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Scent of a Woman - Profumo di donna (1992)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 2 mag
  • Tempo di lettura: 3 min

Scent of a Woman - Profumo di donna

Scent of a Woman

USA 1992 dramma 2h36’

 

Regia: Martin Brest

Soggetto: Giovanni Arpino (Il buio e il miele)

Sceneggiatura: Bo Goldman

Fotografia: Donald E. Thorin

Montaggio: Harvey Rosenstock, William Steinkamp, Michael Tronick

Musiche: Thomas Newman

Scenografia: Angelo P. Graham

Costumi: Aude Bronson-Howard

 

Al Pacino: tenente colonnello Frank Slade

Chris O’Donnell: Charlie Simms

James Rebhorn: sig. Trask

Gabrielle Anwar: Dana

Philip Seymour Hoffman: George Willis Jr.

Richard Venture: W.R. Slade

Bradley Whitford: Randy Slade

Leonard Gaines: Freddie Bisco

Gene Canfield: Manny

Nicholas Sadler: Harry Havemeyer

Todd Louiso: Trent Potter

Matt Smith: Jimmy Jameson

June Squibb: sig.ra Hunsaker

Frances Conroy: Christine Downes

Ron Eldard: agente Gore

 

TRAMA: Charlie Simms, di modesta estrazione sociale, frequenta un collegio esclusivo. Rischia però di non ottenere la borsa di studio per Harward, al contrario del suo amico che non corre invece rischi perché il padre è uno dei finanziatori del collegio. Charlie, intanto, accetta di fare da accompagnatore per il fine settimana a Frank Slade, un colonnello cieco, beone e scorbutico che si porta il ragazzo a New York e con il suo aiuto decide di divertirsi.

 

VOTO 6,5

 

 

Si racconta il fine settimana del giovane Charlie Simms, studente di un prestigioso collegio di Boston, che accetta un lavoro ben pagato: assistere il tenente colonnello Frank Slade, un veterano cieco, solitario e profondamente amareggiato. Quello che sembra un incarico pesante e puramente economico si trasforma in un viaggio di formazione quando Slade decide, all’improvviso, di partire per New York. Tra luci natalizie e umori contrastanti, le scelte dell’uomo costringeranno Charlie ad affrontare un dilemma doloroso, emotivamente e forse anche fisicamente rischioso.

 

 

Ci sono attori che, quando compaiono in un film, garantiscono quasi da soli un certo livello di qualità. Al Pacino è uno di loro. Dire che qui offre “l’interpretazione della vita” potrebbe sembrare un’esagerazione, considerando i suoi ruoli in film epici che hanno contrassegnato la sua straordinaria carriera (Il Padrino, Serpico e tantissimi altri); eppure, per due ore e mezza dà vita a Frank Slade con una forza che pochi altri avrebbero potuto eguagliare. Il personaggio non è solo un uomo rancoroso che spara giudizi su tutto e tutti: gli costruisce intorno a sé un mondo interiore complesso, vulnerabile, spesso doloroso. Chris O’Donnell, volto giovane ma non del tutto sconosciuto all’epoca, regge bene il confronto pur restando inevitabilmente nell’ombra del collega. Il suo Charlie è misurato, ma riesce comunque a creare un legame con lo spettatore, fondamentale perché la storia passa attraverso il suo sguardo.

 

 

In fondo, il film appartiene alla lunga tradizione dei film sul rapporto tra due persone che hanno qualcosa da insegnarsi a vicenda e su ciò che riescono a scambiarsi. Ciò che lo distingue è la sincerità emotiva dei personaggi, soprattutto Slade: la relazione con Charlie funziona perché Pacino non permette che cada nel sentimentalismo facile. Il film è ricco di scene dinamiche e, sorprendentemente, anche di momenti comici. Martin Brest dosa con abilità umorismo e dramma, evitando quasi sempre la manipolazione emotiva. La celebre scena del tango con Gabrielle Anwar è un esempio perfetto: spontanea, elegante, magnetica. Una sequenza che segna il film.

 

 

Peccato che il finale, costruito per strizzare l’occhio al classico trionfo hollywoodiano, risulti più compiacente che necessario. È piacevole da guardare, certo, ma finisce per indebolire un racconto che fino a quel momento aveva mantenuto una notevole onestà emotiva. La durata non è breve ma si può anche ritenere adatta perché altrimenti il regista non avrebbe potuto avere il tempo necessario per spiegare a fondo i caratteri di questi personaggi. La colonna sonora di Thomas Newman aggiunge ulteriore intensità, anche se la sceneggiatura, in alcuni passaggi, limita l’ambizione del film.

 

 

Opera solida, sostenuta da un’interpretazione che ha segnato la carriera di Pacino: da vedere davvero in originale.

Ma non va dimenticata quella del nostro grandissimo Gassman che, in realtà, ne è la matrice.

 

 

Riconoscimenti

Oscar 1993

Miglior attore protagonista ad Al Pacino

Candidatura miglior film

Candidatura migliore regia

Candidatura miglior sceneggiatura non originale

Golden Globe 1993

Miglior film drammatico

Miglior attore in un film drammatico a Al Pacino

Migliore sceneggiatura

Candidatura miglior attore non protagonista a Chris O'Donnell

BAFTA 1994

Candidatura migliore sceneggiatura non originale

 


 
 
 

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