Un uomo da vendere (1959)
- michemar

- 12 mag
- Tempo di lettura: 3 min

Un uomo da vendere
A Hole in the Head
USA 1959 commedia 2h
Regia: Frank Capra
Sceneggiatura: Arnold Schulman
Fotografia: William H. Daniels
Montaggio: William Hornbeck
Musiche: Nelson Riddle
Scenografia: Eddie Imazu
Costumi: Edith Head
Frank Sinatra: Tony Manetta
Edward G. Robinson: Mario Manetta
Eleanor Parker: Eloise Rogers
Carolyn Jones: Shirl
Thelma Ritter: Sophie Manetta
Keenan Wynn: Jerry Marks
Joi Lansing: Dorine
Eddie Hodges: Alvin “Ally” Manetta
TRAMA: Tony passa la sua vita in un albergo di Miami vivendo di sogni irrealizzabili. Da New York accorrono il fratello Mario e la cognata con l’intenzione di fargli mettere la testa a posto e convincerlo ad affidare loro suo figlio.
VOTO 6

Con A Hole in the Head, Frank Capra firma il suo penultimo film, un’opera che porta ancora il segno del suo umanesimo ma lo filtra attraverso la commedia sentimentale anni ’50, più morbida, più luminosa, meno combattiva. È un film che vive soprattutto grazie alla fragilità ottimista di Frank Sinatra e al rapporto tenero con il figlio, vero cuore emotivo della storia. Racconta di Tony Manetta, albergatore sognatore e squattrinato, che vive di slanci e improvvisazioni, incapace di adeguarsi alle regole del successo economico. Capra lo tratteggia come l’ultimo erede dei suoi “uomini comuni”: imperfetto, generoso, allergico al conformismo con il tono della commedia dolceamara, dove il sogno americano è ancora presente, ma incrinato, la famiglia è rifugio e limite, la povertà non è più eroica, ma quotidiana, quasi stanca.

Tony Manetta (Frank Sinatra) vive a Miami gestendo un piccolo hotel in difficoltà, portando avanti l’attività con entusiasmo ma con scarsa disciplina. È un uomo pieno di idee, spesso più grandi delle sue possibilità, e questo lo mette continuamente nei guai economici. Accanto a lui c’è il figlio Ally, che Tony cresce con affetto e spontaneità, anche se la loro vita è tutt’altro che stabile. Quando i debiti iniziano a soffocarlo, Tony cerca aiuto nel fratello maggiore Mario (Edward G. Robinson), molto più rigido e pragmatico di lui. Il loro incontro riapre vecchie tensioni familiari: da una parte l’uomo concreto che pretende responsabilità, dall’altra il sognatore che rifiuta di arrendersi a una vita ordinaria. Nel tentativo di rimettersi in carreggiata, Tony si trova a dover scegliere tra le sue ambizioni, la sua libertà e ciò che è davvero meglio per suo figlio. Tra nuove conoscenze, occasioni che sembrano promettenti e momenti di sincera fragilità, Tony è costretto a confrontarsi con i propri limiti e con l’idea di cosa significhi davvero costruire un futuro.
Frank Capra dirige con mano più sobria rispetto ai suoi classici degli anni ’30 e ’40 che lo resero famoso nel mondo e qui tende a privilegiare gli ambienti quotidiani, quasi teatrali, i dialoghi serrati, spesso punteggiati da ironia malinconica, ed una regia che lascia spazio agli attori più che alla costruzione simbolica.
Frank Sinatra offre una prova sorprendentemente vulnerabile: il suo Tony è un uomo che sbaglia, mente, si illude, ma resta irresistibilmente umano. Edward G. Robinson, nei panni del fratello moralista e benestante, porta rigore e durezza, incarnando la voce del pragmatismo americano. Da non trascurare la cara Eleanor Parker, che aggiunge grazia e misura, come possibile ancora di salvezza sentimentale. Come sempre il piccolo Eddie Hodges è la rivelazione.

Il film è anche ricordato per la canzone “High Hopes”, che diventerà un successo popolare e che Capra usa come manifesto dell’ostinato ottimismo del protagonista.

Riconoscimenti
Oscar 1960
Miglior canzone originale













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