Ulisse (1954)


Ulisse
Italia Francia USA 1954 storico/mitologico 1h57’
Regia: Mario Camerini
Soggetto: Omero
Sceneggiatura: Franco Brusati, Mario Camerini, Ennio De Concini, Hugh Gray, Ben Hecht, Ivo Perilli, Irwin Shaw
Fotografia: Harold Rosson
Montaggio: Leo Catozzo
Musiche: Alessandro Cicognini
Scenografia: Flavio Mogherini
Costumi: Giulio Coltellacci
Kirk Douglas: Ulisse
Silvana Mangano: Penelope / Circe
Anthony Quinn: Antinoo
Rossana Podestà: Nausicaa
Jacques Dumesnil: Alcinoo
Sylvie: Euriclea
Daniel Ivernel: Euriloco
Franco Interlenghi: Telemaco
Elena Zareschi: Cassandra
Evi Maltagliati: Anticlea
Ludmilla Dudarova: Arete
Tania Weber: Leucanto
Piero Lulli: Achille
Ferruccio Stagni: Mentore
Alessandro Fersen: Diomede
Oscar Andriani: Calope
Umberto Silvestri: Polifemo / Krakos
Gualtiero Tumiati: Laerte
Teresa Pellati: Melanto
Mario Feliciani: Eurimaco
Michele Riccardini: Leode
Andrea Aureli: Ctesippo
Andrea Bosic: Agamennone
Alberto Lupo: uno dei Proci
Walter Brandi: Agelao
Daniele Dentice: Euriade
Gianni Di Benedetto: Demolteleno
Piero Ghione: Anfimedonte
Sergio Giovannucci: Polibos
Renato Malavasi: Medonte
Piero Pastore: Leocrito
Aldo Pini: Polite
Goliarda Sapienza: Eurimione
Benito Stefanelli: Elatos
TRAMA: Mentre Ulisse vaga desolato per i mari, la fedele Penelope deve vedersela con i Proci che hanno preso il potere a Itaca. Grazie a un’amnesia, Ulisse ha modo di apprezzare l’amore della giovane Nausicaa. Poi gli torna la memoria, si ricorda della sua terra e di dover tornare a casa. Il re Alcino gli offre una nave per tornare a Itaca dove lo aspettano i Proci.
VOTO 7

Il film arrivava sugli schermi con un protagonista che sorprendeva già dal primo sguardo: Kirk Douglas sfoggia una barba corta e decisa che evoca l’eroe omerico, anche se forse meno solenne ed epico del nostro immaginario. La sensazione è che la produzione – un grande incrocio tra Italia e Stati Uniti che vede Ponti e De Laurentiis assieme alla potente Lux – abbia puntato su un Ulisse modellato sul prototipo dell’avventuriero hollywoodiano: un uomo sicuro di sé, fisico, spavaldo. L’attore americano interpreta un eroe che abbatte giganti e lottatori come fossero orsi, che risponde ai pretendenti di Penelope con la stessa sicurezza con cui un politico risponderebbe ai suoi avversari. È un Ulisse “cool”, soprattutto con le donne, e Circe diventa una vera femme fatale.
Le avventure scelte dagli sceneggiatori – un gruppo di sette nomi importanti – privilegiano gli episodi più spettacolari: il campione di lotta scaraventato a terra sull’isola dei Feaci, il ciclope Polifemo accecato con un tronco rovente dopo essere stato ubriacato con succo d’uva, il passaggio presso le Sirene (che però non vediamo), fino alla grande carneficina finale dei pretendenti. Molta della ricchezza narrativa del viaggio da Troia si perde, e la storia procede in modo un po’ confuso, senza dare vero spessore ai personaggi che circondano il protagonista.
Silvana Mangano, impegnata nel doppio ruolo di Circe e Penelope, appare elegante ma poco incisiva: le due figure femminili restano quasi svuotate. Franco Interlenghi è un Telemaco pallido, Anthony Quinn passa quasi inosservato tra i pretendenti, mentre Rossana Podestà, graziosa principessa dei Feaci, sembra uscita da un casting di bellezze hollywoodiane più che da un poema epico.
La regia di Mario Camerini, al tempo malaticcio, tanto da dirigere su una barella, non lascia un segno particolare. Fotografia a colori piacevole e produzione sontuosa. In Italia, il film fu il maggiore incasso della stagione e, tenuto presente il periodo, è da ritenersi tra i film italiani più visti di sempre.





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