top of page

Titolo grande

Avenir Light una delle font preferite dai designer. Facile da leggere, viene utilizzata per titoli e paragrafi.

Marilyn (2011)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 11 feb
  • Tempo di lettura: 5 min

Marilyn

My Week with Marilyn

UK USA 2011 biografia 1h39’

 

Regia: Simon Curtis

Soggetto: Colin Clark (My Week with Marilyn e The Prince, the Showgirl and Me)

Sceneggiatura: Adrian Hodges

Fotografia: Ben Smithard

Montaggio: Adam Recht

Musiche: Conrad Pope

Scenografia: Donal Woods

Costumi: Jill Taylor

 

Michelle Williams: Marilyn Monroe

Eddie Redmayne: Colin Clark

Kenneth Branagh: Sir Laurence Olivier

Dominic Cooper: Milton H. Greene

Dougray Scott: Arthur Miller

Derek Jacobi: Sir Owen Morshead

Toby Jones: Arthur Jacobs

Philip Jackson: Roger Smith

Zoë Wanamaker: Paula Strasberg

Pip Torrens: Sir Kenneth Clark

Julia Ormond: Vivien Leigh

Judi Dench: Sybil Thorndike

Emma Watson: Lucy Armstrong

Simon Russell Beale: Cotes-Preedy

Michael Kitchen: Hugh Perceval

Karl Moffatt: Jack Cardiff

Robert Portal: David Ortan

Jim Carter: Barry

Geraldine Somerville: Lady Jane Clark

Peter Wight: padre di Lucy

Miranda Raison: Vanessa

 

TRAMA: Colin Clark, un collaboratore al servizio di Sir Laurence Olivier, documenta l’intensa e tesa relazione in corso tra i due protagonisti durante le riprese del film “Il principe e la ballerina”: una settimana con la diva Marilyn Monroe.

 

VOTO 6,5

 

 

Basato su due libri di Colin Clark, il film di Simon Curtis (Woman in Gold, Downton Abbey II - Una nuova era, Downton Abbey - Il gran finale) racconta la realizzazione del film del 1957 Il principe e la ballerina, che vedeva come protagonisti Marilyn Monroe e Laurence Olivier, abbracciando il periodo in cui, durante le riprese, l’attrice fu accompagnata per Londra da Clark, dopo che suo marito Arthur Miller era rientrato negli Stati Uniti.

 

 

Nel realizzarlo, il regista parte da un intento preciso: restituire Marilyn Monroe alla sua dimensione di attrice. Secondo lui - e non è difficile dargli ragione - l’immaginario collettivo continua a trattarla come un’icona prima ancora che come una professionista del cinema, ricordata più per le fotografie che per i film. È anche per questo che i libri si prestano così bene alla trasposizione: ci sono due linee narrative complementari, una che scava nelle fragilità private di Marilyn e l’altra che segue le sue fatiche sul set. E quel set è tutt’altro che un luogo idilliaco. Per la prima volta produttrice oltre che interprete, la Monroe si trova immersa in una serie infinita di complicazioni produttive, acuite dalla totale mancanza di sintonia con sir Laurence Olivier, regista e protagonista maschile. Da un lato ci sono i ritardi e i comportamenti apparentemente inspiegabili di Marilyn - che oggi sappiamo legati anche alla dipendenza da alcol e farmaci - dall’altro un Olivier rigidamente ancorato alla tradizione, simbolo del rigore teatrale britannico, incapace di accettare le sue idiosincrasie e la sua fedeltà al metodo di Paula Strasberg. Due mondi che non riescono a toccarsi, e che proprio per questo diventano materia narrativa perfetta.

 

 

Durante la lavorazione del film del 1957, il giovane Colin Clark (Eddie Redmayne) ottiene il suo primo impiego nel cinema come assistente di produzione e si ritrova a osservare da vicino l’incontro-scontro tra Marilyn Monroe (Michelle Williams) e Laurence Olivier (Kenneth Branagh). Lei arriva in Inghilterra già fragile, dipendente dai farmaci e schiacciata dal peso del proprio mito, mentre lui pretende disciplina e metodo tradizionale. A sostenerla sono Sybil Thorndike (Judi Dench), la coach Paula Strasberg (Zoë Wanamaker) e il giovane Clark, che per una settimana diventa il suo confidente.

 

 

L’atmosfera sul set si fa presto tesa: ritardi, incomprensioni e insicurezze minano il lavoro quotidiano. In questo clima, Colin diventa per Marilyn una presenza inattesa: qualcuno che non la giudica, che la vede come donna prima che come star. Lei gli apre uno spiraglio sulla propria solitudine, lo porta con sé lontano dal set per brevi fughe di libertà, e per un momento sembra trovare in lui un rifugio. Ma quella parentesi è destinata a durare poco. Le pressioni della produzione, la dipendenza emotiva di Marilyn e la distanza incolmabile tra i loro mondi riportano tutto alla realtà. Colin capisce che la sua “settimana con Marilyn” resterà un ricordo irripetibile, un frammento di verità dietro l’icona, destinato a svanire non appena le luci del set tornano ad accendersi.

 

 

A un primo sguardo potrebbe sembrare il classico dietro le quinte piccante di un film oggi quasi dimenticato, ma all’epoca molto atteso e segnato da tensioni fuori dal set. Guardandolo con più attenzione, però, emerge un ritratto incompleto ma incisivo di Marilyn Monroe nel pieno della costruzione del suo mito. Quando nel 1956 vola in Inghilterra per girare, mancano ancora sei anni alla sua morte per overdose, ma molti dei comportamenti che avrebbero compromesso la sua carriera e la sua vita privata sono già evidenti. Il film racconta le difficoltà della produzione e, allo stesso tempo, tenta di avvicinarsi al mistero Marilyn nel momento più luminoso e fragile della sua fama.

 

 

La sceneggiatura di Adrian Hodges si basa sui due libri di Colin Clark, all’epoca “terzo assistente alla regia” del film. Solo negli Anni Novanta Clark pubblica i suoi ricordi, compresa la presunta relazione platonica con Marilyn, un racconto che appare credibile e coerente con altre testimonianze dell’epoca. Il lavoro di Curtis restituisce in modo abbastanza fedele la sua esperienza, pur mantenendo un punto di vista che lo relega a semplice satellite attorno a una stella abbagliante.

 

 

Michelle Williams è stata criticata perché non somiglia abbastanza a Marilyn, ma la forza della sua interpretazione supera ogni distanza fisica: restituisce Norma Jean, la diva seducente e la donna smarrita che vive tra le due identità. Kenneth Branagh, chiamato a interpretare Olivier, gioca più sulla mimesi che sulla profondità psicologica, ma funziona nel contesto. Eddie Redmayne, pur essendo in quel momento il meno noto del cast, regge la scena con naturalezza, consapevole che la sua figura deve restare in secondo piano perché Marilyn possa brillare, un personaggio volutamente discreto per non sottrarre luce alla protagonista.

 

 

Con questo film, il regista Simon Curtis firma un’opera accessibile e coinvolgente: un buon ritratto di Marilyn, un affresco delle difficoltà produttive degli anni Cinquanta e una storia d’amore delicata, anche se non particolarmente incisiva. La durata contenuta e le interpretazioni solide, soprattutto quella della Williams, rendono piacevole il film. Ma soprattutto un ritratto affascinante e accessibile di una star intrappolata tra desiderio di autenticità e dipendenza dal proprio mito.

Chi non la ama? Ciao, Marilyn per sempre!

 

 

Riconoscimenti

Oscar 2012

Candidatura come migliore attrice protagonista a Michelle Williams

Candidatura come miglior attore non protagonista a Kenneth Branagh

Golden Globe 2012

Migliore attrice in un film commedia o musicale a Michelle Williams

Candidatura come miglior film commedia o musicale

Candidatura come miglior attore non protagonista a Kenneth Branagh

BAFTA 2012

Candidatura come miglior film britannico

Candidatura come miglior attrice protagonista a Michelle Williams

Candidatura come miglior attore non protagonista a Kenneth Branagh

Candidatura come miglior attrice non protagonista a Judi Dench

Candidatura come migliori costumi

Candidatura come miglior trucco

 


 
 
 

Commenti


Il Cinema secondo me,

michemar

cinefilo da bambino

bottom of page