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Will Hunting - Genio ribelle (1997)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 29 dic 2022
  • Tempo di lettura: 6 min

Aggiornamento: 9 gen

Will Hunting - Genio ribelle

(Good Will Hunting) USA 1997 dramma 2h6’


Regia: Gus Van Sant

Sceneggiatura: Matt Damon, Ben Affleck

Fotografia: Jean Yves Escoffier

Montaggio: Pietro Scalia

Musiche: Danny Elfman

Scenografia: Melissa Stewart

Costumi: Beatrix Aruna Pasztor


Matt Damon: Will Hunting

Robin Williams: Sean Maguire

Ben Affleck: Chuckie Sullivan

Minnie Driver: Skylar

Stellan Skarsgård: prof. Gerald Lambeau

Casey Affleck: Morgan O'Mally

Cole Hauser: Billy McBride

Scott William Winters: Clark


TRAMA: Will è un orfano che ha alle spalle una vita difficile di violenze, si guadagna da vivere facendo lo sguattero al Mit e viene scoperto a risolvere complicati teoremi matematici. Egli infatti ha una memoria prodigiosa e una geniale propensione per la matematica, così il professore Lambeau decide di affidarlo alle cure di Sean McGuire, un amico psicologo.


Voto 7,5



L’adolescenza di Will è stata molto difficile e adesso è un giovanotto che ha chiuso con la socialità e con il prossimo, con l’esclusione della sua comitiva di amici di sempre, unico conforto anestetizzante della sua esistenza fatta di lavori umili e ripetitivi. Will lava i pavimenti del Massachusetts Institute of Technology e non sa che farsene della sua eccezionale bravura in matematica. Nonostante che agli altri, dopo che si è soffermato a risolvere nel corridoio dell’istituto un complessissimo teorema, sembri immediatamente un genio. Ma lui non è che lo sia diventato, lo è dalla nascita: per lui arrivare alle soluzioni matematiche è come un gioco, ha tutto nella testa e non gli interessa dimostrare chi è. Magari può servirgli solo per rimorchiare una bella ragazza nel bar dopo aver ridicolizzato lo studente presuntuoso.



Le sue sponde saranno un professore che non vuole perderlo ed uno psicologo che ha capito tutto e lo salverà, dandogli fiducia nel futuro e nella vita. L’abbraccio finale è tra le scene più commoventi e ben recitate degli ultimi anni di cinema. Il finale ci mostra la positività acquistata dal giovane a bordo della sua auto che guida verso l’orizzonte, sulla lunga e dritta strada della pianura americana: in fondo lo aspetta la vita.



Se Robin Williams è straordinario, il cinema dà il benvenuto ad un gruppo di giovani attori che si affermeranno nel firmamento: Matt Damon, Ben e Casey Affleck, Minnie Driver. Oscar al compianto Williams e alla coppia rampante degli sceneggiatori/attori, riconosciuti bravi anche nella cerimonia dei Golden Globe.

Gus Van Sant è stato e rimarrà uno dei migliori registi che sappiano trattare l’argomento “giovani” con estrema sapienza e con storie che lasciano il segno.



A prescindere dalle semplici e scontate considerazioni che un microscopico appassionato di cinema può scrivere, il film trova una sequenza che spiega interamente l’atmosfera che vi si vive e chiarisce in maniera lampante i caratteri e i segreti intimi del giovane protagonista e del paziente psicologo che non si arrende davanti alle difficoltà che l’altro gli contrappone. È un dialogo a tratti divertente ma essenzialmente emozionante e spiega lo stato d’animo di entrambi meglio di qualsiasi altra argomentazione:




- Sono uscito con una, giorni fa.

- Come è andata?

- Molto bene.

- La rivedrai?

- Non lo so. Non l'ho chiamata.

- Sei un dilettante.

- So quello che faccio.

- Ah, sì?

- Sì. Non si preoccupi per me, so quello che faccio. Questa ragazza, insomma, è bellissima, intelligente, divertente. È diversa dalle altre con cui sono stato.

- E allora chiamala, Romeo.

- Così mi rendo conto che non è poi tanto intelligente? Che mi rompe i coglioni? Questa ragazza è perfetta ora; non voglio rovinare questo.

- Forse tu sei perfetto ora. Forse è questo che non vuoi rovinare. Questa la chiamerei una "super filosofia", Will, così puoi in effetti passare tutta la vita senza dover conoscere veramente qualcuno... Mia moglie scoreggiava quando era nervosa. Aveva una serie di meravigliose debolezze. Aveva l'abitudine di scoreggiare nel sonno! [ridono] Scusa se ti racconto questa cosa. Una volta fu talmente forte che svegliò il cane! [ridono] Si svegliò anche lei e mi disse: "sei stato tu?"; e io: "sì"... Non ho avuto il coraggio.

- Si è svegliata da sola?

- Eh, sì! Oh, È morta da due anni e questo è quanto mi ricordo. [Will smette di ridere] Momenti stupendi, sai, piccole cose così. Però sono queste le cose che più mi mancano. Le piccole debolezze che conoscevo soltanto io. Questo la rendeva mia moglie. Anche lei ne sapeva delle belle sul mio conto, conosceva tutti i miei peccatucci! Queste cose la gente le chiama imperfezioni, ma non lo sono. Sono la parte essenziale. Poi dobbiamo scegliere chi fare entrare nel nostro piccolo strano mondo. Tu non sei perfetto, campione. E ti tolgo dall'incertezza: la ragazza che hai conosciuto non è perfetta neanche lei. Ma la domanda è se siete o no perfetti l'uno per l'altra. È questo che conta. È questo che significa intimità. Puoi sapere tutte le cose del mondo, ma il solo modo di scoprire questa qui è darle una possibilità. Certo, non lo imparerai da un rincoglionito come me. E anche se lo sapessi non lo direi a un piscione come te.



Non è una lezione di vita? Ci fa tornare in mente persone carissime che abbiamo perso, assieme ai momenti che abbiamo vissuto con loro, i piccoli e brevissimi attimi di intimità che non avremo più la possibilità di godere di nuovo. Il momento è quello e spesso non ce ne riandiamo conto. Ecco perché questo dialogo è meravigliosamente superbo.

Robin Williams era un bravissimo comico? No, era uno straordinario attore drammatico!



Al proposito è significativo ciò che dichiarò qualche tempo fa Matt Demon:

“Durante la scena della panchina ricordo che Robin Williams stava spaccando già il primo ciak e pensai: Questa sarà una scena bellissima. Recentemente sono tornato in quel posto. Stavo passeggiando con la mia famiglia e ci siamo seduti proprio lì. I bambini sono piccoli e non sanno nulla, ma per me è stato emozionante. In un’altra scena del film, improvvisò le battute su sua moglie e di come le sue flatulenze gli mancassero tremendamente. Io non me l'aspettavo e non riuscii a trattenere le risate. Se notate bene, la telecamera in quel momento fa su e giù, perché anche il cameraman, come me, si stava pisciando addosso dal ridere. Robin era il classico esempio di genio e sregolatezza. Io e Ben Affleck gli dobbiamo tutto. Accettò di partecipare al nostro film e fece sì che potessimo realizzarlo. Non potrò mai ringraziarlo abbastanza. Mi guardo attorno, penso alla mia vita e a quanto sia stato fortunato, e molto di tutto questo è successo grazie a lui.”



Indimenticabile resta questa sequenza, riprodotta dal viseo che segue.

Ci sono scene che restano nella storia del cinema non per ciò che mostrano, ma per ciò che riescono a farci sentire.

La sequenza del “It’s Not Your Fault” (Non è colpa tua) è una di queste.

In pochi minuti, Robin Williams costruisce una delle interpretazioni più intime e disarmanti della sua carriera: niente enfasi, niente retorica, solo la verità di un uomo che riconosce il dolore dell’altro e lo accoglie senza giudizio. È un momento di cinema che vive di sguardi, pause, micro‑movimenti, un ascolto radicale che diventa gesto narrativo.

Dentro il percorso di Gus Van Sant, questa scena è quasi un manifesto:

il suo cinema ha sempre guardato ai giovani come a creature complesse, ferite, in cerca di un linguaggio per raccontarsi. Da Drugstore Cowboy a Elephant, fino a Paranoid Park, Van Sant non osserva mai dall’alto: accompagna, ascolta, lascia spazio.

E in “Will Hunting” questo sguardo trova in Williams il suo interprete ideale.

La forza della scena non sta solo nelle parole, ma nella delicatezza con cui Van Sant filma la resa emotiva di Will: una macchina da presa che non invade, ma resta lì, ferma, a testimoniare un incontro umano raro, quasi sacro.

È uno di quei momenti in cui capisci che il cinema può davvero guarire.



Riconoscimenti

1998 - Premio Oscar

Miglior attore non protagonista a Robin Williams

Migliore sceneggiatura originale

Candidatura miglior film

Candidatura migliore regia

Candidatura miglior attore protagonista a Matt Damon

Candidatura miglior attrice non protagonista a Minnie Driver

Candidatura miglior montaggio

Candidatura miglior colonna sonora

Candidatura miglior canzone (Miss Misery) a Elliott Smith

1998 - Golden Globe

Migliore sceneggiatura

Candidatura miglior film drammatico

Candidatura miglior attore in un film drammatico a Matt Damon

Candidatura miglior attore non protagonista a Robin Williams

1998 - Festival di Berlino

Orso d'Argento Speciale a Matt Damon per la sceneggiatura e miglior attore



 
 
 

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