Room (2015)
- michemar

- 10 apr 2019
- Tempo di lettura: 3 min
Aggiornamento: 20 dic 2025

Room
Irlanda, Canada, UK, USA 2015 dramma 1h58’
Regia: Lenny Abrahamson
Soggetto: Emma Donoghue (romanzo)
Sceneggiatura: Emma Donoghue
Fotografia: Danny Cohen
Montaggio: Nathan Nugent
Musiche: Stephen Rennicks
Scenografia: Ethan Tobman, Michelle Lannon
Costumi: Lea Carlson
Brie Larson: Joy 'Ma' Newsome
Jacob Tremblay: Jack Newsome
Joan Allen: Nancy Newsome
Tom McCamus: Leo
William H. Macy: Robert Newsome
Sean Bridgers: Old Nick
Cas Anvar: dott. Mittal
TRAMA: "Ma" è prigioniera da sette anni in una stanza insieme al figlio Jack, di cinque. Jack non ha mai visto il mondo esterno e conosce solo la stanza in cui vive segregato dal loro carceriere, il Vecchio Nick. 'Ma' è riuscita a creare per Jack una possibilità di vita, però sa che questo non è abbastanza, né per lei né per lui. Escogita così un piano per fuggire, ma non sa quanto potrà essere difficile il passaggio da quell'universo chiuso al mondo là fuori.
Voto 7,5

Uno dei migliori film in assoluto del 2015 è questo dramma che assume anche i connotati di thriller (anche e fortemente mentale) diviso nettamente in due parti, le cui sezioni però sono specularmente e sorprendentemente necessarie e complementari al fine della visione totale dell’opera. Film assai drammatico che prende il cuore e lo stomaco fino a farlo sentire un horror anche non essendolo: è al massimo feroce, non nella visione ma nella sua ideazione e messa in pratica da parte di un sadico giovanotto di cui sapremo poco e forse non vorremmo sapere.

Il mondo è grande ma lo si può ridurre ad una sola stanza e il sorprendente regista Lenny Abrahamson (suoi anche gli altrettanto singolari Frank, Garage, Adam & Paul) ci fa vivere ogni minima sensazione provata dal piccolo Jack, che insieme alla mamma, chiamata semplicemente Ma, scopre le tante amicizie costituite da ciò che lo circonda: il lavandino, il lucernario, la lampadina. E quando si ha la sensazione claustrofobia che il film debba finire in quella stanza, la realtà si squarcia in una seconda parte che all’inizio sconcerta apparendo un inutile appendice ed invece diventa, come se non fosse un’altra storia, il necessario compimento e inaspettatamente il film ricomincia, con tutt’altro registro e tutt’altro dramma, stavolta psicologico: la sofferenza ricomincia lì dove pareva potesse arrivare solo felicità e quiete.

Film che ha la sua potenza narrativa ed espressiva sia in una regia d’autore sapiente – ottimamente supportata dalla efficace sceneggiatura di Emma Donoghue ed un adeguatissimo commento musicale di Stephen Rennicks - ma anche in una prova attoriale da parte di una Brie Larson che appare stupefacente a dir poco. E l’Oscar fu suo, con grandissimo merito! Per non parlare (e ci risiamo) della bravura del piccolo Jacob Tremblay, per cui vien sempre da chiedersi come fanno a scoprire questi bambini così talentuosi. Thriller fisico prima, totalmente mentale poi, quando la sofferenza psicologica esplode come una bomba atomica e chi vuol bene alla sfiancata Ma non sa più che rimedi adottare. Come noi spettatori, che vorremmo aiutarli prima e dopo, in questo racconto terribile tratto da un libro attanagliante della scrittrice Emma Donoghue - Stanza, letto, armadio, specchio (Room) - che ha curato anche la produzione e la sceneggiatura (e chi poteva fare meglio di lei?), la quale a sua volta aveva tratto spunto dall’efferato caso Fritzl scoperto nel 2008 in Austria.

Film coinvolgente, che non fa calare mai l’attenzione e la tensione. Anzi quando pare che il film stia planando riprende con vigore il volo. Bravi tutti.
Riconoscimenti
2016 - Premio Oscar
Miglior attrice protagonista a Brie Larson
Candidatura per il miglior film
Candidatura per il miglior regista
Candidatura per la migliore sceneggiatura non originale
2016 - Golden Globe
Migliore attrice in un film drammatico a Brie Larson
Candidatura per il miglior film drammatico
Candidatura per la migliore sceneggiatura






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