The Animal Kingdom (2023)
- michemar
- 8 ore fa
- Tempo di lettura: 6 min

The Animal Kingdom
Le règne animal
Francia Belgio 2023 avventura/fantascienza 2h8’
Regia: Thomas Cailley
Sceneggiatura: Thomas Cailley, Pauline Munier
Fotografia: David Cailley
Montaggio: Lilian Corbeille
Musiche: Andrea Laszlo De Simone
Scenografia: Julia Lemaire
Costumi: Ariane Daurat
Romain Duris: François Marindaze
Paul Kircher: Émile Marindaze
Adèle Exarchopoulos: Julia Izquierdo
Tom Mercier: Fix
Billie Blain: Nina Moktari
Xavier Aubert: Jacques
Saadia Bentaïeb: Naïma
Gabriel Caballero: Victor
Iliana Khelifa: Maëlle
Nathalie Richard: Valérie Beaudoin
TRAMA: In un mondo colpito da un’ondata di mutazioni che stanno gradualmente trasformando alcuni esseri umani in animali, François fa tutto il possibile per salvare sua moglie, colpita da questa misteriosa condizione. Mentre alcune creature scompaiono in una foresta vicina, François parte con il figlio sedicenne Émile per una ricerca che cambierà le loro vite per sempre.
VOTO 6,5

Di opere fantascientifiche, molto prossime al genere horror, che parlano di diffusione di virus e malattie che mettono a repentaglio la salute dell’umanità ce ne sono tantissime e forse dopo la tragica esperienza dovuta al Covid il fenomeno cinematografico è pure aumentato, ma che il virus in questione metta meno paura del consueto e venga vissuto come una malattia, seppur grave, con cui si può convivere è raro. Tralasciando la lunga schiera di film che trattano casi particolari come gli zombies, magari dovute alla “rabbia” come visto nei famosi “28 giorni” che son diventati settimane e anni, e che ora è ormai un vero franchise, ecco un lungometraggio che fonde fantascienza, dramma e avventura, sfiorando persino il tema del fantasy. Il film di Thomas Cailley – al suo secondo lavoro dopo The Fighters - Addestramento di vita, scritto e diretto da lui come questo, che tratta già argomenti di pericoli e sopravvivenza nei boschi – si può definire infatti anche fantasy e innovativo. Qui il virus non mette terrore come in altri casi simili, è piuttosto un fenomeno con cui la popolazione convive e al massimo è la polizia che cerca di bloccare la violenza e i danni che i contaminati arrecano.
La storia si svolge in un futuro molto vicino, quando l’umanità convive con una misteriosa mutazione che trasforma alcune persone in creature ibride, sempre più simili agli animali sia nel corpo sia nell’istinto. In questo clima, François (Romain Duris) si trasferisce con suo figlio Émile (Paul Kircher) nel sud della Francia per restare vicino alla moglie Lana, ormai colpita dalla mutazione e ricoverata in un centro specializzato. La comunità locale vive tra paura e diffidenza verso queste nuove creature, mentre padre e figlio cercano di ricostruire un equilibrio in un mondo che cambia mentre Émile, ancora segnato dal trauma familiare, fatica ad adattarsi alla nuova vita e al nuovo luogo che avverte ostile. Intanto, la presenza crescente delle creature nella vicina foresta mette alla prova i legami, le certezze e il modo stesso in cui i due guardano all’umanità. Il nuovo ambiente è segnato da tensioni sociali, controlli militari e un crescente rifiuto verso i mutanti, considerati pericolosi e imprevedibili. Padre e figlio cercano di ricostruire una quotidianità fragile, mentre Émile affronta il trauma del passato e il difficile inserimento in una nuova scuola. Quando un incidente stradale fa fuggire diversi pazienti-mutanti, tra cui Lana, François decide di cercarla anche da solo, mentre Émile inizia a percepire un’inquietudine crescente dentro di sé. L’incontro con altre creature e con nuovi alleati lo costringe a interrogarsi su cosa significhi davvero “essere umano” in un mondo che cambia.
Il film intreccia racconto di formazione, tensione fantastica e dramma familiare seguendo il percorso emotivo di un padre e di un figlio che devono reinventare il loro legame in un contesto dove identità, paura e accettazione diventano questioni vitali. Il padre cerca di stare il più possibile vicino ai sentimenti e le insicurezze che nota nel figlio ma questi riesce spesso a mascherarli dichiarando continuamente che tutto sia a posto: frequenta la nuova scuola, simpatizza con una compagna di classe ma nel frattempo ha paura di essere stato anch’egli infettato. Il particolare che colpisce è che lui non è che sia veramente preoccupato, anzi, forse, si avverte più simile alla mamma. Senso che prova anche François, che vuole rintracciare la moglie anche se ormai animalizzata perché lui la accetterebbe anche in quello stato.
Si vedono tanti esseri in quello stato, soprattutto perché la ricerca della donna li porta in boschi molto fitti, luoghi dove i malati si sono rifugiati per non essere bloccati e richiusi dalla polizia in luoghi che risulterebbero per loro come prigioni: invece sono abituati a vivere in libertà, potendo anche sfogare la nuova attitudine a volare, strisciare, vivere sugli alberi, in nidi e così via. Mettono paura al primo sguardo ma quando Émile riesce ad entrare in contatto con un uomo-uccello, con ferite ed ecchimosi perché prova testardamente a volare come è nel suo nuovo istinto, non riuscendovi, è piuttosto lui quello che ha paura di connettersi col giovane, il quale non si arrende e riesce a fare amicizia, incoraggiandolo a provare il volo, ad aiutarlo in ogni maniera, stabilendo alla fine un legame di fiducia. Il giovane, tra l’altro, è inquieto perché comincia a notare piccoli cambiamenti sul suo corpo, nascondendo il fatto al padre e mascherando le piccole mutazioni ai compagni di classe e specialmente a Nina (Billie Blain) l’amica che è diventata praticamente la sua ragazza. Anche il padre François stabilisce una certa sintonia con la poliziotta Julia (Adèle Exarchopoulos) anche se ha sempre in mente la moglie.
Urla e ululati di liberazione nella notte, il momento più felice per i muta(n)ti, quando si scatenano nei boschi come esseri liberi, Émile che sfida il buio tra gli alberi e le fittissime felci per osservarli felice, sentendosi uno di loro, sempre nella speranza di incrociare la mamma. Invece di mettere paura, il film avvicina lo spettatore alla Natura, dimostrando che tutto ciò che viene raccontato sulla pericolosità è falso e ci si può fidare e convivere. Ci offre, in altre parole, l’occasione per una metafora sulla convivenza tra natura selvaggia e società umana, fondendo fantasy (che è l’aspetto che più mi ha colpito) con il processo di formazione del giovane, il quale, un po’, rappresenta tutti, almeno quelli di buona volontà. Il pubblico può provare anche un certo senso di emozione, perché il film la provoca, perché riesce a rendere partecipe. E siccome i temi trattati ci riguardano tutti, la pellicola intreccia l’emergenza globale con tematiche intime e personali: la paura della perdita, il rapporto padre-figlio, e la scoperta di una nuova coscienza verso quelle creature viste agli inizi solo come minacce. E quando l’esperienza avventurosa trasforma profondamente entrambi, costringendoli a guardare oltre l’umanità così come la conoscevano, sotto l’occhio vigile delle autorità che cercano soluzioni e controllo, lo spettatore si sente al loro fianco. L’addio finale, ovviamente nel bosco, è un sorriso e un augurio: in bocca al lupo, figliolo!
Il cinema francese ha accolto benevolmente il film, che è in effetti un’opera audace e sorprendentemente ambiziosa, capace di fondere genere fantastico e dramma intimo, sottolineando la sincerità del progetto e la forza del suo universo visivo, pur se in presenza di qualche lentezza narrativa. Di certo risultano interessanti la scrittura, la messa in scena, la fotografia, il commento musicale molto adatto e l’interpretazione del giovane Paul Kircher capace di emozionare. Ma personalmente devo elogiare di Romain Duris, che ancora una volta si dimostra un attore grintoso e performante: il suo sorriso, ora malizioso, ora arrabbiato, ora generoso, è un marchio di fabbrica notevole. Spiace solo di aver visto, purtroppo, una versione doppiata, quindi lontana dal timbro di voce che conosco e apprezzo e perciò non ho “sentito” l’attore e così non va bene. Semplicemente non era lui. Adèle Exarchopoulos la conosco brava ma qui non ha un ruolo determinante come al solito e non riesce ad esprimere tutto il suo potenziale.
Non va giudicato nei primi minuti perché potrebbe assomigliare ai tanti già visti, nel corso della visione diventa sempre più curioso e interessante, fino ad una seconda parte più interessante e originale, con un finale bellissimo e ribelle. In definitiva spettacolo, sensibilità ecologista e profondità emotiva che mettono in risalto questo giovane Thomas Cailley al suo secondo film, girato in zone impervie, come le Landes de Gascogne, rendendo la foresta un personaggio chiave del film.
Riconoscimenti
César 2024
Migliore colonna sonora
Miglior sonoro
Migliore fotografia
Migliori costumi
Migliori effetti speciali
Candidatura miglior film
Candidatura miglior regista
Candidatura miglior attore a Romain Duris
Candidatura miglior promessa maschile a Paul Kircher
Candidatura miglior sceneggiatura originale
Candidatura miglior montaggio
Candidatura miglior scenografia
Festival di Cannes 2023
In concorso in Un Certain Regard
Lumière 2024
Miglior regista
Candidatura miglior film
Candidatura miglior sceneggiatura
Candidatura miglior fotografia
Candidatura miglior colonna sonora






























