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Mio fratello è un vichingo - The Last Viking (2025)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 5 ore fa
  • Tempo di lettura: 4 min

Mio fratello è un vichingo - The Last Viking

Den sidste viking

Danimarca Svezia 2025 commedia 1h56’

 

Regia: Anders Thomas Jensen

Sceneggiatura: Anders Thomas Jensen

Fotografia: Sebastian Blenkov

Montaggio: Anders Albjerg Kristiansen, Nicolaj Monberg

Musiche: Jeppe Kaas

Scenografia: Nikolaj Danielsen

Costumi: Rikke Simonsen

 

Nikolaj Lie Kaas: Anker

Mads Mikkelsen: Manfred

Sofie Gråbøl: Margrethe

Søren Malling: Werner

Bodil Jørgensen: Freja

Lars Brygmann: Lothar

Kardo Razzazi: Hamdan

Nicolas Bro: Flemming

Peter Düring: Anton

Lars Ranthe: padre

 

TRAMA: Un rapinatore di banche, appena uscito dal carcere, deve sbloccare la memoria del problematico fratello per recuperare il bottino sepolto chissà dove.

 

VOTO 6,5

 

 

Me li immagino gli spettatori che vedono questo film senza conoscere almeno i due film precedenti più famosi di Anders Thomas Jensen: Le mele di Adamo (2005) e Riders of Justice (2020). Distanti non poco tra di loro, ma questo artista danese classe 1972 non è quasi mai stato fermo, cineasta poliedrico che cambia direzione e compiti a seconda dell’aria che tira: inizia come sceneggiatore a metà anni 90 nell’ambito del Dogma 95; passa alla regia con tre corti ambiziosi e premiati; sceneggia i film di Susanne Bier e intanto firma lungometraggi quasi sempre con due attori, i suoi prediletti Mads Mikkelsen e Nikolaj Lie Kaas. Poteva mai rinunciare a loro in questa occasione?

 

 

Evidentemente no e rieccoli plasmati per l’ennesima “bravata”, un film che inizia con un pezzo animato che pare una fiaba nera dell’epoca dei mitici vichinghi (paradossale, davvero, in cui il loro capo, per motivi dettati dalla giustizia e dall’equità sociale taglia il braccio sinistro a tutti gli abitanti, poi ripreso nel finale con la decapitazione per la stessa motivazione). Poi si entra nel cuore del film, che, trasformista come l’autore, è dapprima un heist movie, poi diventa una commedia surreale (che fa tanto ridere) e sfocia nel dramma familiare che, ovviamente, non vuole commuovere ma solo far ridere ancora, come in tutto il film. Per costruire tutto ciò era necessario un manipolo di personaggi quasi tutti fuori di senno, nel vero senso della parola. Pazzi innocui, ma pazzi, per dimostrare che sono più pericolose le persone sane di quelle malate di mente, che, in fondo e come si nota facilmente, sono inoffensivi.

 

 

Dopo quindici anni di carcere, Anker (Nikolaj Lie Kaas) torna in libertà con un obiettivo solo: ritrovare il bottino nascosto della rapina che lo ha condannato. Il problema è che l'unico a sapere dove si trovano i soldi è suo fratello Manfred (Mads Mikkelsen), che nel frattempo ha sviluppato un disturbo mentale di tutto rispetto: è convinto di essere John Lennon. Per recuperare il tesoro ed il rapporto con il fratello, segnato da una cicatrice psichica che affonda le radici in un passato doloroso – è l’unico aspetto drammatico dell’intero film, con un padre alcolizzato e violento che punisce duramente i due adolescenti per ogni svariata causa – lo riporta nella vecchia dimora dove vivevano, sita nei boschi, per rintracciare il malloppo, anche perché il colossale uomo socio in rapine sta minacciando loro due e la sorella Freja. Lì trovano i due nuovi proprietari, Margrethe e Werner (forse almeno questi due hanno qualche parvenza di normalità), i quali li ospitano ma nel frattempo arriva chi si era spacciato per medico dell’ospedale psichiatrico con un altro paio di svitati, ma tutti con una caratteristica: si credono ex Beatles. Il che va a fagiolo con Manfred che in questo periodo è convinto di essere John Lennon.

 

 

Mi rendo conto che chi mi legge senza aver visto il film penserà che banda di matti riempie questa trama, ma si deve convincere che è tutto funzionale e che se non fosse così la trama non andrebbe avanti. Ovviamente, nel frattempo, quello che sembra l’unico con la testa sulle spalle è Anker, che ha solo uno scopo: capire dove il fratello ha sepolto il borsone pieno di banconote. Siamo cioè nel tipico caso in cui lo spettatore fa il tifo per il rapinatore, che quindi trovi il tesoro, ma non per alleanza con il crimine, ma almeno per la buona causa che se l’ex carcerato arriva allo scopo finalmente tutto finisce bene e termina la sequenza di pugni che spaccano i nasi dei personaggi, delle randellate sulla faccia, dell’ascia (benedetta ascia!) brandita come un totem, e che si sappia finalmente a cosa servono i messaggi in codice lasciati da Manfred, che usa, appunto, le rune vichinghe per indirizzare il fratello sul luogo desiderato.

 

 

I tormentoni non mancano: i Beatles, le malattie mentali, le asce, l’ultimo vichingo (l’ultimo tratto animato spiegherà tutto, comicotragicamente), la personalità dissociata, la fratellanza, il tutto però recitato seriamente, con il viso di Arken perennemente corrucciato, l’espressione inebetita e perplessa di Manfred, l’ammiccamento amoroso di Margrethe che non ha capito nulla, la furbizia innocente ma efficace di Lothar che organizza l’esibizione dei finti Beatles per cantare Twist and Shout. È tutto strano? per forza, son tutti fuori di testa e gli unici violenti sono quelli fuori da questa cerchia. Ed allora la morale: a volte i sani son più pazzi dei pazzi. Ma soprattutto son cattivi, cosa che non accade a quegli altri. Se si prende in esame Manfred si trova subito la conferma: ok, non sta bene, ma osserva tutto con attenzione e non fa una piega quando il vero delinquente gli taglia l’indice per farlo confessare. L’amore per il fratello è più importante e lo dimostra ampiamente, memore delle violenze paterne.

 

 

Due cose sono certe del film: che ci si diverte veramente e in più punti della trama; gli attori sono formidabili, ad iniziare dal collaudato duo Nikolaj Lie Kaas e Mads Mikkelsen, specialmente quest’ultimo, immerso in una condizione mentale che rende sfuggente qualsiasi certezza, inclusa quella del sé. Formidabili, ma simpatici tutti, ben disposti per una dark comedy a tratti sorprendente, ma anche farsesca e assurda. Che pone in discussione chi sia veramente sano o malato di mente.



Riconoscimenti

EFA 2026

Candidatura miglior attore Mads Mikkelsen

 


 
 
 

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