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Ulisse (1954)

Immagine del redattore: michemar
michemar
21 ago
Tempo di lettura: 2 min

Ulisse

Italia Francia USA 1954 storico/mitologico 1h57’

 

Regia: Mario Camerini

Soggetto: Omero

Sceneggiatura: Franco Brusati, Mario Camerini, Ennio De Concini, Hugh Gray, Ben Hecht, Ivo Perilli, Irwin Shaw

Fotografia: Harold Rosson

Montaggio: Leo Catozzo

Musiche: Alessandro Cicognini

Scenografia: Flavio Mogherini

Costumi: Giulio Coltellacci

 

Kirk Douglas: Ulisse

Silvana Mangano: Penelope / Circe

Anthony Quinn: Antinoo

Rossana Podestà: Nausicaa

Jacques Dumesnil: Alcinoo

Sylvie: Euriclea

Daniel Ivernel: Euriloco

Franco Interlenghi: Telemaco

Elena Zareschi: Cassandra

Evi Maltagliati: Anticlea

Ludmilla Dudarova: Arete

Tania Weber: Leucanto

Piero Lulli: Achille

Ferruccio Stagni: Mentore

Alessandro Fersen: Diomede

Oscar Andriani: Calope

Umberto Silvestri: Polifemo / Krakos

Gualtiero Tumiati: Laerte

Teresa Pellati: Melanto

Mario Feliciani: Eurimaco

Michele Riccardini: Leode

Andrea Aureli: Ctesippo

Andrea Bosic: Agamennone

Alberto Lupo: uno dei Proci

Walter Brandi: Agelao

Daniele Dentice: Euriade

Gianni Di Benedetto: Demolteleno

Piero Ghione: Anfimedonte

Sergio Giovannucci: Polibos

Renato Malavasi: Medonte

Piero Pastore: Leocrito

Aldo Pini: Polite

Goliarda Sapienza: Eurimione

Benito Stefanelli: Elatos

 

TRAMA: Mentre Ulisse vaga desolato per i mari, la fedele Penelope deve vedersela con i Proci che hanno preso il potere a Itaca. Grazie a un’amnesia, Ulisse ha modo di apprezzare l’amore della giovane Nausicaa. Poi gli torna la memoria, si ricorda della sua terra e di dover tornare a casa. Il re Alcino gli offre una nave per tornare a Itaca dove lo aspettano i Proci.

 

VOTO 7

 

 

Il film arrivava sugli schermi con un protagonista che sorprendeva già dal primo sguardo: Kirk Douglas sfoggia una barba corta e decisa che evoca l’eroe omerico, anche se forse meno solenne ed epico del nostro immaginario. La sensazione è che la produzione – un grande incrocio tra Italia e Stati Uniti che vede Ponti e De Laurentiis assieme alla potente Lux – abbia puntato su un Ulisse modellato sul prototipo dell’avventuriero hollywoodiano: un uomo sicuro di sé, fisico, spavaldo. L’attore americano interpreta un eroe che abbatte giganti e lottatori come fossero orsi, che risponde ai pretendenti di Penelope con la stessa sicurezza con cui un politico risponderebbe ai suoi avversari. È un Ulisse “cool”, soprattutto con le donne, e Circe diventa una vera femme fatale.

 

 

Le avventure scelte dagli sceneggiatori – un gruppo di sette nomi importanti – privilegiano gli episodi più spettacolari: il campione di lotta scaraventato a terra sull’isola dei Feaci, il ciclope Polifemo accecato con un tronco rovente dopo essere stato ubriacato con succo d’uva, il passaggio presso le Sirene (che però non vediamo), fino alla grande carneficina finale dei pretendenti. Molta della ricchezza narrativa del viaggio da Troia si perde, e la storia procede in modo un po’ confuso, senza dare vero spessore ai personaggi che circondano il protagonista.

 

 

Silvana Mangano, impegnata nel doppio ruolo di Circe e Penelope, appare elegante ma poco incisiva: le due figure femminili restano quasi svuotate. Franco Interlenghi è un Telemaco pallido, Anthony Quinn passa quasi inosservato tra i pretendenti, mentre Rossana Podestà, graziosa principessa dei Feaci, sembra uscita da un casting di bellezze hollywoodiane più che da un poema epico.

 

 

La regia di Mario Camerini, al tempo malaticcio, tanto da dirigere su una barella, non lascia un segno particolare. Fotografia a colori piacevole e produzione sontuosa. In Italia, il film fu il maggiore incasso della stagione e, tenuto presente il periodo, è da ritenersi tra i film italiani più visti di sempre.

 

 

 
 
 

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