Le cose non dette (2026)
- michemar

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Le cose non dette
Italia 2026 dramma 1h54’
Regia: Gabriele Muccino
Soggetto: Delia Ephron (romanzo Siracusa)
Sceneggiatura: Delia Ephron, Gabriele Muccino
Fotografia: Fabio Zamarion
Montaggio: Claudio Di Mauro
Musiche: Paolo Buonvino
Scenografia: Massimiliano Sturiale
Costumi: Angelica Russo
Stefano Accorsi: Carlo Ristuccia
Miriam Leone: Elisa Ambrosi
Claudio Santamaria: Paolo
Carolina Crescentini: Anna
Beatrice Savignani: Blu Ferrero
Margherita Pantaleo: Vittoria
TRAMA: Carlo ed Elisa cercano di salvare il loro matrimonio con un viaggio a Tangeri con gli amici storici Paolo e Anna. Tra paesaggi esotici e l’arrivo della misteriosa Blu, emergono segreti taciuti e tradimenti che mettono a nudo la fragilità dei loro legami.
VOTO 6,5

Il cinema di Muccino ha delle caratteristiche ben determinate che lui riprende ad ogni film, restando nella sua particolarità costante dell’esame del dramma borghese, che va dall’isterismo (anche recitativo) alla visione pessimistica della vita. Non sono un suo fan, anzi non lo amo affatto, e avevo paura di rivedere le consuete scene urlate tra i suoi tipici personaggi non sull’orlo della crisi nervosa ma affogati dentro. Ciò si ripete, per giunta con le bocche a squarciagola vicine di pochi centimetri tipo Gomorra, ma per fortuna accade solo nella prima parte, essendo la seconda ancora più isterica ma almeno giustificata dell’evolversi drammatico della trama. Che si tinge – e questa sì che è una vera novità – di giallo inaspettato, nel momento più drammatico e imbarazzante (per il protagonista Carlo) che porta alla tragedia.

La trama della storia, prendendo come base il romanzo Siracusa di Delia Ephron, qui cosceneggiatrice, cambia location e provenienza dei cinque personaggi del libro: lì americani in vacanza in Sicilia, qui romani che decidono di trascorrere un periodo a Tangeri. Il motivo nasce dal rapporto in crisi tra i coniugi Carlo (Stefano Accorsi) ed Elisa (Miriam Leone) che non riescono ad avere figli, per cui pensano di prendere un periodo di svago assieme agli amici di sempre Paolo (Claudio Santamaria) e Anna (Carolina Crescentini) con la loro adolescente Vittoria (Margherita Pantaleo). Vacanza che permetterebbe – forse, molto forse – di chiarire le idee a Carlo, che da otto mesi frequenta una sua giovane studentessa, Blu (Beatrice Savignani) divenuta sua amante, a cui ha promesso di lasciare la moglie. Ed invece in Marocco la situazione non peggiora ma degenera definitivamente.

Carlo, professore universitario di filosofia e scrittore in crisi, e sua moglie Elisa, giornalista, vivono un matrimonio logorato da anni di tentativi falliti di diventare genitori. La loro relazione è ferma, appesantita da silenzi e frustrazioni che nessuno dei due riesce più a sciogliere. Nel loro equilibrio fragile si inserisce Blu, giovane studentessa allieva dell’uomo, che da mesi coltiva con lui un legame segreto che complica ulteriormente le cose. Nel tentativo di recuperare un’intimità perduta, Carlo ed Elisa partono per una vacanza a Tangeri insieme ai loro amici Paolo e Anna, anche loro alle prese con una crisi coniugale. Il viaggio, pensato come occasione di rinascita, si rivela invece un terreno instabile dove tensioni, gelosie e incomprensioni si amplificano. Le dinamiche tra i quattro adulti si intrecciano con quelle della tredicenne Vittoria che osserva e assorbe ciò che gli adulti non riescono a dire.
L’arrivo inatteso di Blu a Tangeri fa esplodere un equilibrio già precario, costringendo tutti a confrontarsi con verità rimaste taciute troppo a lungo. Le giornate si riempiono di sospetti, rivelazioni parziali, piccoli indizi che iniziano a incrinare le certezze di Elisa e a mettere Carlo di fronte alle proprie responsabilità. Quando un evento improvviso sconvolge la vacanza, le relazioni tra i personaggi si tendono fino al limite, e ciascuno è costretto a rivedere il proprio ruolo, le proprie omissioni e il peso delle scelte compiute.

Tutto ciò che è accaduto a Tangeri continuerà immancabilmente a riverberare nelle loro vite, lasciando aperte domande su colpa, verità e conseguenze dei silenzi. Le crisi non si risolvono e la vita ne rimarrà per forza di cose stravolta. Coppie scoppiate. È un po’ (forse tanto) ciò che succede nelle tragedie delle opere melodrammatiche del nostro Otto/Novecento, da Verdi a Donizetti, Puccini, per indagare fino a che punto le relazioni umane possano arrecarsi un danno. Come succede nella Traviata o nelle grandi opere romantiche, in cui i personaggi non conoscono mezze misure. Per accentuare tale accostamento, infatti, il regista utilizza note arie di queste opere inserendole come commento musicale nei momenti adatti.

Tra dinamiche irrisolte, segreti e sguardi che confondono i confini e mettono in discussione certezze acquisite, il gruppo si trova a fare i conti con ciò che nessuno avrebbe mai voluto affrontare. E poi quando arriva la tempesta chiamata Blu, la giovane studentessa di filosofia, esplodono interrogativi e tensioni. In un paesaggio lontano, caldo e caotico ma accogliente, i rapporti si tendono, si rivelano, si trasformano. Perché a volte basta una crepa minuscola per far crollare tutto ciò che sembrava stabile. E perché forse non si conosce mai davvero chi sta accanto ad ognuno di noi. Ma la vera sorpresa, come detto prima, è la venatura da thriller che accende la miccia del finale, compresa l’intolleranza che invade il più mite di tutti, il quale, una volta realizzato appieno i “mostri” che lo circondano, abbandona l’auto in mezzo al traffico come metafora della vita da cui vorrebbe uscire.

La scenografia è scritta con una serie di lunghi flashback, in quanto – lo si intuisce lungo la visione – i vari personaggi scorrono come testimoni informati dei fatti davanti all’inquirente che sta indagando sul tragico finale della storia. Stavolta sì, visto che conviene a tutti, paiono d’accordo sulla versione da raccontare, che noi intuiamo bene essere falsa: la verità è sconcertante ma per opportunismo se ne costruisce un’altra affinché ognuno salvi se stesso dalle proprie responsabilità. A cominciare da Carlo, il perno della trama che ha causato il disastro non sentendosi mai in grado di risolvere la sua vita con una scelta coraggiosa e definitiva.

Gabriele Muccino costruisce il film ad effetto domino: una scelta mancata, una parola non detta, un gesto evitato generano conseguenze irreversibili: le cose non dette assumono così i contorni di un melodramma contemporaneo attraversato da una tensione appunto thriller, dove il pericolo non è esterno ma nasce dentro le relazioni. Egoismi, silenzi, comportamenti sleali, tradimenti, litigi isterici: è il cinema di Muccino ma almeno stavolta trovo più sostanza del solito e il film si fa comunque vedere. Nulla da eccepire sulle prestazioni dei quattro interpreti, alcuni dei quali veri habitué del fidato cast del regista: Accorsi è alla quarta collaborazione, Santamaria alla quinta, Crescentini alla terza. Buona anche la prova della novità chiamata Beatrice Savignani.
Come sempre, cinema impetuoso, per cui ripetitivo. Ma ognuno, si sa, ha il suo stile.










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