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Song Sung Blue - Una melodia d’amore (2025)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 10 ore fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Song Sung Blue - Una melodia d’amore

Song Sung Blue

USA 2025 dramma biografico 2h12’

 

Regia: Craig Brewer

Soggetto: Greg Kohs (documentario)

Sceneggiatura: Craig Brewer

Fotografia: Amy Vincent

Montaggio: Billy Fox

Musiche: Scott Bomar

Scenografia: Clay A. Griffith

Costumi: Ernesto Martinez

 

Hugh Jackman: Mike Sardina / Lightning

Kate Hudson: Claire Sardina / Thunder

Ella Anderson: Rachel Cartwright

King Princess: Angelina Sardina

Hudson Hensley: Dayna Cartwright

Michael Imperioli: Mark Shurilla

Mustafa Shakir: Sex Machine

Jayson Warner Smith: Earl

Fisher Stevens: Dave Watson

Jim Belushi: Tom D’Amato

Cecelia Riddett: nonna Stengl

Sean Allan Krill: Buddy Holmes

Beth Malone: Bridget

John Beckwith: Eddie Vedder

Erika Slezak: Frances Stengl

Kena Anae: Bomber

 

TRAMA: Due musicisti dalle carriere stagnanti decidono di formare una band tributo a Neil Diamond per coltivare il loro amore e dimostrare che non è mai troppo tardi per inseguire i propri sogni.

 

VOTO 6,5

 

 

Partiamo dal titolo. Song Sung Blue è stato un enorme successo del celeberrimo cantautore statunitense Neil Diamond, seguita da almeno 150 cover, la cui più famosa è la versione del gruppo britannico dei The New Seekers. Qui diventa il brano emblematico di una coppia di artisti che, messosi assieme per amore e per passione per la musica anche e soprattutto delle canzoni di Diamond, hanno raggiunto il successo tanto sospirato ma finendo tragicamente la loro avventura musicale. Ci racconta la loro bella storia umana e artistica il regista e sceneggiatore Craig Brewer che già si era occupato di film con una base musicale. Mattatori assoluti sono Hugh Jackman e Kate Hudson, entrambi ultrabravi ad esibirsi come cantanti. Da tener presente che è una storia realmente avvenuta e che il regista si è ispirato principalmente al documentario che era stato già girato nel 2008 da Greg Kohs.

 

 

Il film segue la storia di un cantante, Mike Sardina detto Lightning (Hugh Jackman), che ha costruito la propria identità artistica interpretando Neil Diamond, trasformando la somiglianza vocale e scenica in una vera professione. La sua vita quotidiana è segnata da spettacoli, tournée locali e un rapporto profondo con il pubblico che vede in lui un riflesso nostalgico dell’icona originale. Accanto a lui c’è sua moglie Claire detta Thunder (Kate Hudson), una performer che interpreta Patsy Cline con altrettanta dedizione, condividendo palchi, viaggi e la stessa passione per la musica. La coppia vive immersa in un mondo di imitazioni che diventa, paradossalmente, autentico: ciò che nasce come tributo si trasforma in un modo di esprimere sé stessi. Il film esplora la loro routine, le difficoltà economiche, le piccole vittorie e la tenacia necessaria per restare in scena. La dimensione artistica si intreccia con quella personale, mostrando come la musica diventi un collante emotivo. L’atmosfera è quella di un racconto intimo, fatto di luci di palcoscenico e momenti di vulnerabilità. Il tono è affettuoso, con una forte attenzione ai dettagli della vita di coppia. Il film mette in primo piano la loro umanità, più che la loro imitazione.

 

 

Man mano che la storia procede emergono le tensioni che accompagnano una vita dedicata a un ruolo che non è completamente proprio: il protagonista deve confrontarsi con il peso dell’identità artistica, con la paura di non essere riconosciuto al di fuori del personaggio e con il desiderio di trovare una voce personale. Anche la moglie vive un percorso simile, cercando un equilibrio tra la devozione per Patsy Cline e la necessità di affermare la propria individualità. Intanto, la loro relazione viene messa alla prova da imprevisti, fallimenti, opportunità inattese e momenti di crisi che li costringono a ridefinire le priorità. Innanzitutto, il grave incidente occorso alla donna, investita da un’auto che le causa l’amputazione di una gamba. Come fare a tornare al lavoro con la finanza familiare che va a rotoli? Sopraggiunge la depressione ed il matrimonio vacilla. La musica rimane però un rifugio, una forma di comunicazione che permette loro di ritrovarsi. Solo con l’occasione insperata del ritorno all’attività li salva. Ma proprio allora succede l’irreparabile.

 

 

L’adattamento cinematografico enfatizza la chimica tra i due protagonisti, trasformando la loro storia in un racconto di resilienza e amore. La narrazione alterna performance musicali a scene domestiche, creando un ritmo che riflette la dualità della loro vita. Il risultato è un ritratto sincero e luminoso di due artisti che cercano di restare fedeli a sé stessi. Il film, in altri termini, celebra la forza dei legami e la bellezza delle passioni condivise: una resilienza che li salva, ma fino ad un certo punto, per giunta all’apice del successo. Come si suol dire, la fortuna è cieca ma la sfiga ci vede benissimo. Che peccato!

 

 

La regia di Craig Brewer segue i canoni facili delle biografie (che raramente sono esaltanti dal punto di vista critico) e ho l’impressione che lasci scatenare i due attori che sono davvero bravi sia a recitare che a cantare. Magari parrà fuori ruolo Hugh Jackman che non coniuga esteticamente alla perfezione il suo viso con i capelli lunghi alla Neil Diamond giovane, simil Elvis, come era di moda, ma la sua notevole attitudine al canto e all’uso della chitarra mettono da parte ogni critica e ne viene fuori alla grande. Come era successo con Les Misérables (cantato live) e The Greatest Showman (registrato in studio), lui in scena si scatena e suona e canta a piena voce come un vero singer.

 

 

Un gradino più su devo collocare la straordinaria Kate Hudson: canta che è una meraviglia e suona le tastiere per davvero e canta e registra dal vivo tutte le sue parti musicali. Nel film appare mentre suona le tastiere e partecipa attivamente agli arrangiamenti, coerentemente con il suo background musicale (vi ricordate? ha già cantato in Quasi famosi e in vari progetti televisivi). E poi, stando degnamente accanto al partner che sa bene come recitare, offre una performance interpretativa di alto livello, sia nei momenti lievi che in quelli drammatici, dando tutta se stessa per un ruolo che la impegna sicuramente e da cui non si sottrae. Mai vista in vita mia così duramente compenetrata, capace ed energica. E che voce! Promossi anche tutti gli altri attori, a cominciare da Jim Belushi, che meriterebbe, prima o poi, un bel ruolo da protagonista: qui entra in un personaggio e lo carica a dovere con caratteristiche come solo gli esperti attori sanno fare.

 

 

La regia vola bassa con consapevolezza e sceglie di raccontarci la dura vita della provincia americana, tant’è che non punta tanto al biopic sull’ascesa al successo quanto ad un racconto radicato nei palchi minori del Midwest, tra fiere, bar, locali improvvisati, e così il film sceglie consapevolmente l’ordinario, mostrando una musica che non punta alla fama ma alla sopravvivenza emotiva. La bella storia è prima di tutto una relazione, costruita nel tempo, fatta di collaborazione artistica e vita condivisa e dà risalto ad un sincero amore che cresce sul palco, dove la musica diventa linguaggio comune, mentre continua la lotta di Mike per restare sobrio, che riesce a conquistarsi l’affetto dei figli di Claire, e il superamento del grave incidente. Anche se, dopo l’uscita del film, questi familiari hanno contestato la scrittura del regista, forse perché le cose non sono andate così armoniosamente come viene raccontato.

 

 

È un film che guarda alla trama come un biopic sulle vite che non diventano leggenda, ma che trovano comunque un senso, che non ce la fanno o che trovano difficoltà: una dedica per chi non ce l’ha fatta, ed in America, come altrove, sono veramente tantissimi. D’altronde, se si riflette, dentro al cinema ogni storia biografica è un insegnamento, è un’esperienza, positiva o negativa che sia. Una morale da trarre e da memorizzare.

 

 

Nulla di speciale, film, non memorabile, ma si lascia guardare benissimo. Peccato solo che, come tanti film americani, quando partono le canzoni si può andare a prendere da bere, perché il regista le proietta per intero e ciò allunga parecchio la durata. E di brani ce ne sono tanti e si ripetono, a cominciare dalle trascinanti Song Sung Blue e Sweet Caroline, le vere colonne sonore del film.

 

Mike: “Non sono un cantautore. Non sono un sex symbol, ma sono un intrattenitore.”

 

 

Riconoscimenti

Oscar 20256

Candidatura miglior attrice Kate Hudson

Golden Globe 2026

Candidatura miglior attrice in un film commedia o musicale Kate Hudson

 


 
 
 

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