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Pecore sotto copertura (2026)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 11 minuti fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Pecore sotto copertura

The Sheep Detectives

UK USA 2026 thriller fantasy 1h49’

 

Regia: Kyle Balda

Soggetto: Leonie Swann (romanzo Glennkill)

Sceneggiatura: Craig Mazin

Fotografia: George Steel

Montaggio: Martin Walsh, Paul Machliss, Al LeVine

Musiche: Christophe Beck

Scenografia: Suzie Davies

Costumi: Rosa Dias

 

Hugh Jackman: George Hardy

Nicholas Braun: ag. Tim Derry

Nicholas Galitzine: Elliot Matthews

Molly Gordon: Rebecca Hampstead

Tosin Cole: Caleb Merrow

Hong Chau: Beth Pennock

Emma Thompson: Lydia Harbottle

Kobna Holdbrook-Smith: reverendo Hillcoate

Conleth Hill: Ham Gilyard

Jasper Ambrose: Oliver

Mandeep Dhillon: postina Jo

 

TRAMA: Ogni sera un pastore legge libri gialli alle sue pecore. Quando viene trovato morto, il gregge si improvvisa detective e, tra indizi improbabili e deduzioni buffe, tenta di risolvere uno strano caso misterioso.

 

VOTO 7

 

 

Be’, il sottogenere, quello degli animali che parlano in mezzo agli uomini, che ovviamente non sanno che hanno a che fare con esseri intelligenti, senzienti e parlanti (tra loro), è molto frequentato e si contano centinaia di film. Spessissimo simpatici e ottimi intrattenitori, le produzioni di questo tipo fanno trascorrere quasi sempre – quando riusciti – un paio di orette con il sorriso e non disdegnano a volte anche commuovere. L’importante è che sia ben fatto, che la storia sia interessante e che il soggetto sia piacevole, anche se prende la piega del giallo, proprio come in questo caso. Ma se il film in questione è da premiare con tutta la nostra attenzione è prima di tutto merito di un regista-animatore che ha già una discreta esperienza positiva e buonissimi risultati.

 

 

Kyle Balda è infatti ormai un esperto del settore, avendo alle spalle la responsabilità dell’animazione in film famosi come (solo per fare qualche esempio) The Mask, Jumanji, Mars Attacks!, Toy Story 2, Monsters & Co., Cattivissimo me, e come regista autore anche dei Minions ed uno dei Cattivissimo me: un portfolio che è certamente un buon biglietto da visita. Nell’occasione realizza una storia sempre con attori reali e animali “digitali”. Per meglio intendersi il regista ha utilizzato una tecnica ibrida live‑action + VFX, dove gli attori reali interagiscono con pecore animate o digitalmente modificate. Non è un film d’animazione: è un live‑action con animali “parlanti” resi credibili tramite CGI avanzata, una soluzione simile a quella usata molte altre volte.

 

 

Il film, va detto innanzitutto, fa centro perché non è la solita storia simpatica e intrattenitrice ma è un vero mistery, per cui si fa seguire come un film appassionante che tiene alta la suspence fino alla fine: un vero thriller con tanto di killer! Che pretendere di più che sorridere e appassionarsi? Perché, attenti, il titolo italiano, come sempre è impreciso, molto meglio l’originale: Le pecore detective. Tutto un programma! Merito anche di Craig Mazin (alcuni Scary Movie e altri noti film nel carnet, ma soprattutto Chernobyl e The Last of Us) che ha scritto una sceneggiatura spumeggiante e piacevole, il quale si è detto “incantato da quanto fosse intelligente, commovente e filosofico”.

 

 

Nel villaggio inglese di Denbrook, il pastore di pecore lanose George Hardy (Hugh Jackman) passa le giornate a leggere romanzi gialli al suo gregge di bestie che vivono in un’ingenuità quasi infantile: credono che la morte non esista e che, alla fine della vita, ci si trasformi in nuvole. Quando George viene trovato morto fuori dalla sua roulotte, il giovane reporter Elliot sospetta un omicidio e convince l’imbranato agente Tim Derry a indagare. Tim scopre che George è stato avvelenato, ma le pecore decidono di risolvere il caso da sole, guidate dalla brillante Lily, dal mnemonico Mopple e dal solitario Sebastian. Durante la lettura del testamento emergono segreti familiari: George aveva due figli gemelli dati in adozione, e la figlia Rebecca è appena arrivata dagli Stati Uniti. Un braccialetto trovato nel prato e tracce di bacche velenose sulle sue scarpe portano all’arresto della ragazza, ma qualcosa non torna.

 

 

Lily e Mopple scoprono che il vicino Caleb collabora con il macellaio Ham per uccidere le pecore, mae Sebastian muore proteggendole, costringendo Lily ad affrontare per la prima volta la realtà della morte. Parlando con il fantasma di George, capisce che Rebecca è innocente e che qualcuno l’ha incastrata. Le pecore aiutano Tim a ricostruire la verità: Elliot è in realtà… spoiler!. Smontato il piano, la giovane decide di prendersi cura del gregge e di salvare le pecore francesi di Caleb dalla macellazione. Lily adotta l’Agnello d’Inverno, chiamandolo George, e guardando il cielo vede una nuvola che ricorda Sebastian: un ultimo saluto che chiude la storia con una nota dolce e malinconica.

 

 

È un film thriller o una fiaba? Un po’ tutto e la sceneggiatura e la regia siccome sono ben abbinate producono una trama interessante che non manca di colpire perché da bravi professionisti sanno offrire la sorpresa che diventa la ciliegina sulla torta che è già buona di suo. I dialoghi sono molto simpatici e fanno spesso sorridere e rivelano prima di tutto il motivo per cui la pecora Lily è davvero intelligente fino al punto di diventare il punto di riferimento dell’intero gregge e, memore delle letture che George faceva loro dei libri gialli, ha talmente assimilato la tecnica di indagine che conduce l’imbranato unico agente di polizia del borgo (meno intelligente delle pecore) alla sorprendente soluzione.

 

 

La genialità del film sta nell’idea narrativa, rivelandosi come un whodunit con pecore detective, mescolando il giallo classico alla Agatha Christie con l’impostazione da commedia familiare. E quindi: rispettando la presenza di indizi, sospetti, testamento, colpi di scena. L’elemento originale è il punto di vista delle pecore, che ascoltano gialli, discutono, deducono, e hanno una loro logica interna. È una trovata narrativa non solo buffa, essendo strutturale, e permette di parlare di temi complessi con leggerezza. Non mancano però temi profondi come memoria, lutto e appartenenza e questi fanno sì che rendono il film più intelligente di quanto sembri. Va a finire che il cast “umano” è al servizio delle pecore, che, raffigurate, disegnate e colorate, e nelle movenze, sono molto realistiche, con la conseguenza che risultano integrate nel live‑action senza scivolare nel cartoon. Insomma, la resa visiva è parte del fascino e paiono più vere del vero.

 

 

Il cast che si guarda è eccellente: Hugh Jackman è carismatico e dà credibilità al pastore George, bravissimo; Emma Thompson (che si mette in gioco in maniera più che simpatica), Nicholas Braun, Hong Chau costituiscono l’essenziale e riuscito cast british di livello. Ma le pecore rubano la scena agli umani anche per le voci dei doppiatori: per chi lo guarda in originale come me, sono Julia Louis-Dreyfus (Lily), Bryan Cranston (Sebastian), Patrick Stewart (Sir Richfield), Bella Ramsey (Zora), Chris O’Dowd (Mopple), Regina Hall (Nuvola), che sono autorevoli voci che aggiungono personalità e pathos.

 

 

È una commedia gialla che non rinuncia alla malinconia, ma che alterna momenti buffi a riflessioni sulla perdita, ma soprattutto è deliziosamente british e coloratissimo, che ama ricordarci di “ricordare per vivere”, perché, come rimprovera la più intelligente del gruppo (e degli uomini), Lily, dimenticare non protegge, ma impoverisce, che la memoria è ciò che ci lega agli altri. Il finale con la nuvola‑Sebastian è una chiusura poetica che fa sorridere dolcemente ancora una volta in più.

 

 

Curiosità finali.

Gli arieti gemelli doppiati da Brett Goldstein si chiamano Ronnie e Reggie, un riferimento ai famigerati gemelli Kray, che dominarono la criminalità organizzata nell'East End di Londra negli anni '50 e '60.

Il gregge incontra delle pecore del vicino prato e uno di questi vicini dice “Excusez-moi” perché il gregge confinante è composto interamente da pecore vallesane dal naso nero, una razza originaria della Svizzera francofona.

Durante le riprese, gli attori si sono esibiti accanto a burattini e controfigure invece di pecore parlanti vive, con gli animali completati utilizzando effetti visivi in post-produzione.

Dialogo:

Le pecore vedono la chiesa del villaggio:

Cos'è questo?

Questa è la chiesa, dove vive qualcuno chiamato Dio.

Chi è Dio?

È un po' confuso, Dio è un pastore.

Quindi potrebbe essere il nostro pastore?

No perché anche lui è un agnello.

Cosa?

Ed è anche invisibile. Ed è fatto di pane. E fa maledette cose.

Cose da dighe? Tipo un castoro?

 Sì.

Quindi Dio è un grosso castoro invisibile, fatto di... pane?

Sì. E lo mangiano la domenica.

Povero Dio.

Non è tutto delizioso?

 


 
 
 

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