Un uomo da marciapiede (1969)
- michemar

- 9 feb
- Tempo di lettura: 4 min

Un uomo da marciapiede
Midnight Cowboy
USA 1969 dramma 1h53’
Regia: John Schlesinger
Soggetto: James Leo Herlihy (romanzo)
Sceneggiatura: Waldo Salt
Fotografia: Adam Holender
Montaggio: Hugh A. Robertson
Musiche: John Barry
Scenografia: John Robert Lloyd
Costumi: Ann Roth
Dustin Hoffman: Enrico “Rico” Rizzo
Jon Voight: Joe Buck
Sylvia Miles: Clara
John McGiver: O’Daniel
Brenda Vaccaro: Shirley
Barnard Hughes: Towny
Ruth White: Sally Buck
Jennifer Salt: Annie
Gilman Rankin: Woodsy Niles
Jonathan Kramer: Jackie
Bob Balaban: studente
TRAMA: Joe Bucker approda a New York, dal Texas, convinto di poter fare quattrini a palate grazie alla sua esuberante virilità da mettere a disposizione di donne sole. La realtà del mestiere si rivelerà molto diversa e molto più amara. Nella giungla metropolitana, Joe trova un vero amico nel tisico Rico. Nella vana speranza di poterlo guarire, Joe accompagnerà Rico nel suo ultimo viaggio verso la Florida.
VOTO 8

Dopo il meraviglioso Via dalla pazza folla, il londinese John Schlesinger, uno dei maggiori esponenti del Free Cinema britannico assieme ad altri come Lindsay Anderson, Karel Reisz e Tony Richardson, si sposta ad Hollywood per affermarsi ancora una volta e definitivamente con questo bellissimo film. In seguito, tornò in patria per girare ancora una volta con Peter Finch in Domenica, maledetta domenica e dopo si dedicò maggiormente al genere thriller che culminò con Il maratoneta, sempre con Dustin Hoffman. In questo film conferma il suo sguardo feroce e graffiante sulla realtà. È l’unico film con il rating “X” ad aver vinto il premio Oscar.
Joe Buck (Jon Voight), un giovane texano ingenuo e pieno di sogni, lascia il suo lavoro e la sua vita monotona di lavapiatti per trasferirsi a New York con l’idea di reinventarsi come gigolò. Convinto che il suo look da cowboy possa affascinare le donne della grande città, scopre invece un ambiente duro, indifferente e molto diverso da quello immaginato. Le sue prime esperienze come prostituto falliscono miseramente, lasciandolo rapidamente senza soldi e senza un posto dove stare.
Nel caos della città incontra Rico “Ratso” (Rizzo nella versione italiana, Dustin Hoffman), un piccolo truffatore malato e sfortunato che vive ai margini. Nonostante un inizio burrascoso, tra i due nasce un legame inatteso: un’alleanza fragile ma sincera, costruita sulla necessità reciproca di sopravvivere. Insieme cercano di cavarsela in una New York spietata, inseguendo sogni di fuga e una vita migliore, mentre la loro amicizia diventa l’unico punto fermo in un mondo che li respinge. La salvezza, forse, sarà Miami, il cui clima potrebbe far guarire il malatissimo Rico.
È da considerarsi un’opera che segna un passaggio decisivo nella rappresentazione cinematografica dell’America urbana a fine anni Sessanta. L’attenzione del regista si concentra sulla costruzione di un realismo sensoriale ottenuto attraverso la fotografia granulosa di Adam Holender, il montaggio frammentato e l’uso di inserti onirici che mescolano presente, memoria e allucinazione. Questa struttura non viene considerata un mero espediente formale, ma un dispositivo narrativo che restituisce la disgregazione psicologica del protagonista e la sua difficoltà a orientarsi in un ambiente ostile. La colonna sonora, con il tema di Harry Nilsson (l’indimenticabile e iconico brano vagamente country Everybody's Talkin’), diventa e assume i connotati di un elemento di contrasto: un motivo apparentemente leggero che sottolinea, per differenza, la durezza del contesto.
Sul piano tematico, bisogna evidenziare la capacità di affrontare la marginalità senza ricorrere a toni melodrammatici. Il rapporto tra i due protagonisti è una forma di alleanza dettata, perlomeno all’inizio, dalla necessità, che mette in discussione modelli tradizionali di mascolinità e mostra la vulnerabilità come componente strutturale dell’identità. Il film è inoltre interpretabile come una riflessione implicita sul fallimento del sogno americano, resa attraverso la rappresentazione di una città che non offre possibilità di riscatto.
L’illusione dei guadagni facili va di pari passo con l’aggravarsi della malattia di Rico, fino al momento in cui Joe trova l’amico in condizioni disastrose e allora decide – ecco la trasformazione del rapporto di convenienza in quello di vera amicizia – di partire verso la città che lo potrebbe far guarire. Ma il viaggio in autobus, pieno di speranze, anche per eventuali occasioni migliori, diventa la fine inesorabile della storia.
L’insieme di scelte formali, attenzione psicologica e lettura sociale porta la critica a considerare l’opera una delle espressioni più compiute nel passaggio dal Free Cinema alla New Hollywood che ha poi prodotto un fermento artistico di grande livello. Il film del grande Schlesinger è spietato nel mostrare come gli States, per continuare a “sognare”, mettono in conto il sacrificio di qualche milione di reietti, come questi due, il cowboy e l’amico tisico.
Per Jon Voight, al suo terzo film, fu un buon trampolino di lancio, ma chi emerse con tutta la sua bravura fu Dustin Hoffman, indimenticabile, iconico, che, a distanza di due anni dalla rivelazione in Il laureato, con una prova eccezionale iniziò una carriera incredibile.
Grande regia, film memorabile.

Riconoscimenti
Oscar 1970
Miglior film
Miglior regista
Miglior sceneggiatura non originale
Candidatura per il miglior attore protagonista a Dustin Hoffman
Candidatura per il miglior attore protagonista a Jon Voight
Candidatura per la miglior attrice non protagonista a Sylvia Miles
Candidatura per il miglior montaggio
Golden Globe 1970
Miglior attore debuttante a Jon Voight
Candidatura per il miglior film drammatico
Candidatura per il miglior regista
Candidatura per il miglior attore in un film drammatico a Dustin Hoffman
Candidatura per il miglior attore in un film drammatico a Jon Voight
Candidatura per la migliore attrice non protagonista a Brenda Vaccaro
Candidatura per la migliore sceneggiatura
BAFTA 1970
Miglior film
Miglior regista
Miglior attore protagonista a Dustin Hoffman
Migliore attore a Jon Voight
Migliore sceneggiatura
Miglior montaggio


































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