top of page

Titolo grande

Avenir Light una delle font preferite dai designer. Facile da leggere, viene utilizzata per titoli e paragrafi.

The Party (2017)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 26 nov 2019
  • Tempo di lettura: 5 min

The Party

UK 2017 dramma 1h11’


Regia: Sally Potter

Sceneggiatura: Sally Potter

Fotografia: Aleksei Rodionov

Montaggio: Emilie Orsini, Anders Refn

Scenografia: Carlos Conti

Costumi: Jane Petrie


Kristin Scott Thomas: Janet

Timothy Spall: Bill

Patricia Clarkson: April

Bruno Ganz: Gottfried

Cherry Jones: Martha

Emily Mortimer: Jinny

Cillian Murphy: Tom


TRAMA: Janet e il marito organizzano una festa per celebrare la di lei promozione a ministro ombra della Sanità. Le rivelazioni successive faranno però emergere sentimenti pericolosi e potenzialmente micidiali che porteranno alcuni degli ospiti a rivalutare il loro intero sistema di convinzioni.


Voto 8


Party. Termine ambiguo, parola con più traduzioni in italiano, che in questo film vanno bene tutti, ma proprio tutti.

È un ricevimento a tutti gli effetti, una festa, una piccola riunione tra amici per onorare la salita di Janet, la padrona di casa, sulla poltrona virtuale di ministro della salute del governo ombra nel Regno Unito di questi anni. Lei è gongolante anche se esausta, è un meritato riconoscimento del lavoro duro che ha svolto negli ultimi anni, dedicandosi giorno e notte alla causa del partito.

Il partito, quindi. Eccolo, il secondo significato di party, il partito a cui lei stessa fa cenno durante le mille discussioni che scoppiano nel salone della casa tra lei e i suoi amici, che giustappunto le rimproverano di essersi dedicata fino troppo alla missione politica, che sì, la sta ripagando, ma al prezzo carissimo di aver distratto molta della sua attenzione alla casa e al marito Bill.

Parte, significato meno importante e più desueto, ma altrettanto influente nella serata del brindisi preparata da Janet: le dispute verbali che hanno luogo creano in modo fluttuante schieramenti e alleanze tra gli astanti, quindi parti in contrapposizione come in un tribunale, come parti legali che si contrastano.


Il party (in tutti e tre i sensi) a cui assistiamo è un atroce e liberatorio kammerspiel tra tre coppie e mezza che non si risparmiano alcun colpo, sopra o sotto la cintura, come da manuale canonico. Come insegna il termine teatrale e come è stato poi traslato nel cinema, la sceneggiatura inizia con i complimenti e termina malissimo passando da furiosi litigi a furibonde accuse e a scambi di insulti. Rimpianti, pentimenti, ammissioni, crisi isteriche. Loro son tutti amici ma la rivalità e l’inimicizia che scoprono in se stessi e negli altri li travolge, stravolgendo la piccola comunità che credeva di formare un insieme armonioso e fraterno. Si amavano malissimo e non lo sapevano. Si odiavano abbastanza senza accorgersene. E bastano 71 minuti alla regia impeccabile di Sally Potter per farci navigare in questo mare tempestoso, dove le onde, a volte piccole altre volte veri cavalloni, le sette persone si alleano a coppie o si spaccano il muso. Tre coppie e mezza, perché la donna assente, Marianne, è la causa dell’inizio della guerra verbale tra i presenti. Sette personaggi in cerca di stabilità mentale e sentimentale, dove quasi tutti hanno un segreto relazionale da nascondere. Sette adulti con un carattere ben distinto dagli altri sei, non sempre sopportato.


Janet è la donna politica in carriera e in forte ascesa. Vuol festeggiare con un piccolo rinfresco con i suoi amici più intimi, mentre in tanti le telefonano per congratularsi: il più insistente è però il suo amante, con cui scambia amorosi messaggi.


Bill è suo marito, silenzioso e quasi immobile sulla poltroncina su cui ascolta dal suo impianto HI-FI ottima musica jazz e rock tramite vinili da vero appassionato. Ha sempre un calice di vino rosso in mano e pare già ubriaco sin dall’inizio. Quando confesserà il segreto patimento che lo assilla si apriranno le ostilità. Professore ad un passo da Harvard, traguardo rinunciato per sostenere la carriera politica della moglie Janet. Esperto di storia romana e di latino.


April è la più intima amica di Janet ma la sua sincerità è spesso lacerante: il sapido sarcasmo ci cui è armata trafigge l’interlocutore di turno, senza risparmiare nessuno, in particolar modo il marito, il quale la sopporta con filosofia e con un sorriso disarmante.


Gottfried è il marito di quest’ultima, uomo che sa assorbire qualsiasi cosa succeda o che le sputi addosso la moglie che non lo sopporta più. Ma lui, con la sua sorridente pazienza degna solo di un monaco tibetano, sopravvive con le qualità della sua esperienza di life-coach, spargendo aforismi a piene mani, recitati con la flemma dell’uomo saggio. Tutti lo ascoltano più o meno indifferenti ma la moglie lo redarguisce ogni volta con sferzanti commenti.


Martha è una delle amiche della padrona di casa, donna mascolina e dolce, ben predisposta verso tutti. Professoressa, un tempo collega dell’inebetito Bill.


Jinny è una dolcissima donna che arriva trafelata al party e con la felicità di chi ha una bella notizia: sarà madre di tre bambini che porta in grembo e ha fretta di condividere la bella novella con la sua compagna, la prof Martha.


Tom è l’unico senza partner ed è, come si vede a primo colpo, schizzato e fuori di sé. Vestito elegantemente in costosa grisaglia d’ordinanza da uomo di finanza, ha con sé diversa cocaina che aspira furiosamente nel bagno e una pistola che evidentemente deve usare per vendetta. È sposato con l’assente Marianne, che tutti gli altri attendono.


Sette persone riunite in casa pronti a darsi battaglia e prima non lo immaginavano. Sette persone che se le suoneranno di santa ragione e in un paio di occasione anche fisicamente. Tutte le coppie scoppieranno. O erano già scoppiate, sì, lo erano e qualcuno lo sapeva e qualcuno lo ignorava. La causa di tutto? No spoiler, quindi mi fermo. Va solo precisato doverosamente che è un kammerspiel in piena regola, in alcuni frangenti spassoso in altri drammatico, come deve appunto essere. E quando arriva l’ottava persona (la Marianne, che non vedremo mai) cala il sipario. All’improvviso, senza mai sapere se quella pistola sparerà o no.


L’impeccabile regia, che segue con la macchina a spalla ogni personaggio in ogni stanza e in ogni corridoio interno ed esterno, ci mostra un gruppo di attori in gran spolvero, segno evidente di scelte ben ponderate e soprattutto riuscite. Kristin Scott Thomas, Timothy Spall, Patricia Clarkson, Bruno Ganz, Cherry Jones, Emily Mortimer e Cillian Murphy (nello stesso ordine con cui sono elencati i sette personaggi) sono a dir poco straordinari (assolutamente da sentire in originale!). È una gara bellissima a chi recita meglio, ognuno con il suo personale bagaglio di attitudini e si superano in bravura continuamente. Se proprio devo sceglierne uno (ed è difficilissimo), devo dire Timothy Spall, un maestro a saper recitare poco con le parole e molto con i piccoli gesti, un alzar di sopracciglia, le minimali espressioni del viso, ormai scarnificato dalla evidente magrezza che lo accompagna ultimamente, dopo essere stato un magnifico attore corpulento.


Il film è un tripudio di dialoghi meravigliosamente straripanti e i sette attori sono davvero fantastici. Film imperdibile e Sally Potter all’altezza della sua fama di regista preparata e precisa.



 
 
 

Commenti


Il Cinema secondo me,

michemar

cinefilo da bambino

bottom of page