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Nel silenzio delle stanze (2025)

10 minuti fa
Tempo di lettura: 6 min

Nel silenzio delle stanze

La condition

Francia 2025 dramma 1h43’

 

Regia: Jérôme Bonnell

Soggetto: Léonor de Récondo (Amours)

Sceneggiatura: Jérôme Bonnell

Fotografia: Pascal Lagriffoul

Montaggio: Julie Dupré

Musiche: David Sztanke

Scenografia: Catherine Jarrier-Prieur

Costumi: Céline Guignard

 

Swann Arlaud: André

Galatéa Bellugi: Céle\ste

Louise Chevillotte: Victoire

Emmanuelle Devos: Mathilde

François Chattot: Alphonse Lajardie

Camille Rutherford: Odette

Aymeline Alix: Huguette

Jonathan Couzinié: Joseph

 

TRAMA: Nel 1908, la giovane domestica Céleste resta incinta del notaio per cui lavora. Lei e Victoire, la moglie dell’uomo, stringono un legame inatteso che le porta a sfidare le regole sociali e a fuggire insieme verso una nuova vita.

 

VOTO 7

 

 

Qual è la condizione (come dice il titolo originale, anche se si riferisce anche ad altro) della ampia e bella villa in cui abita e svolge la sua professione di notaio ricco e benestante André? È una residenza in cui tra segreti e piccoli dissidi quotidiani si sviluppa la vita familiare del professionista e della moglie Victoire, afflitti da uno scarso legame soprattutto sessuale ma anche dalla poca passione di sentimenti. Con loro vive la madre malata di lui, Mathilde, sempre a letto, muta ma vigile alle cose di casa; Huguette, la cameriera esperta e sempre attenta, alla quale si è aggiunta recentemente la giovane Céleste. Il motivo dell’aria tesa è semplice e spietato: non arrivano figli, in quella casa. Innanzitutto perché, per motivi pregressi, i coniugi non dormono nella stessa stanza ed inoltre pare che lui sia sterile. Dico “pare” perché ben presto le vicende smentiscono la condizione (eccone un’altra).

 

 

Siamo nei primi anni del ‘900 e tutto fila come d’abitudine nell’ambito di una famiglia molto benestante per quei tempi e in quel luogo in piena Normandia. Lui riceve i clienti e gli amici con molta eleganza, sperando che la madre non li disturbi con le sue intemperanze, nonostante le sue precarie condizioni di salute. Perché altrimenti c’è parecchio silenzio nelle stanze, almeno di giorno. Ma anche di notte, quando nelle ovattate ore buie qualcuno è irrequieto: il padrone di casa, non potendo godere delle grazie della moglie, ha cominciato ad approfittare della sottomessa Céleste, che giovane ed inesperta com’è, non riesce ad opporsi agli abusi che deve subire, alla stregua di quello che aveva già sopportato nella propria famiglia composta prevalentemente da tanti fratelli.

 

 

Normandia, 1908. Céleste (Galatéa Bellugi), giovane domestica cresciuta in una famiglia povera e violenta, entra al servizio di André (Swann Arlaud), notaio rispettabile, e di sua moglie Victoire (Louise Chevillotte), donna borghese intrappolata nel ruolo di moglie modello. La casa, con le sue regole implicite e i suoi silenzi, è un microcosmo di potere e sopraffazione: lui esercita la propria autorità su entrambe le donne, mentre la moglie tenta di mantenere un equilibrio che la società pretende da lei. Quando la giovane rimane incinta di André, l’ordine domestico si incrina. Victoire intuisce la verità e, per evitare lo scandalo, impone al marito una condizione irrevocabile: lui non dovrà mai più entrare nella sua stanza, mentre il bambino verrà cresciuto come figlio della coppia. 


 

Da questo patto nasce un legame inatteso tra Victoire e Céleste, che supera le distanze sociali e apre uno spazio di complicità e trasformazione. Le due donne si sostengono mentre André, fragile e manipolato dalla madre autoritaria Mathilde (Emmanuelle Devos), alterna aggressività e tentativi di riprendere il controllo. L’equilibrio della casa si incrina quando Victoire è costretta a confrontarsi con sentimenti che non aveva previsto e prende una decisione che cambia la direzione della storia. Da quel momento, gli eventi si muovono rapidamente: qualcosa nella famiglia si spezza, André perde il controllo della situazione, mentre Céleste si ritrova davanti a una scelta che potrebbe trasformare la sua vita. Le due donne, unite da un legame sempre più forte, si avviano verso un futuro che nessuno intorno a loro avrebbe immaginato. Un finale da thriller femminista!

 

 

Il film diretto e scritto da Jérôme Bonnell, dal soggetto del romanzo di Léonor de Récondo, presenta da subito un’atmosfera domestica dominata dall’ipocrisia e dalle convenzioni dell’epoca in una casa borghese e ben presto si avverte una tensione latente che può sfociare solo in dissidi da sempre oscurati dalle apparenze. Quello che è inevitabile che accada scaturisce da una serie di sorprese e con un colpo di scena finale che meraviglia parecchio. Innanzitutto, per nascondere lo scandalo dell’abuso del padrone di casa sulla povera cameriera, André e Victoire decidono di fingere un’inesistente gravidanza obbligando Céleste a rinunciare al figlio in arrivo per appropriarsene e soddisfare le attese soffocanti degli amici che si meravigliano che la padrona di casa non sia restata dopo anni ancora incinta. Facile immaginare la sofferenza della giovane inserviente, che ovviamente non vuole perdere la sua creatura, nonostante tutto. Poi succede che sparisce un preziosissimo soprammobile in coincidenza della frettolosa partenza della signora per la morte di una zia. Ed infine due eventi sconcertanti: il legame che imprevedibilmente nasce tra padrona e cameriera, dovuta essenzialmente alle notti trascorse assieme con il piccolo Félix in mezzo a loro, e la sequenza finale che ha il sapore della vendetta femminile e femminista ai danni di una società patriarcale che nella storia è chiaramente rappresentata da André, un uomo che forte non è di natura e usa il suo potere domestico pensando di dominare ogni situazione.

 

 

Jérôme Bonnell inquadra spesso da vicino i tre personaggi principali, rivelandone le titubanze e le decisioni dovute ai propri caratteri. Vediamoli da vicino. André è un notaio rispettabile, cresciuto dentro un’idea rigida di autorità maschile. In pubblico appare sicuro, ma in privato è un uomo debole, insicuro, continuamente giudicato dalla opprimente madre e incapace di gestire le emozioni. La società gli consegna un potere che lui non sa davvero usare: lo esercita in modo maldestro, spesso confondendo affetto e controllo. Non è un “mostro”, ma un uomo che ripete ciò che ha imparato: il marito comanda, la moglie obbedisce, la domestica non ha voce. Victoire è una donna borghese intelligente e sensibile, ma costretta a vivere come “moglie modello”. Ha sacrificato talenti e desideri per adattarsi alle aspettative del suo ambiente: essere impeccabile, silenziosa, disponibile. Dietro questa facciata c’è però una persona inquieta, che osserva le ingiustizie della casa e comincia a mettere in discussione ciò che le è stato imposto. Anzi, a me è parsa la figura di maggiore personalità, ben nascosta dai compiti che l’allora società riservava alle donne come lei. Il rapporto con la cameriera, però, le apre uno spazio nuovo: un luogo dove può finalmente ascoltare se stessa. Céleste è una giovane domestica cresciuta nella povertà e nella violenza. Arriva nella villa con un passato duro e con pochissimi diritti: è abituata a obbedire, a non parlare, a sopportare. Ma è anche attenta, lucida, capace di osservare ciò che accade intorno a lei. Dentro la casa borghese diventa l’ago della bilancia: la sua presenza mette in luce le contraddizioni dei padroni e rivela quanto il sistema sociale sia costruito sulla sua invisibilità. Dirò di più: è lei che osserva tutti e tutto, non origliando nel peggiore dei modi, ma con la funzione di noi pubblico, indicandoci la strada che dobbiamo seguire con attenzione.

 

 

Il luogo è importante, è la Normandia del 1908 in cui esiste un mondo dove i ruoli sono già scritti: l’uomo è il capo, la moglie mantiene la facciata, la domestica serve. La casa borghese è una piccola macchina sociale: tutto deve sembrare ordinato, rispettabile, immobile. Le donne vivono sotto doppia pressione: quella del marito e quella della comunità, che giudica e controlla. Il consenso non è mai nominato, la violenza resta nascosta nei silenzi, e la maternità è un dovere più che una scelta. Dentro questo sistema chiuso, Victoire e Céleste trovano un modo per sottrarsi alle regole che le imprigionano. Non è una ribellione rumorosa: è un gesto silenzioso, ma radicale. Due donne che la società voleva lontane e opposte si riconoscono, si sostengono e scelgono una strada che nessuno avrebbe previsto. È la loro risposta a un mondo che non concede spazio: un atto di libertà che nasce proprio nel cuore della casa che voleva tenerle ferme.

 

 

Regia discreta, non nel senso della mancanza di polso, ma di precisione che non disturba, che accompagna, che svela lentamente il piano finale. Vedere Emmanuelle Devos nei panni di una donna anziana e insopportabile fa effetto, e forse è un po’ troppo giovane per un tale personaggio, ma sa adattarsi. Swann Arlaud sa rendersi antipatico perché è bravo ed è capace di tutto; Louise Chevillotte è eccellente nel sembrare succube e in secondo piano ma che sa pensare, decidere ed agire ed i primi piani a lei dedicati sanno mettere in mostra i pensieri intimi ben mascherati: la sua Victoire non è mai veramente sottomessa e sbaglia il marito a non accorgersene (anche per la bravura dell’attore). La sorpresa – ma fino ad un certo punto – è la bravissima Galatéa Bellugi, non nuova a prodezze recitative come ampiamente dimostrato nel bel Gloria! Il suo viso che dà l’impressione di essere arcigno, ma che sa trasformarsi velocemente in altra espressività, è persino inquietante quando decide di agire e reagire: è l’anima del film anche se non pare, è lo spirito della donna plebea che subisce la forma di patriarcato incombente ed opprimente e per questo sa essere ribelle. Il suo personaggio è debole per tradizione ma è pronto a reagire quando si allea con la donna che non aspetta altro che l’occasione per affermare la propria indipendenza. Assieme ci riusciranno? Dato che è una storia di sorellanza che crea una speranza inattesa e confortante, c’è da credere di sì.

 

 

Riconoscimenti

César 2026

Candidatura miglior costumi

Lumière 2026

Candidatura miglior attore Swann Arlaud

Candidatura miglior fotografia

 


 
 
 

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