Non ti muovere (2004)


Non ti muovere
Italia Spagna UK 2004 dramma 2h5’
Regia: Sergio Castellitto
Soggetto: Margaret Mazzantini (romanzo)
Sceneggiatura: Margaret Mazzantini, Sergio Castellitto
Fotografia: Gianfilippo Corticelli
Montaggio: Patrizio Marone
Musiche: Lucio Godoy
Scenografia: Francesco Frigeri
Costumi: Isabella Rizza
Penélope Cruz: Italia
Sergio Castellitto: Timoteo
Claudia Gerini: Elsa
Angela Finocchiaro: Ada
Marco Giallini: Manlio
Pietro De Silva: Alfredo
Vittoria Piancastelli: Raffaella
Elena Perino: Angela
Renato Marchetti: Pino
Gianni Musy: padre di Elsa
TRAMA: Una quindicenne cade dal motorino e viene trasportata nell’ospedale in cui il padre Timoteo lavora come chirurgo. Mentre un collega opera la ragazza, Timoteo ripensa al passato e si mette a nudo, facendo cadere la propria maschera di genitore e di marito modello. In un immaginario dialogo con la figlia, rivela la storia di un amore extraconiugale consumato in una torrida estate di tanti anni prima.
VOTO 6

Dopo un esordio alla regia (Libero Burro) che non ha entusiasmato molto la critica, Sergio Castellitto torna dietro la macchina da presa in stretta collaborazione con la moglie scrittrice del premiatissimo romanzo che è il soggetto del film, Margaret Mazzantini: Premio Strega 2002, Premio Rapallo Carige per la donna scrittrice e Premio Grinzane Cavour 2002. Con il buon cast a disposizione e lui stesso nel ruolo importante, realizza un dramma forte, recitato, ahimè, un bel po’ sopra le righe, quasi anticipando le urla isteriche del cinema di Muccino.

Dramma imperniato su temi forti: l'amore viscerale, la marginalità sociale e il senso di colpa che tormenta il personaggio del regista, Timoteo, uomo scosso a seguito di un incidente occorso alla figlia quindicenne in motorino, che ripercorre in poco tempo le vicende personali.

La storia. Timoteo, chirurgo affermato ma emotivamente irrisolto, viene travolto dal panico quando la figlia quindicenne Angela (Elena Perino) arriva in ospedale in fin di vita dopo un incidente. Mentre attende l’esito dell’operazione, il suo sguardo cade su una donna seduta sotto la pioggia, e quel dettaglio – le scarpe rosse – lo riporta a un passato che ha cercato di seppellire. Anni prima, bloccato in una borgata romana, aveva incontrato Italia (Penélope Cruz), una giovane donna fragile e isolata. Da quell’incontro era nato un rapporto segnato da violenza, colpa e un amore inatteso che aveva messo in crisi la sua identità borghese. Italia, segnata da una vita di abusi e povertà, aveva trovato in Timoteo un sentimento che credeva impossibile. La loro relazione, iniziata nel modo più brutale, si era trasformata in un legame che sfidava le convenzioni e la morale. Quando Italia rimane incinta, Timoteo oscilla tra il desiderio di fuggire con lei e il peso della sua vita familiare. Il ricordo di quel periodo riaffiora mentre la vita di Angela è appesa a un filo.

Il ritorno mentale a Italia porta Timoteo a rivivere la spirale di scelte mancate e bugie che hanno segnato entrambi. Italia, convinta di essere stata abbandonata, decide di interrompere la gravidanza, un gesto che la condurrà verso un destino tragico. Timoteo, incapace di lasciare la moglie Elsa (Claudia Gerini) nonostante l’amore per Italia, resta intrappolato tra due mondi che non riesce a conciliare. Quando finalmente decide di seguirla e costruire una vita insieme, è troppo tardi: Italia ha un’emorragia durante il viaggio e muore in un ospedale in costruzione, tra le braccia dell’uomo che l’ha amata e ferita. Nel presente, Angela sopravvive grazie all’intervento disperato del padre, ma Timoteo resta solo con il peso della sua storia. Tornando alla finestra, scopre che la sedia dove immaginava Italia è vuota, simbolo di un’assenza che non smetterà di accompagnarlo. In un gesto di devozione, porta una delle scarpe rosse della donna nel punto in cui la vedeva seduta. È il suo modo di chiedere perdono, di ricordare e di accettare che l’amore, quando arriva, può essere tanto salvifico quanto devastante.

Indubbiamente l’argomento è forte, intenso, un vero dramma di vita, ma non sono mai riuscito ad apprezzarlo veramente. Non lo trovo molto riuscito anche perché, di base è un bel romanzo ma difficile e da qui derivano le difficoltà per realizzare il film da apprezzare totalmente. È un pugno nello stomaco che arriva piano, che non stende, ma che fa male. Non è perfetto, si poteva, si doveva far meglio, ma il soggetto è un’anguilla non facile da tenere a freno: può sfuggire di mano a chiunque, figuriamoci ad un bravissimo attore che ancora doveva imparare bene il mestiere di regista.

Penélope Cruz era già una delle attrici più importanti della scena internazionale, specialmente dopo i successi dei premiati film di Almodóvar. Lei qui appare adatta e rappresenta il nucleo emotivo e tragico della storia, lasciandosi trasformare in una donna sfortunata che nonostante tutto attraversa la vita del coprotagonista Timoteo. I premi arrivano puntuali, ma sono sempre stato del parere che si poteva far meglio.

Riconoscimenti
David di Donatello 2004
Miglior attore protagonista a Sergio Castellitto
Migliore attrice protagonista a Penélope Cruz
Candidatura miglior film
Candidatura miglior regia
Candidatura migliore attrice non protagonista a Claudia Gerini
Candidatura migliore sceneggiatura
Candidatura migliori costumi
Candidatura miglior montaggio
Candidatura miglior scenografia
Candidatura miglior fonico di presa diretta
Candidatura miglior produttore
Nastro d'argento 2005
Migliore sceneggiatura
Migliore montaggio
Migliore scenografia
Migliore canzone originale (Un senso) a Vasco Rossi e Saverio Grandi
Candidatura miglior regista del miglior film
Candidatura miglior produttore
EFA 2004
Migliore attrice (Premio del Pubblico) a Penélope Cruz
Candidatura miglior attrice protagonista a Penélope Cruz
Candidatura miglior attore (Premio del Pubblico) a Sergio Castellitto
Goya 2005
Candidatura migliore attrice protagonista a Penélope Cruz
Candidatura migliore sceneggiatura non originale






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