Send Help (2026)
- michemar

- 24 lug
- Tempo di lettura: 4 min

Send Help
USA Canada UK Australia Thailandia 2026 commedia nera / thriller / avventura (horror?) 1h53’
Regia: Sam Raimi
Sceneggiatura: Damian Shannon, Mark Swift
Fotografia: Bill Pope
Montaggio: Bob Murawski
Musiche: Danny Elfman
Scenografia: Ian Gracie
Costumi: Anna Cahill
Rachel McAdams: Linda Liddle
Dylan O’Brien: Bradley Preston
Edyll Ismail: Zuri
Dennis Haysbert: Franklin
Xavier Samuel: Donovan
Chris Pang: Chase
Thaneth Warakulnukroh: capitano della barca
Emma Raimi: River
Kristy Best: Polly Perera
TRAMA: Un incidente aereo lascia solo due sopravvissuti; un’impiegata molto efficiente e il suo datore di lavoro antipatico e presuntuoso. I due, dopo la tragedia, dispersi su un’isola remota, nonostante la relazione difficile che intercorre tra loro, dovranno utilizzare al meglio le loro abilità per cercare di sopravvivere.
VOTO 6,5

Accidenti! Altro che #MeToo! Qui si realizza una vera e studiata vendetta, una felice rivalsa sulle angherie del maschilismo e dell’atteggiamento presuntuoso dei fanatici proprietari di imprese per giunta ereditate. Il ritorno sul set di Sam Raimi, regista che predilige trame a cavallo tra il thriller e l’horror, è caratterizzato da una trama che è una battaglia sotto varie forme ma che inizia con le primissime sequenze e termina solo, sotto la più chiara forma, poco prima dei titoli di coda. Una versione dark e, a tratti, comicamente truculenta della battaglia dei sessi, esasperata e anti-intellettualista, e perfino una sorta di lotta di classe in cui lo spettatore non può fare a meno di tifare per il personaggio femminile. E per motivi facili e istintivi: prima di tutto lei è una “sfigata” in tutti i sensi (anche di presenza fisica) e poi perché il suo capo non può essere più antipatico di quello che è, insuperabilmente.

Più che “mandate aiuto”, lei, la femmina scatenata, è “non voglio aiuti, ci penso da me a cavarmela e a risolvere la situazione”: non lo dice ma lo si deduce solo nel finale, momento nel quale la protagonista Linda sorride, finalmente bella per come poteva essere, pulita, raggiante e ricca. Finalmente al posto che meritava, in fondo, perbacco. Sebbene sia in realtà una commedia nerissima e a tratti violenta, ma soprattutto classicamente cattiva, è pur sempre una commedia, seppure sotto un vestito cinico, cupo, forse persino caricaturale, di certo surreale, che nel cinema è sempre piaciuto, non va negato.
Linda Liddle (Rachel McAdams) è una dipendente stratega aziendale brillante, abituata a muoversi in un ambiente dove il merito è spesso oscurato da giochi di potere e promesse non mantenute. Convinta di essere prossima a una promozione, scopre invece di essere stata scavalcata da un collega più carismatico, scelta che rivela la fragilità delle dinamiche interne alla compagnia. Il nuovo CEO Bradley Preston (Dylan O’Brien), uomo abituato a esercitare controllo e influenza, la invita a seguirlo in un viaggio di lavoro internazionale che dovrebbe offrirle l’occasione di dimostrare il proprio valore. Un incidente improvviso interrompe bruscamente la missione, catapultando i due su un’isola remota dove la sopravvivenza diventa l’unica priorità. Qui Linda, più pragmatica e resiliente, assume il ruolo di guida, mentre Bradley fatica ad accettare la perdita del proprio status e della propria autorità.
La convivenza forzata trasforma la loro relazione professionale in un confronto psicologico serrato, dove ogni gesto diventa una negoziazione di potere. L’isolamento mette a nudo ambizioni, insicurezze e desideri di controllo, costringendo entrambi a ridefinire i confini della dipendenza reciproca. L’isola, ostile e silenziosa, amplifica tensioni già presenti, rendendo la sopravvivenza non solo una questione fisica ma anche emotiva e morale. Mentre cercano di organizzare risorse, strategie e un fragile equilibrio, emergono alleanze temporanee, momenti di diffidenza e improvvisi ribaltamenti di ruolo. Il film costruisce un clima di ambiguità crescente, dove nulla è davvero stabile e ogni scelta può cambiare la direzione del loro rapporto. In questo spazio sospeso, Linda e Bradley si trovano a confrontarsi non solo con l’ambiente, ma con ciò che sono davvero quando cadono le maschere del mondo aziendale.
La trama, mancando volutamente dello spoiler, potrebbe erroneamente far pensare ad un classico survival movie come va tanto di moda, ed invece è una battaglia non tanto con l’ambiente quanto per la guerra feroce tra i due protagonisti che si alternano tra gentilezze e tranelli. Più si va avanti e più la situazione si incancrenisce, fino a quando arrivano altri due personaggi che li stanno affannosamente cercando, ma siccome qui le regole non valgono è tutto peggio per loro, perché la falsa mite Linda ha ormai un diabolico piano in mente e ha tutte le intenzioni per portarlo a termine, costi quel che costi, anche con qualche omicidio.
È più che la guerra dei mitici Roses, qui non si tratta di una coppia scoppiata pronta a danneggiarsi l’un l’altra: qui ci si trova davanti ad una battaglia per la sopravvivenza fisica verso la natura e verso il nemico che dorme a qualche metro. Sam Raimi gioca con i dubbi e le sorprese e, con una certa abilità che gli si riconosce, aumentando il tasso di cattiveria pura e schietta, sempre mascherata da sorrisi ipocriti. La sceneggiatura poi fa il suo giusto lavoro, rendendo il capo insopportabile ed inaffidabile, salvo che alla fine verificheremo sul campo chi è veramente la persona più cattiva, o, a dirla con Joachim Trier, la persona peggiore del mondo. Sam Raimi prende il microcosmo aziendale – fatto di soprusi gentili, umiliazioni normalizzate e potere esercitato senza responsabilità – e lo trascina lontano dalla civiltà, su un’isola deserta della Thailandia dove le regole saltano ma gli istinti restano. È lì che il film trova la sua vera natura: non un semplice survival thriller, ma una favola nera sul controllo.
Regia esperta, mano sicura, Sam Raimi conosce il genere e lo pratica con soddisfacenti risultati. Dylan O’Brien ha la faccia giusta per essere insopportabile, Rachel McAdams sa essere bruttina per tutto il film, ma anche raggiante di bellezza quando ha raggiunto il suo scopo. Ci si diverte e ciò è sufficiente.






Commenti