La zona morta (1983)
- michemar

- 20 feb 2021
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 29 nov 2025

La zona morta
(The Dead Zone) USA 1983 thriller 1h43'
Regia: David Cronenberg
Soggetto: Stephen King (romanzo)
Sceneggiatura: Jeffrey Boam
Fotografia: Mark Irwin
Montaggio: Ronald Sanders
Musiche: Michael Kamen
Scenografia: Carol Spier, Barbara Dunphy
Costumi: Olga Dimitrov
Christopher Walken: Johnny Smith
Brooke Adams: Sarah Bracknell
Tom Skerritt: sceriffo Bannerman
Herbert Lom: dr. Sam Weizak
Anthony Zerbe: Roger Stuart
Colleen Dewhurst: Henrietta Dodd
Martin Sheen: Greg Stillson
Jackie Burroughs: Vera Smith
TRAMA: Johnny rimane vittima di un incidente stradale ed esce dal coma dopo cinque anni; la sua esistenza è sconvolta. La sua ragazza ha sposato un altro, e per di più si rende conto in circostanze drammatiche di avere il potere di "vedere" il futuro. Un'idea lo ossessiona: come intervenire per evitare che un politico megalomane diventi presidente e scateni poi una guerra nucleare.
Voto 7

Prendi Stephen King e mettilo nelle mani di David Cronenberg. Prendi un manoscritto del re della scrittura del terrore e fallo diventare un film d’autore, mediante l’intervento di uno dei più visionari registi della storia del cinema, un regista che ha amato, soprattutto in quella cinematografia a metà della sua vita artistica, le implicazioni complicate della mente con le macchine e l’ambiente malato, le contaminazioni mentali con il metallo, con le influenze esterne, sempre con una visione destabilizzante. La mente e la carne, la visione del futuro e la folle volontà di mutarlo, l’ossessione che si affaccia nel cervello in modo subdolo, spingendo a reazioni imprevedibili. Ma sempre secondo una logica irreprensibile, come un ragionamento logico che deve fare il suo corso. Chissà qual è il numero dei registi che si sono cimentati con i racconti e i romanzi di King, una cifra sicuramente alta, ma nessuno (mettiamo da parte il Maestro Kubrick) è riuscito a dare una lettura come ha potuto fare un regista che ha percorso tutte le vie del terrore e delle deformazioni cerebrali. Così, come succede in questo film, secondo me troppo sottovalutato e soprattutto non visto con il giusto sguardo.

Mettendo da parte i personaggi alquanto allucinati dei film precedenti (Scanners, Videodrome) e molto prima di alcuni soggetti rivoluzionari (Crash, eXistenZ), Cronenberg prende l’uomo qualunque, un cittadino qualsiasi, con una professione ordinaria, battezzandolo persino con il classico nome anonimo come si usa in America, Johnny Smith – nome che il regista ha cercato di cambiare fino all’ultimo momento, raccontano gli aneddoti – e lo fa diventare un esaltato e visionario protagonista che cerca in tutte le maniere di intervenire nei destini già scritti. Un veggente che si autodetermina alla pari di un cavaliere del medioevo per fermare l’ineluttabile.

Johnny è un professore di letteratura che, dopo un incidente stradale che lo ha tenuto in coma per ben cinque anni, scopre la sua luccicanza (ancora uno shining di King!) che però apparendo sempre più chiara diventa inevitabilmente un incubo. Chiunque abbia poteri di preveggenza impazzirebbe, cercherebbe in ogni modo di correggere il corso delle disgrazie, dei crimini e infatti Johnny “vede” e decide di intervenire. Ma tutto ciò lo consuma e lo manda in delirio continuo, fino ad essere visto come un folle. E forse lo è. Sa anche che è necessario sacrificarsi per deviare il destino dell’uomo che può diventare il Presidente americano, una persona megalomane e guerrafondaia, che può scatenare una guerra deleteria per l'umanità. Deragliare la vita di un uomo per salvare quella di tutti gli altri. E come da schema classico, come se non bastasse, alla deformante situazione si aggiunge il fatto che viene mancare l’affetto che riceveva dalla sua donna, che, ovvio, non lo capisce più. Perché l’uomo (para)normale è cosciente di essere visto paranoico dagli altri ma ciò non lo fa desistere: la sua missione deve andare avanti, a tutti i costi, con tutto ciò che la tragedia possa comportare, inevitabilmente.

E come può finire, se non come va sempre a finire con David Cronenberg? Lui che non conosce finali addolcenti, che non dà alcuna speranza nel futuro, alcuno scampo all’inevitabile. È una grandissima opera dalle colorazioni accese, dal buio delle gallerie, dalla enorme prestazione di un attore il cui volto è nato per inquietare, per accendere ansia, per raffigurare pur nella immobilità facciale la fatalità negativa e la sua infelicità interiore, Christopher Walken.
Pur se girato in esterni canadesi, patria del regista, è il suo primo film hollywoodiano.






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