Tuner - L’accordatore (2025)

Tuner - L’accordatore
Tuner
Canada USA 2025 dramma/thriller 1h47’
Regia: Daniel Roher
Sceneggiatura: Daniel Roher, Robert Ramsey
Fotografia: Lowell A. Meyer
Montaggio: Greg O’Bryant
Musiche: Will Bates
Scenografia: Peter Cosco
Costumi: Sarah Millman
Leo Woodall: Niki White
Dustin Hoffman: Harry Horowitz
Havana Rose Liu: Ruthie
Lior Raz: Uri
Tovah Feldshuh: Marla Horowitz
Jean Reno: Marius Maissner
Nissan Sakira: Benny
Gil Cohen: Yoni
TRAMA: Dotato di un udito eccezionale, un giovane accordatore di pianoforti attira l’attenzione di alcuni criminali che lo coinvolgono in alcuni furti. Suo malgrado, finisce per ritrovarsi in una spirale pericolosa che potrebbe costargli caro.
VOTO 6,5

Dalle notevoli qualità di documentarista che gli hanno addirittura portato l’Oscar nel 2023 con il suo lavoro dedicato al dissidente russo Navalny, avvelenato in carcere, il canadese Daniel Roher debutta nel cinema di finzione con un bel film che inizialmente può sembrare una commedia e che presto si colora di romanticismo, ma che va infine a piombare nel thriller, lato oscuro della trama che mette nei grossi guai il protagonista Niki. E se la prima mondiale si è celebrata al Festival di Telluride 2025 è già un buon bigliettino da visita.

Niki White (Leo Woodall) è un giovane accordatore di pianoforti di New York, dotato di un udito fuori dal comune ma segnato da una forma di iperacusia che rende ogni rumore impossibile da sopportare. Lavora in coppia con Harry Horowitz (Dustin Hoffman), amico del padre e mentore affettuoso, che gli ha insegnato a trasformare il suono in una forma di percezione quasi tattile. Durante un incarico, Niki scopre di riuscire ad aprire una cassaforte semplicemente ascoltandone i meccanismi interni, rivelando un talento inatteso che potrebbe cambiargli la vita. Intanto conosce Ruthie (Havana Rose Liu), una brillante studentessa di pianoforte, con cui nasce un legame fatto di sfide musicali e curiosità reciproca. La sua routine, fatta di strumenti da accordare e silenzi necessari, comincia a incrinarsi quando Harry si ammala improvvisamente, costringendolo a prendere decisioni che non aveva mai immaginato di affrontare.
Niki tenta di mantenere un equilibrio tra il suo dono, la sua fragilità e le nuove responsabilità che lo travolgono. L’abilità di aprire casseforti lo espone a persone che vedono nel suo udito una risorsa da sfruttare, mentre lui cerca di restare fedele ai valori trasmessi da Harry. Il rapporto con Ruthie diventa un punto di luce, mostrando un lato più vulnerabile e umano del protagonista, diviso tra ambizione e paura. La malattia del mentore lo spinge a confrontarsi con scelte morali che mettono alla prova la sua integrità. La tensione cresce sino al finale sempre più pericoloso per sé e la sua ragazza, costruendo un percorso di formazione che intreccia musica, rischio e identità. Il film diventa così il racconto di un talento che può essere salvezza o condanna, a seconda di come viene utilizzato.
Di certo non è una storia molto originale, è un plot molto sfruttato e riconoscibile e questo film ne segue la sequenza classica. Il protagonista è un bravo ragazzo e lavoratore senza grilli per la testa, sempre in giro con le cuffie che gli servono per preservare i timpani danneggiati dalla fanciullezza, quando stava per affermarsi come pianista già all’età di 7 anni e quindi con un futuro da genio della musica. Ora fa l’accordatore di pianoforti adottato anche professionalmente dal vecchio Horowitz (un nome, una garanzia musicale, un omaggio ad uno dei più grandi pianisti della Storia), il quale gli ha insegnato tutto. Le qualità di Niki sono rare e altamente qualificate, dato che l’orecchio ha doti straordinarie, capace di riconoscere a memoria qualsiasi nota che ascolta, in modo sbalorditivo. Particolare che meraviglia la giovane e bellissima studentessa di musica Ruthie in procinto di un esame che potrebbe portarla a lavorare alla corte del maestro Marius Maissner (Jean Reno), il sogno della vita, per lei.
Il bravo ragazzo, l’amore esploso dopo un primo acchito per nulla simpatico, il grave malore del vecchio, le difficoltà finanziarie di quest’ultimo, la banda dei criminali dell’est europeo in cui Niki incappa per necessità e che lo coinvolgono nelle loro attività, il ricatto. Non resta che vedere se alla fine l’onestà di fondo del giovanotto ha la meglio e torna sulla retta via, o se tutto va a rotoli e perde anche l’amore della bella Ruthie, la quale, per fortuna, sta raggiungendo il suo scopo da sempre sognato. Inizio simpatico, l’incontro/scontro sentimentale, il passaggio non cercato al genere heist movie, il twist finale, lo sconforto e l’avvilimento per la piega intrapresa. Ci sarà la risalita? C’è da ben sperare, perché Niki è proprio un bravo giovane e non vuol lasciarsi sfuggire l’amore trovato quasi per caso. Film interessante e appassionante, peccato solo per il finale facile facile.
L’originalità del primo lungometraggio del regista canadese sta nell’accostamento tra corde del pianoforte e i meccanismi delle serrature delle casseforti da appartamento: se Niki si trova a trattarli nella stessa maniera, ciò è dovuto alla sua sensibilità per il tatto sonoro, il ritmo e l’ascolto attento. Qualità che lui sa usare in entrambi i casi. Se per la musica era scontato, la predisposizione per le rotelline delle serrature è una scoperta inattesa. Purtroppo, le vicende sfortunate spingono il giovane a sfruttare il talento che cambia funzione: da arte diventa strumento operativo. Lui è orientato e guidato da due figure importanti ma differenti: Harry è il mentore, la figura paterna, e rappresenta la musica “classica” e l’etica del mestiere; mentre Ruthie lo introduce in un nuovo modo di pensare la musica e la vita. È lì che i due poli incarnano le possibili identità per Niki: tradizione e arte contro il rischio del malaffare, campo da cui lui cerca di stare lontano ma in cui ha dovuto entrarci solo per aiutare e ricambiare l’affetto e l’adozione familiare ricevute da Harry e dalla devota moglie Marla, per lui quasi una madre.
Come da schema classico, Daniel Roher alterna i momenti teneri e musicali alle sequenze crime con ritmo da anni ’90, senza mai separarli, anzi li sovrappone per riflettere la doppia vita del protagonista trovatosi ricattato dalle minacce rivolte verso la persona che vuole proteggere. E come da canone, Ruthie non può immaginare come si stia adoperando Niki per salvarla, giudicandolo erroneamente. Caratteristica non nuova è che il film si inserisce nella tradizione dei film dove la musica è motore narrativo, senza che si metta sul piano biografico o del musical: è solo un ibrido che usa la musica come tensione interna, non come spettacolo e va a finire che dialoga idealmente con altri film ben più famosi che trattano talenti fragili, cadute e rinascite (da Shine a Whiplash).

Leo Woodall è un bravissimo attore che sta costruendosi una buona carriera tra cinema e TV; alla stessa stregua di Havana Rose Liu, una modella-attrice che mi ha ottimamente impressionato e che è stata adocchiata negli ultimi mesi da importanti produzioni (vedi i recentissimi The Debut di Jesse Eisenberg e Her Private Hell, di Nicolas Winding Refn, non male direi). Purtroppo, Dustin Hoffman sta invecchiando ma tiene sempre bene la scena, sempre in forma seppure con una voce diversa da quella che abbiamo imparato in quasi un centinaio di film. Un buon trio di personaggi che tengono vivo il film fino alla fine. Per ciò che riguarda la regia, Daniel Roher, come detto, non inventa nulla di nuovo e viaggia tranquillo su binari sicuri dando prova di buona predisposizione: bisognerà attendere un nuovo affaccio nella finzione per capire se è dotato anche in questo campo. Intanto, cinque candidature sono, per ora, un buon incoraggiamento per lui.
Film che si fa vedere con piacere.








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