto simile a quella probabile di cui è affetto Joaquin, il futuro inquilino.

 

 

Perché mai tutti devono temere il nuovo che arriva se anche lei, come dimostra a tutti gli altri, è in cura per una patologia facilmente tenuto sotto controllo dalle pillole? Ma nessuno vuole sentire ragioni: conviene indagare sulla presunta pericolosità dell’uomo in arrivo e per farlo, facendo spazientire Alberto, decidono di attendere anche loro Joaquin e testarlo, per poi votare se accettarlo o meno. Per alzata di mano? Per votazione segreta? Ogni particolare è oggetto di discussioni, anche di una certa veemenza, ovviamente sorprendete e inattesa. Perché, scoprendo il nervo delle angosce, anche superflue, vengono fuori i difetti del carattere e le paure nascoste di ognuno dei sei inquilini, tenuto presente che Alberto non interviene mai, pensando solo a liberare l’appartamento e ricavare il massimo possibile, e non vede l’ora che questo tormento finisca, incassi il canone e vada via.

 

 

Come ogni perfetto kammespiel, la situazione agitata e a tratti tumultuosa non fa altro che far emergere ipocrisie e segreti mettendo in luce pregiudizi e paure che l’arrivo del nuovo ospite ha solo stimolato. È come se il razzismo, la diffidenza, l’ignoranza, l’essere prevenuti stessero sotto la cenere, erano dormienti, ed ora, alla prima occasione scomoda, saltano all’evidenza con un’esplosione fragorosa. Oltre a una serie di non detti tra i tanto (non) amichevoli partecipanti alla riunione. Anzi, tutto ciò che non era mai stato detto, viene alla ribalta prepotentemente ed ognuno, con la costernazione di Alberto, tira fuori il peggio di sé, soprattutto se provocato, rivelando innanzitutto che tutti sanno tutto di tutti. Chi lo avrebbe mai immaginato? Ma soprattutto, questo tizio sconosciuto, è “normale”? il che fa arrabbiare ancor di più la povera Nuria che è costretta, vista la necessità, a rivelare la sua malattia mentale.

 

 

Mettere d’accordo tutti in una riunione non è mai facile, ma in queste condizioni diventa impossibile e qui la narrazione si configura sotto le vesti di una commedia da camera con dialoghi incalzanti e situazioni di crescente tensione. Ma dati i temi sociali e politici con cui si affrontano i personaggi, aspri e malcelati, ne scaturisce una commedia nera in cui l’umorismo – anche questo crescente – è molto scomodo, diventando in questo crescendo una profonda satira delle nostre imperterrite ipocrisie. Perché è tutto dentro lì, nell’ipocrisia che ci abita e che ci fa tenere comportamenti poco sinceri, fino a quando, con la giusta miccia, esplode in reazioni eccessive, facendo urlare affermazioni che altrimenti sarebbero rimaste recondite.

 

 

Saranno pure amare considerazioni, ma la comicità è soverchiante e si ride di gusto, specialmente quando il buon Joaquin si presenta con tanto di dolce per festeggiare l’incontro, lasciando perplessi gli scatenati astanti. Il terzo incomodo che contribuisce notevolmente al ritmo e all’umorismo è la corrente elettrica che salta spesso, quasi sempre nei momenti meno opportuni: la scena dell’ospite con il coltello da cucina in mano per tagliare il dolce nel preciso istante in cui va via la corrente, terrorizzando tutti, è esilarante, degna (ma anche sfruttatissima) situazione che fa ridere sempre.

 

 

La regia di Santiago Requejo è ben sintonizzata con il bravissimo e simpatico cast e lui li ritrae adeguatamente, sfruttando la facilità di essere sempre nel salotto di casa e spostando la macchina da presa solo per l’essenziale e con i necessari campi e controcampi.

Film divertente e simpatico (anche la corrente che va via fa ridere) che tramite l’ironia, usata come un’arma efficace, serve a smascherare le contraddizioni, l’ipocrisia e soprattutto le miserie umane.

 


 
 
 

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