Soldi sporchi (1998)
- michemar

- 3 feb
- Tempo di lettura: 4 min

Soldi sporchi
A Simple Plan
UK Francia Germania Giappone USA 1998 thriller/commedia nera 2h1’
Regia: Sam Raimi
Soggetto: Scott B. Smith (romanzo)
Sceneggiatura: Scott B. Smith
Fotografia: Alar Kivilo
Montaggio: Eric L. Beason, Arthur Coburn
Musiche: Danny Elfman
Scenografia: Patrizia von Brandenstein, Hilton Rosemarin
Costumi: Julie Weiss
Bill Paxton: Hank Mitchell
Bridget Fonda: Sarah Mitchell
Billy Bob Thornton: Jacob Mitchell
Brent Briscoe: Lou Chambers
Jack Walsh: Tom Butler
Chelcie Ross: sceriffo Carl Jenkins
Becky Ann Baker: Nancy Chambers
Gary Cole: Neil Baxter
Tom Carey: Dwigh
Bob Davis: agente Renkins
Peter Syvertsen: agente Freemont
TRAMA: La vita di quattro persone viene stravolta dal ritrovamento di un aereo da turismo in un bosco innevato, con a bordo quattro milioni di dollari. I tre uomini e la moglie di uno di loro fanno di tutto per mantenere segreti i soldi, ma iniziano a dubitare della fiducia reciproca, causando menzogne, inganni e omicidi.
VOTO 7,5

“Quando ero piccolo, ricordo che mio padre mi diceva che cosa servisse a un uomo per essere felice secondo lui. Cose semplici in realtà: una moglie che lo amasse, un lavoro onesto, amici e vicini che gli volessero bene e lo rispettassero e, per un certo tempo, senza neppure rendermene conto, io ho avuto tutto questo... ero un uomo felice.”
Il film di Sam Raimi del 1998, tratto dal romanzo di Scott B. Smith, qui anche sceneggiatore, è uno di quei thriller che sembrano semplici solo in superficie. Ambientato in un Midwest gelido e spoglio, costruisce un crescendo di tensione morale che trasforma un ritrovamento fortuito in una spirale di sospetto, violenza e autodistruzione. È un’opera che parla di persone comuni travolte da scelte troppo grandi per loro, e che ancora oggi mantiene una forza narrativa sorprendente.
Hank Mitchell (Bill Paxton) è un contabile tranquillo che vive in una cittadina del Minnesota con la moglie Sarah (Bridget Fonda), incinta. Un giorno, insieme al fratello Jacob (Billy Bob Thornton) e all’amico Lou (Brent Briscoe), scopre un aereo precipitato nella neve. All’interno c’è un uomo morto e una borsa con 4,4 milioni di dollari. I tre decidono di tenere il denaro, convinti che nessuno lo reclamerà. Hank porta la borsa a casa e ne parla con Sarah, che lo spinge a restituirne una parte per evitare sospetti. Tornato sul luogo dell’incidente, Hank e Jacob incontrano un contadino, Dwight (Tom Carey), e nel panico Jacob lo colpisce. Credendolo morto, Hank finisce per ucciderlo e inscenare un incidente.
Da quel momento la situazione precipita: Lou, ubriaco, minaccia di rivelare tutto; Sarah convince Hank a incastrarlo registrando una falsa confessione. La tensione esplode in una sparatoria in cui Lou e sua moglie Nancy vengono uccisi. L’FBI arriva in città, ma uno degli agenti è in realtà un impostore che vuole il denaro. Durante la ricerca dell’aereo, l’uomo uccide lo sceriffo Carl (Chelcie Ross), ma Hank riesce a eliminarlo. Jacob, devastato dal senso di colpa, chiede al fratello di ucciderlo per chiudere la vicenda. Hank, disperato, accetta. Alla fine, l’FBI rivela che parte delle banconote è tracciata: incapace di distinguere quelle segnate, Hank brucia tutto il denaro. La sua voce narrante ci svela la conclusione.
Questo strano thriller, anche morale, è un thriller che lavora in sottrazione: niente effetti plateali, nessuna ricerca del colpo di scena facile. La sua forza nasce dal modo in cui costruisce, passo dopo passo, un senso di inevitabilità. La storia parte da un presupposto semplice - tre uomini comuni trovano una borsa piena di denaro - ma ciò che segue è un lento scivolare verso il disastro, raccontato con una lucidità quasi chirurgica.
La micidiale regia di Sam Raimi sceglie un approccio sobrio, lontano dagli eccessi visivi a cui il cineasta era associato in passato. Qui tutto è più controllato: la macchina da presa osserva, non interviene; lascia che siano i personaggi, con le loro esitazioni e le loro bugie, a generare tensione. Il paesaggio innevato del Minnesota diventa una sorta di specchio morale: freddo, immobile, implacabile.
Il film funziona perché mostra come la normalità possa incrinarsi con una facilità disarmante. I protagonisti non sono criminali, ma persone qualunque che credono di poter gestire una tentazione enorme senza pagarne il prezzo. Ogni scelta sbagliata ne richiede un’altra per essere coperta, e la spirale si stringe fino a diventare soffocante. Ogni scelta per riparare è peggiore della precedente e così via. Impressionante!
Le interpretazioni sono decisive. Il personaggio di Bill Paxton è costruito con una misura che lo rende credibile in ogni esitazione, mentre Billy Bob Thornton emerge come il vero cuore emotivo della storia: fragile, disarmato, incapace di reggere il peso delle conseguenze. Ditemi voi quando Billy Bob Thornton non è bravo, anzi, bravissimo. La dinamica dei due dà al film una profondità che va oltre il semplice meccanismo del thriller.
Nel complesso, questo film - commedia che diverte, thriller che fa sobbalzare - si impone come un noir moderno che non cerca di compiacere, ma di inquietare. È un racconto sulla colpa e sull’illusione del controllo, che lascia addosso una sensazione di gelo non solo per l’ambientazione, ma per la lucidità con cui mostra la fragilità morale dell’essere umano.
Eppure, pareva un piano semplice…
Riconoscimenti
Oscar 1999
Candidatura al miglior attore non protagonista a Billy Bob Thornton
Candidatura alla miglior sceneggiatura non originale
Golden Globe 1999
Candidatura al miglior attore non protagonista a Billy Bob Thornton










































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