The Danish Girl (2015)
- michemar

- 26 ott 2019
- Tempo di lettura: 3 min

The Danish Girl
UK/USA/Belgio/Danimarca/Germania 2015, drammatico, 1h59'
Regia: Tom Hooper
Soggetto: David Ebershoff (romanzo)
Sceneggiatura: Lucinda Coxon
Fotografia: Danny Cohen
Montaggio: Melanie Oliver
Musiche: Alexandre Desplat
Scenografia: Eve Stewart
Costumi: Paco Delgado
Eddie Redmayne: Einar Wegener / Lili Elbe
Alicia Vikander: Gerda Wegener
Matthias Schoenaerts: Hans Axgil
Ben Whishaw: Henrik
Amber Heard: Ulla
Sebastian Koch: dott. Warnekros
Pip Torrens: dott. Hexler
Emerald Fennell: Elsa
Adrian Schiller: Rasmussen
Richard Dixon: Fonnesbeck
Henry Pettigrew: Niels
TRAMA: Pittore paesaggista della Danimarca dei primi anni del '900 Einar Wegener ha vissuto due vite, la prima con una moglie a Copenhagen, e la seconda a Parigi come Lili Elbe. Infine ha tentato la prima operazione chirurgica della storia finalizzata al cambio di sesso. Attratto dall'abbigliamento femminile, nel corso di diversi anni Einar vuole lasciare il posto a Lili, che percepisce come un'entità separata. Aiutato e supportato attraverso molte difficoltà da una moglie da cui è sempre meno attratto, Einar fugge dalla medicina del proprio tempo che lo vuole internare o dichiarare schizofrenico e si rifugia nella chirurgia sperimentale, conscio che quella che intende provare è un'operazione mai tentata prima e dai rischi immani.
Voto 6,5

Adattando il romanzo La danese scritto nel 2000 da David Ebershoff, Tom Hooper ci narra una storia vera, quella di un corpo che si trasforma. È il racconto di uno spirito che si sente intrappolato in un corpo e il regista ben fa a trascurare il secondo per dedicare tutta l'attenzione sul primo: la lenta ma inesorabile presa di coscienza di Einar Wegener passa attraverso gli sguardi e i gesti di un sensibile Eddie Redmayne anche osservando le altre donne per diventare la Lili Elbe che ormai si sta impossessando progressivamente di lui. Un lui che diventa una "lei".

La delicatezza della mano del regista e quella della trasformazione dell’attore vengono ben prolungate e accompagnate dal personaggio della moglie del protagonista, Gerda, che percependo e non facendo pesare né volendo influenzare il mutamento, o meglio la naturale predisposizione del marito, trasporta nei dipinti il percorso psicologico ed esteriore che osserva. È come se fotografandolo in abiti femminili eleganti lo incoraggi, accettando la sua trasformazione. Anche se all’interno della coppia tutto ciò avviene con armonia e comprensione, per completare il tracciato si rivelerà necessario rivolgersi ad un sessuologo, anche perché non sono ancora maturi i tempi per l’accettazione sociale, oltre che mentale e fisica, di tali cambiamenti. Alla fine, saranno i primi piani del viso del/la protagonista che ci trasmetteranno la soddisfazione e la felicità di essere arrivati al traguardo.

Se Hooper filma con precisione maniacale tutte le scene, con estrema cura dei particolari – forse perfino eccessiva - e se incentra lo sguardo sulle movenze di Eddie Redmayne che sembra predisposto come pochi a questi ruoli sempre delicati (lo ricordiamo giovane ne The Good Shepherd - L'ombra del potere di De Niro dove cantava come "voce bianca"), altrettanta cura dedica ad inquadrare la bellissima Alicia Vikander, il cui viso così dolce, morbido e senza spigolosità mostra per tutta la durata la completa comprensione per ciò che sta succedendo.


Forse però non è tutto oro questo film, così patinato fino a sembrare plastificato. Tom Hooper cura troppo l’estetica e dimentica, a mio parere, di scavare più a fondo e di sporcarsi le mani, come per un pittore (per restare in argomento) che bada più alla cornice che al contenuto del quadro. Per fortuna, nello stesso tempo, la finezza della mano ne ha fatto un buon lavoro. Sarà proprio Alicia Vikander, sempre più richiesta dai registi in questi ultimi anni, che vince l'Oscar e non Redmayne: la prima svedese dopo la grande Ingrid Bergman.
Film elegantissimo, forse troppo.






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