The Blues Brothers - I fratelli Blues (1980)
- michemar

- 19 mar
- Tempo di lettura: 3 min

The Blues Brothers - I fratelli Blues
The Blues Brothers
USA 1980 commedia musicale 2h13’
Regia: John Landis
Sceneggiatura: John Landis, Dan Aykroyd
Fotografia: Stephen M. Katz
Montaggio: George Folsey Jr.
Musiche: Louis Febre, AA.VV.
Scenografia: John J. Lloyd
Costumi: Deborah Nadoolman
John Belushi: Joliet Jake
Dan Aykroyd: Elwood
James Brown: reverendo Cleophus James
Cab Calloway: Curtis
Ray Charles: Ray
Aretha Franklin: proprietaria del Soul Food Cafe
Steve Cropper: Steve “The colonel” Cropper
Donald Dunn: Donald “Duck” Dunn
Murphy Dunne: Murph
Willie Hall: Wilie “Too Big” Hall
Tom Malone: “Bones” Malone
Lou Marini: “Blue” Lou Marini
Matt Murphy: Matt “Guitar” Murphy
Alan Rubin: Mr. Fabolous
Carrie Fisher: ex fidanzata di Jake
Henry Gibson: capo nazista
John Candy: Burton Mercer
John Lee Hooker: Street Slim
Kathleen Freeman: sorella Mary Stigmata
Steve Lawrence: Maury Sline
TRAMA: Jake Blues, appena uscito di prigione, riunisce la vecchia banda per salvare l'orfanotrofio cattolico in cui lui ed il fratello Elwood sono cresciuti.
VOTO 7,5

I personaggi Jake ed Elwood, interpretati da John Belushi e Dan Aykroyd, nascono come un segmento del “Saturday Night Live” e dopo il successo del loro album musicale “Briefcase Full of Blues”, il duo approda sul grande schermo, dove si racconta la storia di due fratelli cresciuti in un orfanotrofio cattolico che tentano di salvare quella istituzione raccogliendo 50.000 dollari. Decidono quindi di rimettere insieme la loro vecchia band di R&B per organizzare concerti e raccogliere i fondi necessari.

Non saprei quanti film riescono a trasmettere un’energia (cinematografica ed oltre) come questo, tanto che oggi sembra quasi impossibile replicare. Nel suo genere sbarazzino e goliardico, resta un unico, capace di mescolare caos, musica e comicità con una naturalezza che sfiora il miracoloso. La premessa è semplice: Jake ed Elwood, due fratelli musicisti appena usciti dai guai, decidono di rimettere insieme la loro vecchia band per “un’impresa voluta da Dio”, e in qualche modo il film riesce davvero a far sembrare sacro anche il più assurdo inseguimento automobilistico.

Quello che colpisce ogni volta che gli si ridà uno sguardo (e se ne rimane agganciati) è il ritmo: frenetico, sregolato, volutamente esagerato. Le gag si susseguono senza tregua, eppure non scadono mai nel banale. La comicità nasce dal contrasto tra la serietà impassibile dei protagonisti e l’assurdità crescente del mondo che li circonda. È un universo dove puoi trovare una messa gospel che esplode in un numero musicale, un negozio di strumenti gestito da Ray Charles, Aretha Franklin che canta mentre rimprovera il marito, e persino un cameo di Steven Spielberg in un ruolo totalmente inatteso.

La musica è il vero motore del film: soul, rhythm & blues, gospel. Ogni brano è un piccolo spettacolo, e ogni apparizione di un grande artista diventa un momento di pura gioia cinematografica. È un film che vive di performance, di groove, di quella vibrazione collettiva che solo il blues sa generare.
Non mancano elementi problematici: il linguaggio è spesso colorito, alcune situazioni sono volutamente sopra le righe, e la distruzione di auto e scenografie raggiunge livelli quasi parossistici. Ma fa parte del suo DNA: è un’opera anarchica, sfrontata, figlia di un’epoca in cui il cinema mainstream poteva permettersi di essere folle.
Personalmente, lo considero un classico che continua a divertirmi e sorprendermi. È un film che non chiede di essere preso sul serio, ma che allo stesso tempo dimostra un amore autentico per la musica e per la cultura afroamericana che l’ha generata. Ogni volta che lo guardo, mi ritrovo a sorridere, a battere il piede, a lasciarmi trascinare da quell’irresistibile “missione”.
Film amato tantissimo che ha reso il film il cult per eccellenza.
Premi o candidature? No, non era stato costruito per questi scopi: chi ci sta, ci sta. E si diverte.
“Io li odio i nazisti dell’Illinois!”

















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