Valmont (1989)
- michemar

- 15 feb 2022
- Tempo di lettura: 3 min

Valmont
Francia/UK 1989 dramma 2h17’
Regia: Miloš Forman
Soggetto: Choderlos de Laclos (romanzo)
Sceneggiatura: Jean-Claude Carrière, Miloš Forman
Fotografia: Miroslav Ondříček
Montaggio: Nena Danevic, Alan Heim
Musiche: Christopher Palmer
Scenografia: Pierre Guffroy
Costumi: Paule Mangenot, Theodor Pistek, Carine Sarfati
Colin Firth: Visconte de Valmont
Annette Bening: Marchesa de Merteuil
Meg Tilly: Madame de Tourvel
Fairuza Balk: Cécile de Volanges
Siân Phillips: Madame de Volanges
Jeffrey Jones: Duca de Gercourt
Henry Thomas: Cavaliere Danceny
Fabia Drake: Madame de Rosemonde
TRAMA: La marchesa di Merteuil scopre che il suo ex amante, Gercourt, si sposerà con una quindicenne di buona famiglia vissuta sino a quel momento in un convento. Decide di vendicarsi con la complicità del dissoluto visconte di Valmont: procura alla ragazza molti corteggiatori, uno dei quali la mette incinta. Ma i due cospiratori non avranno i benefici sperati mentre la giovane si sposerà regolarmente, iniziando una vita di ipocrisia.
Voto 6,5

Perché un romanzo del 1782 viene trasposto in film per due, tre, quattro volte? Sicuramente perché è appassionante, romantico, intrigante, ma per quello che fa comodo alla domanda di un cinefilo è perché è cinematografico, nel senso che il grande schermo non toglie nulla e anzi è l’occasione per poterlo arricchire di altri particolari adatti alla sala di proiezione, certamente meno letterari ma efficaci per il mondo del cinema. È proprio ciò che succede al romanzo di Pierre-Ambroise-François Choderlos de Laclos, Le relazioni pericolose del 1782. Poi, ma questa è un’altra storia, succede che ad un regista riesce meglio che ad un altro e non solo perché sarà stato più bravo ma perché il destino a volte fa dei brutti scherzi, anche ad un autore di pregio. Fatto sta che la versione di quell’inglese sagace e pungente chiamato Stephen Frears esplode in un successo enorme (dotato di un cast eccellente e furbo, con John Malkovic non bellissimo ma sapiente seducente) mentre il film di Forman viene prima battuto sul tempo essendo uscito un anno dopo l’altro, e poi dal completo insuccesso, deludendo non poco le attese del regista cecoslovacco.

Miloš Forman era ancora sull’onda dell’euforia, reduce dal successo dell’entusiasmante Amadeus e sperava di bissare i fasti ma, appunto, portare nelle sale dopo un solo anno una storia che aveva già spopolato in tutto il mondo e raggranellato diversi premi fu davvero un’impresa proibitiva. E difatti il film fu grosso modo ignorato. Peccato, perché, anche se non all’altezza dell’altro, ciò sia chiaro, questo film è sicuramente più che apprezzabile: è un ambizioso affresco. Ma non ci fu gara: condannato dai critici e snobbato dal pubblico, il film cadde presto nel dimenticatoio. Gli onori furono tutti per la pellicola di Frears.

Qui è la bella Annette Benning a interpretare la Marchesa de Merteuil, la quale è sbalordita nell'apprendere che il suo amante, Duca de Gercourt (qui è Jeffrey Jones) è fidanzato con la quindicenne vergine Cécile de Volanges (Fairuza Balk), tanto da fare una scommessa con il suo amico, un uomo tanto simile a Casanova, Visconte de Valmon (il prestante Colin Firth) inducendolo a sedurre la ragazza in modo che la prima notte di nozze non si presenti vergine. E la vendetta contro Gercourt sarà compiuta! Naturalmente i piani non sempre vanno lisci, perché Cécile è innamorata del suo insegnante di musica, il Cavaliere Danceny (Henry Thomas), e alla perfida Merteuilpiace favorire il romanticismo il più possibile. Ma le cose si complicano sempre di più, con Valmont, eterno playboy, che pare sempre più innamorato di se stesso. E come dice la storia, una volta che ti innamori, il tuo potere è sparito.

Uno dei motivi per cui il film ha avuto meno fortuna dell’altro, a parte i motivi già citati, è che il buonissimo cast forse non ha la stessa e necessaria cattiveria della versione di Frears: Annette Bening è troppo bella e giocosa, troppo sorridente, atteggiamento utile a mascherare meglio la duplicità maliziosa dei suoi comportamenti, ma inevitabile viene il raffronto con quello che esternava la malefica maschera di Glenn Close. Lo stesso si potrebbe dire anche di Colin Firth, la cui presenza fisica è troppo gentile ed elegante (da perfetto english man) per poter essere paragonata alla perfidia malevola che sa esprimere John Malkovic.

Forse fu il paragone continuo tra i due film che fece male al secondo, un errore umano perdonabile essendo andati in sala così vicini. Magari a distanza di anni sarebbe andata diversamente, perché il lavoro del buon Miloš Formannon meritava di essere così maltrattato, dalla critica e dal pubblico già soddisfatto. Ha dalla sua una buonissima regia e gli attori, tutti bravi, compreso Meg Tilly, si muovono con bellissimi abiti in una eccellente scenografia ben ricostruita nei tempi dell’ambientazione.






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