Quella casa nel bosco (2011)
- michemar

- 3 lug
- Tempo di lettura: 3 min

Quella casa nel bosco
The Cabin in the Woods
USA 2011 horror 1h35’
Regia: Drew Goddard
Sceneggiatura: Drew Goddard, Joss Whedon
Fotografia: Peter Deming
Montaggio: Lisa Lassek
Musiche: David Julyan
Scenografia: Martin Whist
Costumi: Shawna Trpcic
Kristen Connolly: Dana Polk
Chris Hemsworth: Curt Vaughan
Anna Hutchison: Jules Louden
Fran Kranz: Marty Mikalski
Jesse Williams: Holden McCrea
Richard Jenkins: Gary Sitterson
Bradley Whitford: Steve Hadley
Brian J. White: Daniel Truman
Amy Acker: Wendy Lin
Tim De Zarn: Mordecai
Tom Lenk: Ronald
Dan Payne: Matthew Buckner
Jodelle Ferland: Patience Buckner
Sigourney Weaver: la direttrice
TRAMA: Un gruppo di cinque giovani amici decide di concedersi qualche giorno di relax e divertimento partendo insieme alla volta di un vicino bosco, dove è situata la baita del cugino di uno dei ragazzi. Con il passare delle ore, però, qualcosa comincia a palesarsi.
VOTO 6

Se un regista giovane e in gamba vuol girare un film per farsi notare all’esordio ed è appassionato di cinema di tensione, magari con qualche passo nell’horror, può benissimo iniziare dalla classica casa nel bosco. Quanti film di genere cominciano la trama con l’idea innocente di concedersi una vacanza in una baita isolata, convinti che si divertiranno? Non si contano, diciamo la verità. Ecco, quindi, il film per scuotere la monotonia di una serata alla TV o sulla piattaforma streaming: è quello adatto.

Un gruppo di cinque studenti decide di trascorrere un weekend in una vecchia casa isolata, situata in una zona remota e circondata da fitti boschi. Il viaggio sembra una classica fuga dalla routine, ma fin dall’inizio emergono segnali inquietanti: la casa è fatiscente, l’ambiente ostile, e un misterioso benzinaio li mette in guardia con toni sinistri. Mentre esplorano la casa, i ragazzi trovano una cantina piena di oggetti strani e apparentemente innocui, che però sembrano esercitare un’attrazione inspiegabile. Ogni scelta che compiono, ogni gesto, sembra innescare qualcosa che non comprendono.

Parallelamente, in un laboratorio sotterraneo, un gruppo di tecnici osserva e commenta ciò che accade nella casa, come se tutto facesse parte di un piano più grande. Le loro conversazioni suggeriscono che gli eventi non sono casuali, ma orchestrati con precisione. La storia procede su due binari: da un lato l’esperienza dei ragazzi, che vivono un crescendo di tensione e minacce; dall’altro la struttura sotterranea, che rivela un sistema complesso e inquietante. Man mano che la situazione precipita diventa chiaro che la casa nel bosco non è solo un luogo isolato, ma il fulcro di un meccanismo che coinvolge rituali, scelte e conseguenze che vanno ben oltre la comprensione dei protagonisti.

Come precisato nell’introduzione e come si percepisce dalla sinossi, il film gioca con le convenzioni dell’horror, ribaltandole e ampliandole, fino a condurre la storia verso una dimensione più ampia, dove ciò che accade nella casa è solo una parte di un disegno molto più grande.

Certo, pare proprio un plot classico, come tanti, ma il regista Drew Goddard – che ci sorprenderà sei anni dopo con il buonissimo 7 sconosciuti a El Royale – sa condurre il discreto gioco tra horror e una ironica comicità che in alcuni momenti stempera la tensione. Poteva essere il solito b-movie (termine che non va mai considerato un difetto) ed invece il regista se la cava egregiamente mescolando vari sottogeneri: horror, splatter, zombi e riferimenti sociologici (vedi Hollywood e dintorni).

Il buon cast aiuta parecchio e i risultati non sono mancati, dal momento che questo film d’esordio ha saputo conquistarsi ben 20 premi e 34 candidature soprattutto nel Nordamerica e nei festival dedicati al genere.






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