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Mea culpa (2014)

Immagine del redattore: michemar
michemar
28 lug
Tempo di lettura: 4 min

Mea culpa

Francia Belgio USA 2014 thriller 1h30’

 

Regia: Fred Cavayé

Sceneggiatura: Fred Cavayé, Guillaume Lemans

Fotografia: Danny Elsen

Montaggio: Benjamin Weill

Musiche: Cliff Martinez

Scenografia: Philippe Chiffre

Costumi: Marie-Laure Lasson

 

Vincent Lindon: Simon

Gilles Lellouche: Franck

Nadine Labaki: Alice

Max Baissette de Malglaive: Théo

Gilles Cohen: Pastor

Medi Sadoun: Jacquet

Velibor Topić: Milan

Cyril Lecomte: Jean-Marc

Gilles Bellomi: Andréi

Sofia Essaïdi: Myriam

 

TRAMA: A causa di un incidente in stato di ebbrezza, il poliziotto Simon perde ogni cosa, compresi lavoro e moglie, e per sei anni lavora come trasportatore di denaro mentre tenta di far da padre al figlioletto Theo. Un giorno, il bimbo è testimone di un regolamento di conti mafioso e la sua vita si ritrova in pericolo. Per proteggere il figlio, sarà disposto a tutto, anche a riformare coppia con Franck e ritornare sugli errori commessi.

 

VOTO 6,5

 

 

Agenti di polizia, bande di criminali, ambiente francese: sarà mica un polar? Risposta semplice: il soggetto è un’idea di Olivier Marchal e ciò basta per capire di cosa si parla. Se ne occupa il regista (ex fotografo della moda) Fred Cavayé (autore di opere simili come Point Blank, Anything for Her, rifatto negli USA da Haggis, il ben noto The Next Three Days, oppure buoni film come Addio, signor Haffmann), il quale ne trae un film ad alto tasso thriller e inseguimenti e sparatorie, in cui può impiegare un buonissimo cast con Vincent Lindon, Gilles Lellouche e la bellissima Nadine Labaki.

 

 

Simon (Vincent Lindon) e Franck (Gilles Lellouche) sono due poliziotti di Tolone, amici e colleghi inseparabili, finché una notte segnata dall’euforia e dall’incoscienza non cambia per sempre le loro vite. Durante il viaggio di ritorno da una missione, Simon provoca un incidente mortale: nell’altra auto muoiono due persone, tra cui un bambino. Le conseguenze sono devastanti. Simon, gravemente ferito, perde il lavoro, il matrimonio e il rapporto con il figlio Théo, mentre Franck resta in polizia ma continua a vegliare sull’amico da lontano. Sei anni dopo, Simon lavora come trasportatore di valori e tenta faticosamente di ricostruire un equilibrio familiare. Ma il passato torna a bussare quando Théo assiste casualmente a un omicidio mafioso durante una corrida. Il bambino diventa così un testimone scomodo, finendo nel mirino della criminalità organizzata.

 

 

La minaccia è immediata e spietata: i mafiosi vogliono eliminare il piccolo Théo, unico testimone del regolamento di conti. Simon, divorato dai sensi di colpa e dalla paura di perdere ciò che gli resta, si ritrova costretto a chiedere aiuto proprio a Franck, l’unico che non lo ha mai abbandonato del tutto. I due ex colleghi tornano così a collaborare, trascinati in una corsa contro il tempo che li obbliga a confrontarsi con i fantasmi dell’incidente e con le ferite mai rimarginate. Tra inseguimenti, sparatorie e momenti di tensione crescente, la protezione del bambino diventa per Simon una missione di redenzione. Il film alterna azione serrata e dramma familiare, mostrando come un singolo errore possa segnare un’esistenza e come il coraggio, a volte, sia l’unica via per tentare di riparare l’irreparabile.

 

 

È uno di quei film che arrivano come una scossa salutare in un panorama dove il cinema d’azione francese raramente osa davvero. Fred Cavayé, dopo alcune buone affermazioni di film d’azione, firma un’opera che conferma la sua abilità nel costruire thriller fisici, nervosi, essenziali, capaci di restituire un’energia che nel cinema francese si vede di rado. Il film non perde tempo in digressioni: Cavayé e il co-sceneggiatore Guillaume Lemans puntano tutto su ritmo, tensione e personaggi, trascinando lo spettatore in un crescendo di azione che non concede tregua. Le sequenze di inseguimento, le sparatorie e i combattimenti corpo a corpo sono orchestrati con una regia istintiva e muscolare, ma sempre al servizio della storia e delle emozioni dei protagonisti.

 

 

Inoltre non è solo un action, ma un racconto di colpa e redenzione. Simon è un uomo spezzato che tenta di ricucire il rapporto con il figlio, mentre Franck rappresenta l’amicizia che resiste alle macerie del passato. Il film alterna adrenalina e intimità, mostrando come la protezione del bambino diventi per Simon un modo per affrontare finalmente ciò che ha distrutto la sua vita. Cavayé riesce a bilanciare la tensione con un nucleo emotivo forte, rendendo la storia non solo coinvolgente ma anche sorprendentemente toccante. Il risultato è un thriller che corre veloce, ma non dimentica mai il cuore dei suoi personaggi.

 

 

Fred Cavayé dimostra ancora una volta di essere uno dei registi francesi più efficaci nel maneggiare l’azione senza sacrificare la dimensione umana. La sua regia è tesa, precisa, fisica, capace di trasformare ogni scena in un tassello che spinge avanti la storia e amplifica il coinvolgimento emotivo. Vincent Lindon e Gilles Lellouche formano un duo potente: credibili, intensi, completamente immersi nei loro ruoli. Lindon restituisce con sensibilità il tormento di un uomo che cerca di espiare (è una sua specialità), mentre Lellouche porta solidità e calore nel ruolo dell’amico leale. Insieme reggono un film che corre, colpisce e non smette di pulsare fino all’ultimo fotogramma.

 


 
 
 

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