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Una di famiglia - The Housemaid (2025)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 8 ore fa
  • Tempo di lettura: 5 min

Una di famiglia - The Housemaid

The Housemaid

USA 2025 thriller 2h11’

 

Regia: Paul Feig

Soggetto: Freida McFadden (romanzo Una di famiglia)

Sceneggiatura: Rebecca Sonnenshine

Fotografia: John Schwartzman

Montaggio: Brent White

Musiche: Theodore Shapiro

Scenografia: Elizabeth J. Jones

Costumi: Renee Ehrlich Kalfus

 

Sydney Sweeney: Millie Calloway

Amanda Seyfried: Nina Winchester

Brandon Sklenar: Andrew Winchester

Michele Morrone: Enzo

Elizabeth Perkins: Evelyn Winchester

Megan Ferguson: Jilianne

Don DiPetta: Jenkins

Mark Grossman: Scott Crawford

Hannah Cruz: Lexi

Indiana Elle: Cecelia “Cece” Winchester

 

TRAMA: Millie è una donna in grave difficoltà. Proprio quando non sa più dove sbattere la testa, riesce a ottenere un nuovo inizio quando viene assunta come domestica da Nina e Andrew, coppia benestante e di un certo livello. Presto, tuttavia, la donna scopre che i segreti tenuti celati dalla famiglia sono molto più pericolosi di quelli che lei ha nascosto a loro pur di essere assunta.

 

VOTO 5

 

 

Senza staccarsi dal modello del thriller psicologico, perfino psicotico, che segue da anni, Paul Feug, quasi in continuità dal suo Un piccolo favore (compreso il bis con le medesime attrici), riprende i fili del giallo torbido, che significa mistero, tensione e sensualità. E sempre con le donne al centro della scena. Per restare quindi nel tema, ecco due attrici avvenenti come Sydney Sweeney – è ormai un modello costante, “un corpo più che un’anima” scrive qualcuno – e Amanda Seyfried che fanno il bello e il cattivo tempo abbindolando il ricco padrone di casa interpretato da un “manzo inespressivo” chiamato Brandon Sklenar, reduce da Drop - Accetta o rifiuta dove fa più o meno le stesse cose. Nel caso specifico, il regista entra nell’ambiente domestico, dove, si sa, il thriller assume ed elabora temi particolari, climax scelto dalle produzioni americane da sempre. In questo panorama, il film elabora la tipica struttura narrativa che unisce tensione, apparenza e dinamiche di potere mettendo in scena la storia di una giovane donna che entra in una casa apparentemente perfetta dove però l’equilibrio è tutt’altro che stabile e degenererà con un twist finale che (finalmente!) darà almeno un senso alla visione, perché fino a quel momento si rischia persino di annoiarsi. Nel corso del film, ci si continua a chiedere chi effettivamente comanda, chi manipola la verità, chi è pazzo e chi sano.

 

 

Che la giovane Millie, appena arrivata nella lussuosa villa della famiglia Winchester con apparente timidezza, non sia del tutto sincera lo si intuisce subito ed è la stessa impressione che si ha della padrona di casa Nina perché troppo gentile e perché solo dopo qualche ora di servizio si contraddice sugli ordini che aveva impartito. Tutto troppo strano, a cui aggiungere il belloccio e prestante Andrew che, nei sempre più frequenti momenti di fraintendimento tra le due, cerca di trovare una soluzione con un sorriso e un ammiccamento. Qualcuno mente e lo svolgimento della trama ci porta sempre fuori strada, in attesa della svolta che è preparata per sorprendere il pubblico (ed il lettore del romanzo). Dov’è la verità, chi mente, chi è il personaggio villain che sconcerterà tutti? E chi è quel giardiniere misterioso, quale ruolo ha, perché osserva con sguardo torvo? Perché Nina ha dato il suo smartphone a Millie?

 

 

Millie Calloway (Sydney Sweeney), giovane donna in libertà vigilata dopo un passato difficile, come appunto si verrà a sapere nella seconda metà, ottiene un lavoro cruciale per ricostruirsi una vita decente: diventare la domestica residente dei Winchester, ricca famiglia di Long Island. Accolta da Nina (Amanda Seyfried), elegante ma fragile padrona di casa, e dal marito Andrew (Brandon Sklenar), affascinante e impeccabile, Millie percepisce subito che dietro l’apparenza perfetta si nasconde qualcosa di stonato. La mansarda che le viene assegnata può essere chiusa solo dall’esterno, la routine domestica è scandita da richieste contraddittorie e il comportamento di Nina oscilla tra gentilezza e ostilità inspiegabile.

 


Mentre cerca di mantenere il lavoro a ogni costo, Millie scopre frammenti del passato della coppia: ricoveri, incidenti, segreti familiari mai chiariti. L’atmosfera nella casa si fa sempre più tesa, e la giovane domestica si ritrova coinvolta in dinamiche che non aveva previsto, tra seduzioni sottili, manipolazioni e un crescente senso di pericolo. La verità sul matrimonio dei Winchester – e sul motivo per cui Millie è stata scelta – emerge lentamente, trasformando la casa in un luogo dove nulla è come sembra e dove ogni gesto può avere conseguenze irreversibili.

 

 

In buona sostanza, la prima metà si trascina mpnptpna, mentre, dopo le rivelazioni che saltano fuori, la prospettiva cambia e i ruoli dei tre personaggi principali si capovolgono, fino al colpo di scena clamoroso, allorquando il film diventa una sorta di thriller quasi horror, con gente cattiva che invece si rivela fragile e vittima, e chi metteva pace assume il compito di aguzzino. Ma con le donne io ci andrei sempre con cautela, perché quando una femmina s’incazza può accadere di tutto. Ma una domanda sorge spontanea: tutto il primo troncone serviva solo per portarci in carrozza e a sorpresa nel gran finalone? Per giunta, neanche tanto attendibile? Tutto qui? Delusione!

 

 

Insomma, dietro le porte chiuse della casa dei Winchester (come anche dietro la porta sbarrata della cameretta posta nella mansarda) nessuno è davvero al sicuro perché il triangolo dei personaggi dimostra quanto siano (s)legati da dinamiche sempre più ambigue, in cui il confine tra vittima e carnefice si fa progressivamente sfumato. È chiaro che le intenzioni di Paul Feig, almeno per ciò che riguarda il film, è l’aggiornamento di una battaglia in chiave post-femminista una volta che l’ha trasformata in uno spettacolo volutamente sopra le righe, e tra verità parziali, tensioni emotive e rapporti di forza sbilanciati, il film evolve l’ambiente domestico in un luogo instabile, dove il controllo psicologico diventa una forma di violenza silenziosa. Ne deriva di conseguenza un noir psico-sensuale mediocremente accattivante ma costruito per il successo mediante la presenza di due bellezze contrastanti: le biondissime Sydney Sweeney e Amanda Seyfried. La prima, abile nel costruire una “brava ragazza” ambigua e fragile, la seconda sorprendente nel ruolo di una moglie algida e instabile, ipnotica nella sua crudeltà borghese. Nel frattempo, l’insulso stoccafisso Brandon Sklenar cerca di fare la sua figura. Il regista orchestra il tutto con un certo ritmo ma il grave handicap di una durata smisurata, spingendo sui colpi di scena solo quando lo spettatore può sentirsi esausto. Tant’è che non tutto fila logicamente e alcuni snodi narrativi sono apertamente forzati, ma è un difetto che diventa parte del gioco del film. E se si fosse disposti ad accettarlo, potrebbe piacere, soprattutto pensandolo come un guilty pleasure confezionato per farsi piacere.


 

In conclusione, il lungometraggio emerge come un thriller domestico che lavora sulle crepe dell’apparenza più che sui colpi di scena, trasformando la casa dei Winchester in un dispositivo narrativo dove ogni gesto è un segnale e ogni spazio un indizio. Paul Feig costruisce un ambiente che sembra ordinato ma vibra di tensione, mentre la sceneggiatura di Rebecca Sonnenshine gioca con ruoli mobili e prospettive instabili. La forza del film sta proprio in questa ambivalenza: personaggi che cambiano funzione, relazioni che si deformano, un equilibrio che non si stabilizza mai. La messa in scena, fatta di simmetrie, contrasti e dettagli controllati, amplifica la sensazione di incertezza, invitando lo spettatore a interrogarsi continuamente su ciò che vede e su ciò che gli viene nascosto. È un racconto che non offre risposte nette, ma un territorio di dubbi, percezioni e potere, dove l’idea stessa di “famiglia” diventa un concetto da rinegoziare. Personalmente mi sono appassionato al film solo nel finale. E neanche tanto. Per ora, ho solo un timore: stanno prevedendo un sequel con l’adattamento de Il segreto della cameriera, il secondo libro della serie La domestica, sempre di Freida McFadden.

Ma mi basterà ignorarlo. Mi basta questo.

 


 
 
 

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