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Per chi suona la campana (1943)

Immagine del redattore: michemar
michemar
31 lug
Tempo di lettura: 6 min

Per chi suona la campana

For Whom the Bell Tolls

USA 1943 storico 2h50’ (per la TV 2h36’ se senza tagli)

 

Regia: Sam Wood

Soggetto: Ernest Hemingway (romanzo)

Sceneggiatura: Dudley Nichols

Fotografia: Ray Rennahan

Montaggio: John F. Link Sr., Sherman Todd

Musiche: Victor Young

Scenografia: William Cameron Menzies

 

Gary Cooper: Robert Jordan

Ingrid Bergman: María

Akim Tamiroff: Pablo

Katina Paxinou: Pilar

Fortunio Bonanova: Fernando

Vladimir Sokoloff: Anselmo

Arturo de Córdova: Agustín

Mikhail Rasumny: Rafael

Eric Feldary: Andrés

Victor Varconi: primitivo

Joseph Calleia: El Sordo

Lilo Yarson: Joaquin

Alexander Granach: Paco

Adia Kuznetzoff: Gustavo

Leonid Snegoff: Ignacio

Leo Bulgakov: generale Golz

Duncan Renaldo: tenente Berrendo

Frank Puglia: capitano Gomez

Pedro de Cordoba: colonnello Miranda

 

TRAMA: Siamo in piena guerra civile spagnola. Robert è un volontario americano antifranchista; appoggiandosi a un gruppo di repubblicani locali deve far saltare un ponte per impedire l’intervento delle truppe nemiche. Sarà aiutato nella sua missione anche dalla giovane e bella Maria di cui si innamora.

 

VOTO 7

 

 

Fiumi di inchiostro per questo bel film tratto dal mitico romanzo di Ernest Hemingway ed io a distanza di anni non mi permetto di aggiungere al tanto detto, ma lo spunto per aggiungere qualcosa in più e, magari, di inedito, me lo ha fornito un amico virtuale

 

 

Questa persona, che svolge compiti di critico e organizzatore del palinsesto di Rai Movie, è il gentilissimo Alberto Farina, che mi ha concesso l’onore ed il piacere di presentare questo storico film con le sue parole, scelta che ho adottato perché la storia che racconta è bella e curiosa. Inutile che io aggiunga nulla ai tanti articoli di critica che sono stati scritti in merito sul film. Leggete con attenzione perché è molto simpatico.

 

 

Non so se Gino - il feroce capobidello del liceo Lucrezio Caro - avesse mai letto Hemingway, ma ricordo bene che amava irrompere nelle classi al suono della campanella che sanciva la fine delle lezioni con la frase “Per chi suona la campana?” Sia come sia, il romanzo di “Papa” Ernst è rimasto nell’immaginario collettivo in gran parte grazie al film che ne trasse Sam Wood nel lontano 1943, e che in Italia sarebbe arrivato 5 anni dopo. Un film che ricordavo di aver visto al cinema con i miei genitori e che sebbene mi fosse piaciuto mi era rimasto in pratica nella memoria solo per la pettinatura di Ingrid Bergman.

 

 

All’epoca ignoravo alcune cose, che mi sono state progressivamente rivelate dal solito, folle, scatenato, inarrestabile Nunziante Valoroso, uno di quei cinefili la cui passione sfiora la psicopatia e che, quindi, sono fra gli interlocutori più inestimabili di chi si occupa di cinema del passato. Per esempio, non sapevo che la copia che circolava in sala nel 1978 era una riedizione con un doppiaggio nuovo rispetto a quello del 1948. E non sapevo nemmeno che fosse sensibilmente più corta della versione uscita in sala nell’immediato dopoguerra. Mancava quasi una mezz’ora di roba, in parte fegatelli quasi irrilevanti, ma anche almeno un paio di scene succulente (ci torneremo su dopo): abbastanza per consentire agli esercenti di fare uno spettacolo in più al giorno e vendere qualche biglietto di più.

 

 

Di quel doppiaggio del 1978 sembrano essersi perse le tracce e Nunziante lo sta cercando da anni come un graal. Nel frattempo è stato fatto un ulteriore doppiaggio della versione integrale, ma è una roba moderna, con voci e sonorità che non fanno scopa con il look del film. La trovate su Amazon Prime Video. Mentre è su Rai Movie che, venerdì sera, troverete il doppiaggio originale del 1948 - o almeno la parte che non è andata perduta, perché anche in questo caso delle scene tagliate all’epoca pare non sia rimasta l’edizione italiana.

 

 

Ma allora perché dovreste vedere questa versione? Soprattutto perché le scene tagliate abbiamo dovuto sottotitolarle e questo consente di capire cosa mancasse e provare ad intuire alcuni dei motivi per queste mutilazioni. Quasi certamente c’era un’intenzione vagamente censoria: erano zompati alcuni riferimenti alla partecipazione attiva dell’Italia fascista, assieme ai nazisti tedeschi, nella Guerra Civile spagnola, a fianco dei “cattivi” capitanati dal generalissimo Francisco Franco. E poi erano state espunte due scene molto lunghe che meritano di essere riscoperte.

 

 

La prima, che è interessante anche a livello formale, è un flashback narrato da Pilar, il personaggio con cui Katina Paxinou si beccò un Oscar come miglior comprimaria. Si vede come la rivolta del popolo contro i maggiorenti corrotti di un villaggio montano diventa rapidamente una strage incontrollata dove non si fanno prigionieri: una sequenza di esecuzioni sempre più efferate, in cui la ferocia prende subito la mano allo spirito rivoluzionario. C’è molto spirito di Hemingway, qui: l’odio per i baroni, i fascisti, i collaborazionisti che diventa pietà per gli esseri umani vittime della violenza che loro stessi hanno nutrito negli anni, ma che si ingrassa e rinforza di invidie sociali, grettezza e interesse economico. Una sequenza fortissima, resa ancora più interessante dal fatto che l’unica voce che sentiamo è quella della narratrice Pilar: è lei, per dire, a pronunciare anche tutte le battute pronunciate dai vari personaggi, perfettamente a sinc con il loro labiale.

 

 

Sarà stata una idea di regia o di sceneggiatura? Sam Wood non è uno dei registi classici di cui oggi ancora si parla, ma “Per chi suona la campana” è capace spesso di sorprendere con scelte di stile sorprendenti come questa. E c’è un uso marcato del chiaroscuro, delle silhouettes, della profondità di campo (occhio a quel paio di inquadrature in cui colonne di soldati in marcia scorrono su tre o quattro piani molto distanti uno dall’altro), della scenografia (e qui sappiamo che c’è di mezzo William Cameron Menzies, production designer memorabile, anche regista in proprio, fra l’altro di un paio di celebri titoli di fantascienza). Che il merito vada a Wood oppure a una squadra di talenti straordinaria, il film si distingue parecchio rispetto alla media delle produzioni a colori di allora.

 

 

L’altra scena corposa che era stata eliminata e che ritroverete nella versione di Rai Movie venerdì sera racconta l’assedio di un manipolo di fascisti a un manipolo di repubblicani ribelli che presidiano un cocuzzolo esposto e, da bravi cecchini, bloccano l’avanzata dei nemici. C’è un ambizioso ufficialetto che si sente molto eroico ma non riesce a mandare i suoi soldati all’assalto, perché questi hanno, giustamente, paura di farsi impallinare e trovano inutile esporsi al fuoco quando si sa che di qui a poco ci penserà l’aviazione a spianare la strada. E lui insiste, strepita, minaccia, finché alla fine provvede a beccarsi lui quello che si meritano certi imbecilli impregnati di retorica bellicistica e di zelo. La scena è tragica, ovviamente, ma è la tragedia di un uomo ridicolo.

 

 

Che altro dire? Che Akim Tamiroff, nel ruolo di Pablo, a volte riesce a rubare la scena perfino all’irrefrenabile Paxinou. Che Cooper e la Bergman sono belli in modo assurdo. Che alcuni temi - in particolare quello dell’amore reso impossibile dall’eroismo - sono molto, molto vicini a quelli di “Casablanca”, girato subito prima di questo (lo rivedrete in prima serata la prossima settimana). E che l’apparente ingenuità di alcune battute nasconde una capacità di pathos che il cinema più recente di rado sa trovare.

 

 

Il senso della scelta di recuperare il doppiaggio originale serve anche a questo. Anche se talvolta è impreciso nelle traduzioni, il sonoro del 1948 è figlio dello stesso decennio del film e contribuisce a riportarci a quel tempo e a quel cinema, molto più sofisticato ed espressivo di quel che non creda chi non ha avuto modo di conoscerlo. E le parti sottotitolate consentono comunque di ascoltare le voci originali e, magari, invogliare a cambiare il canale audio per vedersi tutto il film in inglese, il che, come sa chi guarda Rai Movie, è un’altra di quelle cose a cui teniamo abbastanza.

 

 

Un accenno alla trama, anche se è molto nota. Durante la Guerra civile spagnola, l’americano Robert Jordan, insegnante di lingue e dinamitardo esperto, combatte nelle Brigate Internazionali contro le forze fasciste di Franco. Gli viene affidata una missione disperata: far saltare un ponte strategico per impedire ai fascisti di inviare rinforzi contro un imminente attacco repubblicano. Guidato dal vecchio guerrigliero Anselmo, Jordan raggiunge un gruppo di combattenti locali guidati da Pablo, uomo ambiguo e riluttante a rischiare la vita della sua banda. Jordan si innamora di María, giovane guerrigliera segnata dalla violenza dei falangisti. Le tensioni con Pablo crescono, finché Pilar, sua moglie, prende il comando e garantisce l’appoggio al piano. Dopo la distruzione di un gruppo alleato guidato da El Sordo, Pablo tenta di sabotare la missione distruggendo l’attrezzatura per la detonazione, ma poi si pente e torna ad aiutare. Jordan e Anselmo improvvisano un sistema di esplosione con granate, riuscendo a far saltare il ponte, ma Anselmo muore. Durante la fuga, Jordan rimane gravemente ferito: non potendo muoversi, saluta María e la convince a mettersi in salvo. Rimasto solo, imbraccia una mitragliatrice Lewis e affronta i soldati fascisti in arrivo.

 

 

Che film! E grazie all’amico Alberto per questa interessantissima presentazione.

 

Riconoscimenti

Oscar 1944

Miglior attrice non protagonista a Katina Paxinou

Candidatura miglior film

Candidatura miglior attore protagonista a Gary Cooper

Candidatura miglior attrice protagonista a Ingrid Bergman

Candidatura miglior attore non protagonista a Akim Tamiroff

Candidatura migliore fotografia

Candidatura migliore scenografia

Candidatura miglior montaggio

Candidatura miglior colonna sonora

Golden Globe 1944

Miglior attore non protagonista a Akim Tamiroff

Miglior attrice non protagonista a Katina Paxinou

 


 
 
 

1 commento


Nunziante
07 ago

Uno dei miei film del cuore e, come ha auspicato Alberto, spero di trovare presto l'edizione del 1978 che aveva un doppiaggio moderno particolarissimo, molto fedele al linguaggio anche sboccato di Hemingway. Molte delle foto che illustrano l' articolo sono tratte dalle lobby cards tedesche della Universal anni '60 e sono molto affascinanti

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