Millennium - Uomini che odiano le donne (2011)
- michemar

- 24 mar 2022
- Tempo di lettura: 4 min
Aggiornamento: 17 mag 2023

Millennium - Uomini che odiano le donne
(The Girl with the Dragon Tattoo) USA/Svezia/Norvegia 2011 thriller 2h38’
Regia: David Fincher
Soggetto: Stieg Larsson
Sceneggiatura: Steven Zaillian
Fotografia: Jeff Cronenweth
Montaggio: Kirk Baxter, Angus Wall
Musiche: Trent Reznor, Atticus Ross
Scenografia: Donald Graham Burt
Costumi: Trish Summerville
Daniel Craig: Mikael Blomkvist
Rooney Mara: Lisbeth Salander
Christopher Plummer: Henrik Vanger
Stellan Skarsgård: Martin Vanger
Steven Berkoff: Dirch Frode
Robin Wright: Erika Berger
Yorick van Wageningen: Nils Bjurman
Joely Richardson: Anita Vanger
Geraldine James: Cecilia Vanger
Goran Višnjić: Dragan Armansky
Donald Sumpter: det. Morell
Ulf Friberg: Wennerström
Embeth Davidtz: Annika Giannini
Joel Kinnaman: Christer Malm
Alan Dale: det. Isaksson
Julian Sands: Henrik Vangerda giovane
David Dencik: Morell da giovane
TRAMA: In attesa di scontare una pena per calunnia, Mikael Blomkvist, giornalista di una rivista scandalistica sul mondo della politica e dell’imprenditoria, riceve l’incarico di indagare sulla misteriosa scomparsa di una ragazza avvenuta quarant’anni prima. A commissionare le ricerche è lo zio della ragazza, membro della potente famiglia di industriali dei Vanger, convinto che la ragazza sia stata assassinata. Il reporter è affiancato da Lisbeth Salander, giovane hacker, piena di piercing e tatuaggi, dal carattere asociale e scontroso, per via della sua tormentata esistenza. Insieme, scopriranno un mondo fatto di inganni, brutalità e omicidi seriali da cui cercheranno di fuggire per evitare di rimetterci la pelle.
Voto 7,5

In origine era un romanzo lunghissimo, costituito da ben tre tomi, un successo letterario di portata mondiale, Millennium, di Stieg Larsson, svedese come l’ambientazione della corposa trama. Fu tale l’affermazione dei libri nei mercati internazionali che il connazionale Niels Arden Oplev ne ricavò un film ligio e fedele allo scritto, ma piatto. Quando all’inizio degli anni ’10 la produzione si rivolse a David Fincher, che proveniva da thriller di grande popolarità, per commissionargli una versione nuova, era chiaro, dato il marchio personale che il regista sapeva dare alle sue opere, che sarebbe stata un’operazione rivoluzionaria. E così fu.


Affidando la scrittura della sceneggiatura a Steven Zaillian, già notevolmente affermatosi in Schindler's List, il soggetto iniziale prese decisamente una nuova veste e la gelida e meccanica visione del primo film venne completamente dimenticata. I personaggi assumono una caratterizzazione forte e peculiare, viene data loro una figura ben precisa che risale alle origini della stirpe, quella dei Vanger, che il regista colora di nazismo come espressione, non causa come nel libro, di un male sempre pronto a rigenerarsi e addirittura a tramandarsi di padre in figlio. Ed inoltre Fincher mette al centro della scena due persone diversamente sole: il protagonista Mikael Blomkvist, un giornalista d’inchiesta in cattive acque proprio per il suo lavoro e con rapporti sentimentali ondivaghi, e una fortissima co-protagonista di nome Lisbeth Salander, hacker solitaria e ribelle, con i tatuaggi del titolo.


Se il primo ha il viso scolpito di Daniel Craig, che andava già realizzandosi a livello planetario come il nuovo 007, la seconda scopre un talento ancora nascosto: Rooney Mara. Era stata la linda ragazza del college che aveva spinto un paio di colleghi ad inventare Facebook ma Fincher la rende immortale con un personaggio duro e resistente, dal carattere volitivo, marchiata sul viso. Una cyberpunk che cerca vendetta più pericolosa di un criminale incallito, ma ben indirizzata da un uomo che ne resta attratto, che sa addolcire il lato selvatico, reso tale dalle personali vicissitudini. Facile dire che il personaggio principale sia il maschio ma senza il lavoro sottobosco e illecito che svolge la ragazza alla soluzione del caso non ci si arriva tanto agevolmente.

Il film lavora di fino e di brutto, con l’indagine e la forza, ribaltando le rigide regole di una società e di una famiglia potente sotto la cui resistente patina convenzionale si nascondono segreti orribili. Dall’incarico partito da un uomo anziano che riceve in lacrime un fiore incorniciato spedito da un anonimo mittente, Mikael Blomkvist scopre vicende che non avrebbe mai immaginato prima, scuotendo perfino la volontà di continuare, ma siccome avverte il pericolo della propria vita non si ferma come una qualunque persona e scavando nel passato, intestardendosi nelle pieghe di archivi sepolti, riesce con l’aiuto essenziale della giovane misteriosa Lisbeth ad arrivare a segreti di famiglia assimilabili al nocciolo di un deposito nucleare che una volta scoperto può far danni come una bomba potente.



Abile è il lavoro di David Fincher, da vero maestro del thriller, con un incipit da videoclip (mondo da cui proveniva), parzialmente estraneo a libro, e il dipanamento di una matassa parecchio ingarbugliata che richiede tempo e lentezza, alternando momenti di alta tensione a rilassamenti necessari. A dare ritmo ci pensano alcune scene d’azione e la moto della ragazza, veloce come il suo pensiero, grintosa come il suo carattere, performante come la sua opera, spinta dalla voglia di prendersi la rivincita su un uomo, il tutore Nils Bjurman che l’ha trattata selvaggiamente (unica scena di vera violenza di tutto il film). Ritmo che il regista sa sempre dare anche nei momenti in cui c’è mancanza di azione, rimediando con l’impellenza dei movimenti e degli spostamenti dei personaggi, da una scena all’altra, coadiuvato da un sapiente montaggio e da una fotografia che nella gelida Svezia si rivela sostanziale.


Un film scritto e costruito così bene che è stato sufficiente portare sullo schermo solo il primo libro: ogni passo successivo avrebbe potuto solo rovinare questo bellissimo giallo. Un altro esempio del meraviglioso cinema di un grande autore.
E il film, che dura più di due ore e mezza, non è lungo: quante sono le pagine di Stieg Larsson?
Il trailer originale fa sempre venire voglia di rivederlo! Date un’occhiata.

Riconoscimenti
Premio Oscar 2012
Miglior montaggio
Candidatura miglior attrice protagonista a Rooney Mara
Candidatura migliore fotografia
Candidatura miglior sonoro
Candidatura miglior montaggio sonoro
Golden Globe 2012
Candidatura miglior attrice in un film drammatico a Rooney Mara
Candidatura migliore colonna sonora






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