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Red Rocket (2021)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 53 minuti fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Red Rocket

USA 2021 commedia 2h10’

 

Regia: Sean Baker

Sceneggiatura: Sean Baker, Chris Bergoch

Fotografia: Drew Daniels

Montaggio: Sean Baker

Scenografia: Stephonik

Costumi: Shih-Ching Tsou

 

Simon Rex: Mikey “Saber” Davies

Suzanna Son: Fragola

Bree Elrod: Lexi Davies

Brenda Deiss: Lil

Judy Hill: Leondria

Brittany Rodriguez: June

Marlon Lambert: Ernesto

Ethan Darbone: Lonnie

Tsou Shih-ching: sig.ra Phan

Parker Bigham: Nash

 

TRAMA: Trovandosi in difficoltà a Los Angeles, l’ex pornostar Mikey Saber decide di tornare con la coda tra le gambe nella città natale di Texas City, dove vivono l’ex moglie e la suocera. Proprio mentre la disfunzionale famiglia sembra poter andare avanti, Mikey incontra una giovane di nome Strawberry che lavora alla cassa di un negozio di ciambelle. Ed è così che ricasca nelle sue vecchie abitudini.

 

VOTO 7

 

 

La filmografia di Sean Baker, da anni, si distingue per un’originalità costante tanto nelle soluzioni tecniche quanto nelle scelte narrative. Il regista statunitense, figura di spicco del cinema indipendente, attira l’attenzione nel 2015 con Tangerine, storia di una prostituta transgender che scopre il tradimento del compagno e protettore, girata interamente con un iPhone 5S. Il vero salto arriva però nel 2017 con Un sogno chiamato Florida, da lui diretto, co-sceneggiato, montato e co-prodotto. Come questo, d’altronde, con cui sembra voler completare un’ideale trilogia dedicata alla rappresentazione cruda e disarmante dell’America periferica, fatta di case precarie, legami fragili e un persistente senso di smarrimento.

 

 

Mikey “Saber” Davies (Simon Rex), ex pornostar ormai in rovina, torna dopo diciassette anni nella sua città natale, Texas City, senza soldi né prospettive. Si presenta alla porta della moglie da cui è separato, Lexi (Bree Elrod), e della madre di lei, Lil (Brenda Deiss), implorando ospitalità. Le due accettano a malincuore, imponendogli però di trovare un lavoro e contribuire alle spese. Mikey tenta vari colloqui, ma il suo passato nel porno e il lungo vuoto nel curriculum gli impediscono di essere assunto. Per sopravvivere, torna a spacciare marijuana per conto di Leondria (Judy Hill), madre di un suo ex compagno di scuola, e si muove in città con la vecchia bicicletta dei figli di Lexi. Nel frattempo, riallaccia un rapporto sessuale con Lexi, che gli concede nuovamente il suo letto. Un giorno, in una pasticceria di donut, conosce Fragola (Suzanna Son), una ragazza di 17 anni che lavora al bancone. Mikey ne rimane subito affascinato e inizia a frequentarla, convincendola a lasciargli vendere droga ai clienti del locale. La loro relazione diventa presto sessuale e lui comincia a fantasticare di portarla con sé a Los Angeles per lanciarla nel mondo del porno, vedendo in lei la chiave per il proprio ritorno alla ribalta.

 

 

Mikey trascura sempre più Lexi e si vanta dei soldi guadagnati con lo spaccio. Coinvolge anche Lonnie (Ethan Darbone), un vicino ingenuo e facilmente influenzabile, che finisce per causare un incidente stradale mentre Mikey gli parla dei suoi piani con Fragola. Lonnie si assume tutta la colpa, mentre Mikey fugge. Quando Lexi scopre il tradimento, chiama Leondria per vendicarsi: i figli della donna, capeggiati dalla grintosa June (Brittany Rodriguez), irrompono in casa e gli portano via i 3.000 dollari guadagnati. Mikey scappa nudo dalla finestra e implora Leondria di restituirgli il denaro; lei gli concede solo 200 dollari per lasciare la città e gli intima di non tornare. Sfinito e umiliato, Mikey cammina tutta la notte fino a casa di Fragola, deciso a partire con lei. Quando arriva, disidratato e allo stremo, immagina la ragazza accoglierlo in bikini rosso, danzando per lui: un’ultima, ambigua visione sospesa tra desiderio, illusione e disperazione.

 

 

Sean Baker prosegue così il suo percorso di esplorazione dell’America marginale, ma lo fa con un tono ancora più corrosivo e ambiguo. Il film ruota attorno a Mikey Saber, ex pornostar fallita che torna nella natia Texas City con la stessa energia di un venditore porta a porta e la stessa moralità di un truffatore di provincia. Lo stesso regista racconta di essersi imbattuto in figure simili durante le sue ricerche nel mondo dell’hard: uomini affascinanti in superficie, capaci di far ridere e di risultare perfino simpatici, salvo poi rivelare un lato manipolatorio e tossico. È proprio questa ambivalenza a guidare la costruzione del personaggio: Mikey è un tipo di uomo che nell’industria pornografica indica chi sfrutta gli altri pur non percependosi come carnefice. Narcisista, vittimista, ottimista fino all’autoinganno, è un archetipo reale che Baker trasforma in un irresistibile catalizzatore di caos. Il regista vuole che lo spettatore provi la stessa oscillazione emotiva che lui stesso ha sperimentato: divertirsi con Mikey, salvo poi chiedersi perché. È qui che il film trova la sua forza: nella capacità di farci ridere mentre ci mette a disagio, di farci seguire un protagonista moralmente riprovevole senza mai assolverlo.

 

 

Accanto al ritratto umano, Baker innesta un immaginario sorprendente. Negli ultimi anni si è immerso nel cinema italiano degli anni ‘70 - dai polizieschi ai gialli, fino alla commedia sexy - e questo lavoro porta con sé quell’energia sfrontata, popolare, a tratti volutamente sgangherata. L’omaggio a Ornella Muti, che ispira il personaggio di Strawberry, è solo la punta dell’iceberg: il regista ammette di aver trovato ispirazione da alcuni autori italiani che vede come riferimenti (Fernando Di Leo, Sergio Martino e Umberto Lenzi), filtrando però attraverso il suo personale sguardo contemporaneo e umanista. A questa matrice europea si somma l’influenza del road movie emotivo e imprevedibile. Il risultato è un ibrido vivace, un film che corre libero tra generi e suggestioni senza mai perdere la sua identità.

 

 

La produzione stessa riflette lo spirito del film, essendo un’opera nata durante la pandemia, girata con una troupe ridottissima: dieci persone costrette a ricoprire più ruoli, in un set che somiglia più a una piccola comunità che a una macchina industriale. Questa essenzialità si traduce in un’energia immediata, quasi guerrigliera, che si sente in ogni scena: la fotografia calda e polverosa (a volte sembra sgranata o carica come un 3D o sovraesposta), gli spazi periferici, la spontaneità degli interpreti non tutti professionisti.

 

 

Non può sfuggire che il film è ambientato nel 2016, l’anno in cui Donald Trump è stato eletto presidente degli Stati Uniti e se ne notano le pubblicità e l’atmosfera influenzata. Anche se non è un punto chiave della trama, gli scorci di materiale legato alle elezioni rafforzano il messaggio che Mikey è un po’ un truffatore che mente facilmente e farà e dirà qualsiasi cosa per ottenere ciò che vuole. In altre parole, è trumpiano. Simon Rex è assolutamente credibile e riesce a rendere Mikey stranamente simpatico nei panni del truffatore che parla velocemente e che non è certo stupido, solo timido nel lavorare, ma soffre di pensare di essere l’uomo più intelligente della stanza quando in realtà è un idiota immaturo che non è mai cresciuto. Il cast di supporto è fantastico, molti dei quali amatoriali: attenzione in particolare a Judy Hill e Brittney Rodriguez nei panni di una madre e una figlia spacciatrice di erba, e Brenda Deiss come Lil. Ma la vera sorpresa, ammesso che così si possa parlare, dato che è tutto il cast una sorpresa, è la giovane Suzanna Son: spigliata e imprevedibile nel ruolo di Strawberry (Fragola), notevole anche nell’esecuzione del brano principe del film, Bye Bye Bye dei NSYNC, uno dei tanti che dominano il commento musicale del film, rockettaro come le musiche.

 

 

Sean Baker firma così una commedia nera irresistibile e disturbante, che osserva l’America dimenticata con ironia, rabbia e un sorprendente affetto, un ritratto di un uomo che vive di illusioni e trascina chiunque nel suo vortice, ma è anche lo sguardo di un autore che continua a raccontare gli ultimi senza paternalismo, con una lucidità che non rinuncia mai alla vitalità del cinema.

 

 

Tipica commedia indie - definibile pop-trash, malinconica, ruvida, vitalistica - presentata al Cannes 2021, ha raccolto, oltre i giudizi molto positivi della critica internazionale, ben 10 premi e 35 candidature al di qua e al di là dell’Atlantico.

 


 
 
 

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