Serpico (1973)
- michemar

- 3 mag 2025
- Tempo di lettura: 5 min
Aggiornamento: 8 ott 2025

Serpico
USA, Italia 1973 dramma biografico/poliziesco 2h10’
Regia: Sidney Lumet
Soggetto: Peter Maas (romanzo)
Sceneggiatura: Waldo Salt, Norman Wexler
Fotografia: Arthur J. Ornitz
Montaggio: Dede Allen, Richard Marks
Musiche: Mikīs Theodōrakīs
Scenografia: Charles Bailey
Costumi: Anna Hill Johnstone
Al Pacino: Frank “Paco” Serpico
John Randolph: Sidney Green
Jack Kehoe: Tom Keough
Barbara Eda-Young: Laurie
Cornelia Sharpe: Leslie Lane
Tony Roberts: Bob Blair
John Medici: Pasquale
Allan Rich: procuratore Tauber
Norman Ornellas: Don Rubello
Ed Grover: Lombardo
Al Henderson: Peluce
Hank Garrett: Malone
Damien Leake: Joey
Joe Bova: Potts
Gene Gross: cap. Tolkin
John Stewart: Waterman
Woodie King: Larry
James Tolkan: Steiger
TRAMA: Tratta da una storia vera, la pellicola racconta l’esperienza del poliziotto italoamericano Frank Serpico, in servizio nel dipartimento di polizia di New York dal 1959 al 1972. Fiero del suo lavoro, Serpico dapprima scoprì e poi denunciò un diffuso caso di corruzione fra i suoi colleghi dopo che questi lo avevano a lungo ghettizzato, dapprima con la loro diffidenza e successivamente con le minacce e le intimidazioni organizzate e diffuse.
VOTO 8

Frank Serpico nel 1959 entra nella polizia di New York e si rende subito conto della corruzione diffusa tra i colleghi. I suoi malumori e il totale rifiuto di adattarsi al sistema lo isolano e si ritrova minacciato dopo le denunce (inascoltate) che fa ai superiori. Decide di raccontare tutto al NYT e lo scoop giornalistico porta alla creazione di una commissione d’indagine. Serpico intanto finisce alla sezione Narcotici e durante una sparatoria (in cui non viene aiutato dai colleghi) rimane gravemente ferito ma va avanti nella sua battaglia di denuncia.
Nel panorama del cinema poliziesco degli anni ‘70, pochi film hanno avuto un impatto così duraturo come questo diretto da Sidney Lumet e interpretato in maniera straordinaria da Al Pacino. Basato sulla vera storia del detective Frank Serpico, il compito che il regista si impose fu di esplorare la corruzione sistemica all’interno del dipartimento di polizia di New York e il coraggio di un uomo che osava sfidare il sistema. Perché era un sistema!
È un’opera che va oltre il semplice poliziesco, trasformandosi in un dramma sociale e morale: nel primo per la gravità dei fatti, il secondo, anche profondamente psicologico, per la capacità di rappresentare la solitudine di un uomo che sceglie di opporsi a un mondo corrotto, pagando un prezzo altissimo per la sua integrità. Anzi, se si vuole andare oltre l’aspetto puramente poliziesco, anche da thriller, è proprio quello mentale che colpisce maggiormente e che faceva soffrire enormemente il poliziotto, diventando così l’elemento più difficile da rappresentare sulla scena da parte dell’attore. Pacino non solo se la cava egregiamente ma trasmette anche tutto il suo patimento intimo, come uomo onesto e integro e come poliziotto dedito al suo dovere.
Per realizzare tutto ciò e per far esaltare entrambe le caratteristiche, il grande Sidney Lumet punta decisamente a costruire un’atmosfera sempre realistica e soffocante, utilizzando una fotografia sporca e una regia che immerge lo spettatore nelle strade di New York. La città diventa un personaggio a sé, con i suoi vicoli bui e i suoi ambienti claustrofobici che riflettono la crescente paranoia del protagonista. Come detto, ma va ribadito con decisione, uno degli aspetti più celebrati del film è la performance di Al Pacino, che offre una delle sue interpretazioni più intense e sfaccettate che si possano ricordare. La trasformazione da giovane idealista a uomo disilluso e perseguitato è resa con una profondità emotiva commovente. Personalmente, ritengo che nei tantissimi personaggi che l’attore ha portato sullo schermo nella sua lunghissima carriera, pochi sono rimasti nella memoria come questo, paragonabile solo all’enorme Michael Corleone del Padrino. Solo qualche altro personaggio si avvicina ma siamo distanti: il Tony Montana di Scarface e il Sonny Wortzik di Quel pomeriggio di un giorno da cani (quest’ultimo sempre con Lumet).
La critica mondiale considera questo film un punto di riferimento per il cinema di denuncia: la sua influenza si è estesa ben oltre il genere poliziesco, ispirando anche tante opere successive. Un film che non solo racconta una storia vera, ma che riesce a trasmettere un senso di ingiustizia e frustrazione che ancora oggi risuona veemente ogni volta che si riguarda la pellicola. Un’opera che celebra il coraggio individuale, ma allo stesso tempo mostra la brutalità di un sistema che non tollerava chi cercava di cambiarlo. Un classico intramontabile, che merita di essere riscoperto: è impossibile, tra le tante sequenze memorabili, dimenticare quella in cui, ferito gravemente con pericolo di morte, nessuno lo aiuta. Anche in questo caso l’indignazione del pubblico sale alle stelle. E la scena in cui canta a squarciagola l’Aria di Rinuccio dal Gianni Schicchi di Puccini chiaro riferimento alle sue origini italiane? O quando ascoltiamo E lucevan le stelle dalla Tosca cantata da Giuseppe Di Stefano? Sono scene scritte nella storia del Cinema.
Curiosità e aneddoti.
Al Pacino, attore molto metodico, per prepararsi al ruolo ha passato una notte con gli agenti di polizia e ha incontrato più volte Frank Serpico. Passeggiava per le zone della città all’epoca considerate pericolose, per calarsi nella parte. Una volta in mezzo al traffico ha tentato di arrestare un camionista. E un ristorante si è rifiutato di servirlo per il suo aspetto. Il vero Serpico volle essere presente durante le riprese, ma alla fine non gli fu permesso: Lumet temeva che la sua presenza avrebbe trasmesso tensione agli attori.

La storia copre un arco di tempo di circa 12 anni e per mostrare la crescita di barba e baffi sul volto del protagonista, il film è stato girato cronologicamente in ordine inverso, ovvero Pacino iniziò con barba e capelli lunghi, recitando le scene finali del film. E man mano che si andava a ritroso con la trama gli venivano accorciati e tagliati (come lo si vede nelle scene iniziali in cui entra in polizia).
Il vero Frank Serpico era presente alla prima del film, ma non finì di guardarlo. Disse di sentirsi lontano dal risultato finale. “Non dava il senso di frustrazione che provi quando non sei in grado di fare nulla”. Serpico, si narra, ha visto il film integralmente per la prima volta solo nel 2010.
In un’intervista dei tempi, egli dichiarò tra l’altro che da quando aveva finito il film non girava più in macchina perché i poliziotti di New York avevano cominciato a prenderlo di mira e riempirlo di multe.
Bellissimo e straordinario film!
Riconoscimenti
Premio Oscar 1974
Candidatura miglior attore protagonista a Al Pacino
Candidatura migliore sceneggiatura non originale
Golden Globe 1974
Miglior attore in un film drammatico a Al Pacino
Candidatura miglior film drammatico
Premio BAFTA 1975
Candidatura migliore regia
Candidatura miglior attore protagonista a Al Pacino
Candidatura miglior colonna sonora


































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