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Nelly e Mr. Arnaud (1995)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 20 feb 2019
  • Tempo di lettura: 2 min

Nelly e Mr. Arnaud

(Nelly & Monsieur Arnaud) Francia/Italia/Germania 1995, drammatico, 1h46’


Regia: Claude Sautet

Sceneggiatura: Claude Sautet, Jacques Fieschi, Yves Ulmann

Fotografia: Jean-François Robin

Montaggio: Jacqueline Thiédot

Musiche: Philippe Sarde

Scenografia: Carlos Conti

Costumi: Catherine Bouchard


Emmanuelle Béart: Nelly

Michel Serrault: Pierre Arnaud

Jean-Hugues Anglade: Vincent Granec

Claire Nadeau: Jacqueline

Michael Lonsdale: Dolabella

Charles Berling: Jérôme


TRAMA: In un bar di Parigi Nelly, venticinquenne in crisi matrimoniale, fa conoscenza di Mr. Arnaud, attempato ex magistrato che sta scrivendo le sue memorie. Nelly accetta di fargli da dattilografa. Durante le intense giornate di lavoro a casa di Mr. Arnaud si instaura un rapporto di intesa sempre più profonda tra i due. Unico, ma profondo elemento di perturbazione è la relazione amorosa che nasce tra Nelly e l'editore Vincent.


Voto 7

Claude Sautet è un regista che il pubblico non ha premiato a sufficienza e tranne qualche occasione in molti non ricordano la sua produzione che invece è fatti di piccoli e meravigliosi film. Lui fu un vero maestro di diversi generi e seppe dare un tocco personale, con la sua mano leggera ma profonda, nel noir francese come in opere intime e sentimentali, o in amori e dolori della medioalta borghesia francese.

La notorietà massima la raggiunse però solo alla fine della sua carriera con due straordinari e delicatissimi film: Un cuore in inverno (dove credo fermamente che sia Daniel Auteuil che Emmanuelle Béart hanno raggiunto l’apice della loro bravura e questo è evidente che fu per merito suo, perché li seppe guidare con estrema dolcezza) e questo delicato film.

Due anime solitarie (quelle di Pierre e Nelly, due misuratissimi Michel Serrault e Emmanuelle Béart), difficili a esprimersi, due personalità solo apparentemente lontane per età e cultura, che il destino avvicina ma mai troppo. Sguardi, piccole espressioni, frasi appena pronunciate. In alcuni momenti sembra si stia ripetendo perfino la magia dell’opera precedente. Sautet fu definito da Truffaut un “regista della vita”, minimale, asciutto, come un regista che vuol raccontare una storia senza strafare, senza disturbare, riuscendo perfettamente a incantarci.


Godetevelo, perché Sautet merita sempre.


 
 
 

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