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Non ti muovere (2004)

Immagine del redattore: michemar
michemar
24 lug
Tempo di lettura: 4 min

Non ti muovere

Italia Spagna UK 2004 dramma 2h5’

 

Regia: Sergio Castellitto

Soggetto: Margaret Mazzantini (romanzo)

Sceneggiatura: Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto

Fotografia: Gianfilippo Corticelli

Montaggio: Patrizio Marone

Musiche: Lucio Godoy

Scenografia: Francesco Frigeri

Costumi: Isabella Rizza

 

Penélope Cruz: Italia

Sergio Castellitto: Timoteo

Claudia Gerini: Elsa

Angela Finocchiaro: Ada

Marco Giallini: Manlio

Pietro De Silva: Alfredo

Vittoria Piancastelli: Raffaella

Elena Perino: Angela

Renato Marchetti: Pino

Gianni Musy: padre di Elsa

 

TRAMA: Una quindicenne cade dal motorino e viene trasportata nell’ospedale in cui il padre Timoteo lavora come chirurgo. Mentre un collega opera la ragazza, Timoteo ripensa al passato e si mette a nudo, facendo cadere la propria maschera di genitore e di marito modello. In un immaginario dialogo con la figlia, rivela la storia di un amore extraconiugale consumato in una torrida estate di tanti anni prima.

 

VOTO 6

 

 

Dopo un esordio alla regia (Libero Burro) che non ha entusiasmato molto la critica, Sergio Castellitto torna dietro la macchina da presa in stretta collaborazione con la moglie scrittrice del premiatissimo romanzo che è il soggetto del film, Margaret Mazzantini: Premio Strega 2002, Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice e Premio Grinzane Cavour 2002. Con il buon cast a disposizione e lui stesso nel ruolo importante, realizza un dramma forte, recitato, ahimè, un bel po’ sopra le righe, quasi anticipando le urla isteriche del cinema di Muccino.

 

 

Dramma imperniato su temi forti: l'amore viscerale, la marginalità sociale e il senso di colpa che tormenta il personaggio del regista, Timoteo, uomo scosso a seguito di un incidente occorso alla figlia quindicenne in motorino, che ripercorre in poco tempo le vicende personali.

 

 

La storia. Timoteo, chirurgo affermato ma emotivamente irrisolto, viene travolto dal panico quando la figlia quindicenne Angela (Elena Perino) arriva in ospedale in fin di vita dopo un incidente. Mentre attende l’esito dell’operazione, il suo sguardo cade su una donna seduta sotto la pioggia, e quel dettaglio – le scarpe rosse – lo riporta a un passato che ha cercato di seppellire. Anni prima, bloccato in una borgata romana, aveva incontrato Italia (Penélope Cruz), una giovane donna fragile e isolata. Da quell’incontro era nato un rapporto segnato da violenza, colpa e un amore inatteso che aveva messo in crisi la sua identità borghese. Italia, segnata da una vita di abusi e povertà, aveva trovato in Timoteo un sentimento che credeva impossibile. La loro relazione, iniziata nel modo più brutale, si era trasformata in un legame che sfidava le convenzioni e la morale. Quando Italia rimane incinta, Timoteo oscilla tra il desiderio di fuggire con lei e il peso della sua vita familiare. Il ricordo di quel periodo riaffiora mentre la vita di Angela è appesa a un filo.

 

 

Il ritorno mentale a Italia porta Timoteo a rivivere la spirale di scelte mancate e bugie che hanno segnato entrambi. Italia, convinta di essere stata abbandonata, decide di interrompere la gravidanza, un gesto che la condurrà verso un destino tragico. Timoteo, incapace di lasciare la moglie Elsa (Claudia Gerini) nonostante l’amore per Italia, resta intrappolato tra due mondi che non riesce a conciliare. Quando finalmente decide di seguirla e costruire una vita insieme, è troppo tardi: Italia ha un’emorragia durante il viaggio e muore in un ospedale in costruzione, tra le braccia dell’uomo che l’ha amata e ferita. Nel presente, Angela sopravvive grazie all’intervento disperato del padre, ma Timoteo resta solo con il peso della sua storia. Tornando alla finestra, scopre che la sedia dove immaginava Italia è vuota, simbolo di un’assenza che non smetterà di accompagnarlo. In un gesto di devozione, porta una delle scarpe rosse della donna nel punto in cui la vedeva seduta. È il suo modo di chiedere perdono, di ricordare e di accettare che l’amore, quando arriva, può essere tanto salvifico quanto devastante.

 

 

Indubbiamente l’argomento è forte, intenso, un vero dramma di vita, ma non sono mai riuscito ad apprezzarlo veramente. Non lo trovo molto riuscito anche perché, di base è un bel romanzo ma difficile e da qui derivano le difficoltà per realizzare il film da apprezzare totalmente. È un pugno nello stomaco che arriva piano, che non stende, ma che fa male. Non è perfetto, si poteva, si doveva far meglio, ma il soggetto è un’anguilla non facile da tenere a freno: può sfuggire di mano a chiunque, figuriamoci ad un bravissimo attore che ancora doveva imparare bene il mestiere di regista.

 

 

Penélope Cruz era già una delle attrici più importanti della scena internazionale, specialmente dopo i successi dei premiati film di Almodóvar. Lei qui appare adatta e rappresenta il nucleo emotivo e tragico della storia, lasciandosi trasformare in una donna sfortunata che nonostante tutto attraversa la vita del coprotagonista Timoteo. I premi arrivano puntuali, ma sono sempre stato del parere che si poteva far meglio.

 

 

Riconoscimenti

David di Donatello 2004

Miglior attore protagonista a Sergio Castellitto

Migliore attrice protagonista a Penélope Cruz

Candidatura miglior film

Candidatura miglior regia

Candidatura migliore attrice non protagonista a Claudia Gerini

Candidatura migliore sceneggiatura

Candidatura migliori costumi

Candidatura miglior montaggio

Candidatura miglior scenografia

Candidatura miglior fonico di presa diretta

Candidatura miglior produttore

Nastro d'argento 2005

Migliore sceneggiatura

Migliore montaggio

Migliore scenografia

Migliore canzone originale (Un senso) a Vasco Rossi e Saverio Grandi

Candidatura miglior regista del miglior film

Candidatura miglior produttore

EFA 2004

Migliore attrice (Premio del Pubblico) a Penélope Cruz

Candidatura miglior attrice protagonista a Penélope Cruz

Candidatura miglior attore (Premio del Pubblico) a Sergio Castellitto

Goya 2005

Candidatura migliore attrice protagonista a Penélope Cruz

Candidatura migliore sceneggiatura non originale

 


 
 
 

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