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Volveréis - Una storia d'amore quasi classica (2024)

12 minuti fa
Tempo di lettura: 6 min

Volveréis - Una storia d'amore quasi classica

Volveréis

Spagna Francia 2024 commedia 1h54’

 

Regia: Jonás Trueba

Sceneggiatura: Jonás Trueba. Itsaso Arana, Vito Sanz

Fotografia: Santiago Racaj

Montaggio: Marta Velasco

Musiche: Iman Amar, Guillermo Briales, Ana Valladeres

Scenografia: Miguel Ángel Rebollo

Costumi: Laura Renau

 

Vito Sanz: Álex

Itsaso Arana: Ale

Fernando Trueba: padre di Ale

Andrés Gertrúdix: fratello di Ale

Jon Viar: scrittore

Valeria Alonso: Andrea

Miguel A. Trudu: montatore

Andrés Gertrúdix, Ana Risueño, Francesco Carril, Isabelle Stoffel, Sigfrid Monleón, Naiara Carmona, Pedro Lozano, Lucía Perlado: amici

 

TRAMA: Dopo 15 anni di convivenza, Ale e Álex decidono di organizzare una festa per celebrare la loro separazione, lasciando perplessi i loro parenti e amici.

 

VOTO 6,5

 

 

Quanto cinema è passato dentro e fuori dall’argomento “amore”? Almeno con la metà dei film girati. E in tutte le sue conformazioni, dalla commedia al dramma, sempre l’amore ma con varie forme. Ma sempre amore è. Vi si parla di innamoramenti, istantanei o lenti, di evoluzione oppure, infine, di addii. Ma come in questo film non mi era mai capitato per un motivo tanto semplice: Ale (Itsaso Arana) ed Álex (Vito Sanz) hanno deciso di lasciarsi dopo ben 15 anni vissuti assieme con amore, cosa c’è di strano? Che hanno deciso di festeggiare l’addio, provocando meraviglia in tutti i conoscenti – parenti ed amici – che li hanno sempre visti in armonia, impegnati nella comune attività di professionisti nel campo cinematografico, lui regista, lei attrice. La decisione, legittima e comprensibile, ragionata e di comune accordo, sorprende non poco la loro ricca cerchia di conoscenti, fino al punto che la reazione che provoca quando glielo rivelano è che li guardano convinti che o stiano scherzando oppure che è una soluzione momentanea, che li spinge tutti a dire che sicuramente torneranno assieme nel breve giro del tempo. “Volveréis”, cioè “ritornerete”, perché chi li conosce e li frequenta da tempo non sa immaginare di vederli separati e per giunta in due appartamenti diversi.

 

 

La sorpresa, quindi, è proprio che i due hanno deciso di festeggiare. Ma come, si festeggia una separazione, quando per esperienza sappiamo bene che è frutto di discussioni e di litigi, di avvocati e di amici che fanno da pacieri? Sì, come riferisce la vivace Ale, il cui padre (Fernando Trueba, padre del regista e già regista e sceneggiatore) ha sempre detto (ma lui smentirà, affermando che lo avrebbe citato solo per scherzo) che è pur sempre un avvenimento che va festeggiato alla pari di un matrimonio. Se ci riflettiamo, in effetti è l’occasione per far intendere – come in questo specifico caso – che è una felice e ragionata decisione alla stessa stregua di quando ci si vuol sposare, o, perlomeno, andare a vivere assieme. Giusto come questi due, i quali ci hanno pensato bene prima di annunciarlo ed ora sono pronti a farlo con il sorriso. Lo ripetono un sacco di volte, ad ognuno che incontrano e che invitano alla festa (che ovviamente ripetono: Volveréis! Saranno in tanti alla festa, tanto che alla fine si prevedono almeno una cinquantina di amici sul prato della bella casa del padre di lei, con tanto di band che suona come fosse la festa di uno sposalizio. E loro tranquilli, ripetono che stiamo bene, siamo felici di averlo deciso. E sorridono guardandosi negli occhi come se fossero ancora innamorati.

 

 

Il fatto è che, con nostra meraviglia, innamorati forse lo sono ancora e lo si nota da come continuano a trattarsi e come si stanno dividendo i tanti oggetti che hanno in casa, dai libri ai DVD, sino ai soprammobili. Tranquilli, siamo contenti, festeggeremo tutti assieme. Immaginate le espressioni degli amici. La scena più riuscita e divertente è quella in cui lo comunicano ad un’altra coppia seduti assieme a bere un drink, in cui l’amica guarda Ale come se avesse inteso male. Invece per i due è tutto normale, è un invito ad una bella festa. Ma è un evento da festeggiare? è la domanda di tutti. E loro, candidamente, rispondono di sì. E ripetono senza sosta che lo diceva il padre di lei. E gli altri due: Volveréis, ma certo! Perché due cose diventano divertentemente ripetitive: che i colloqui con parenti ed amici sono sempre uguali e con i medesimi dialoghi (d’altronde, la meraviglia è di tutti) e che quasi tutti, ma specialmente Ale, hanno sempre un bicchiere di alcol tra le mani. Che sia vino o superalcolici non conta, ma il bicchiere in mano ad Ale è quasi fisso ad ogni sequenza.

 

 

Di trama ce n’è poca, è solo un approssimarsi all’evento festoso, è un continuo ripetersi di scene per comunicare la novità e per fornire l’invito alla festa da tenere il prossimo 22 settembre (l’ultimo giorno dell’estate, come un evento naturale, come la separazione?). L’altra parte della trama è composta dai tanti dialoghi tra i due protagonisti quando discutono di come organizzare i festeggiamenti o di andare a dare uno sguardo all’appartamento dove andrà a vivere lei, oppure del film che Ale sta per ultimare. Film che, all’interno dell’opera di Jonás Trueba, è una pellicola-specchio di ciò che guardiamo. Infatti, il film in cui recita l’attrice Ale, che ora è in fase di montaggio e quindi nel momento di decidere i tagli e le correzioni, è in pratica la medesima storia di lei e Álex. Non è propriamente un film nel film nel concetto classico, bensì un film che racconta la vicenda della coppia che sta dividendosi in una sorta di meta-cinema, come è stato definito. Lo è perché non racconta solo la storia di una coppia che si lascia: racconta anche come quella storia viene costruita, mostrata e percepita attraverso il cinema. Il film gioca continuamente con l’idea che ciò che vediamo non è la realtà dei personaggi, ma la versione che uno di loro ha deciso di filmare, mettendo in scena il sottile confine tra vita vissuta e vita raccontata. Che in definitiva è ciò che succede sul set e in sala montaggio.

 

 

Trueba inserisce momenti che parlano esplicitamente del fare cinema: la visita al set, la piccola sala per la proiezione riservata, il mazzo di tarocchi ispirati a Ingmar Bergman, la domanda se il film sia circolare o lineare (“Un film circolare si concentra sul discorso, uno lineare sulla ricerca e l’incertezza “). In questa maniera il regista ci fa presente che ogni immagine è una scelta, un modo di orientare lo sguardo. In questo senso il film osserva se stesso mentre procede: mostra una relazione, ma allo stesso tempo riflette su come il cinema costruisce le relazioni, come ripete, come suggerisce, come manipola. È una storia d’amore, certo, ma anche un piccolo laboratorio sul potere delle immagini e su come il cinema può diventare un modo per capire – o confondere – ciò che proviamo. Anche se con tante ripetizioni di concetti, il film procede sempre sotto forma di commedia e mai di dramma come succede classicamente con le separazioni sofferte. Al massimo accostabile ad una commedia agrodolce, ironica e malinconica che gioca sul concetto di “matrimonio al contrario” e sul labile confine tra realtà e finzione. Per cui, dopo un inizio che può sembrare monotono e poco coinvolgente, il film si alleggerisce e diventa piacevole, a tratti anche divertente, ed è gradevole osservare come i due attori discutono e come fanno chiaramente intendere che non solo non sono diventati nemici ma che non hanno mai smesso di volersi bene: la notte d’amore vicina all’addio lo dimostra in maniera lampante. Si lasciano ma si lasciano con grande stima e affetto.

 

 

Non sarà leggerissimo ma questo è un cinema, come tutti i film sapientemente sceneggiati, molto intelligente, finalmente diverso dai soliti che guardiamo, molto lontano da quei tanti omologati che girano sulle piattaforme appiattite che spadroneggiano. Lo dimostra anche il fatto che il regista lo abbia scritto assieme ai due valentissimi protagonisti Vito Sanz e Itsaso Arana, i quali sono stati validi collaboratori nel far diventare i dialoghi vivaci e aperti. Lo si nota osservandoli quasi improvvisare sul set, pienamente in armonia come auttori (scusate il neologismo). Lo stesso Jonás Trueba ha ammesso che hanno influito non poco sulla struttura, sul ritmo, sulla musica del film, contribuendo al momento delle riprese. Egli ha anche ricordato in un’intervista che – a proposito di “ripetizioni” e ai concetti a questi relativi come scrisse Kierkegaard (ci sono diversi momenti di citazioni di filosofia) – i film non vogliono mai ripetere nulla, eppure la vita è piena di ripetizioni.

 

 

Per via dei dialoghi fitti e replicati e della loro velocità, è un film che ricorda non poco il cinema autoriale francese, tanto che è facile che lo spettatore esperto abbia l’impressione di assistere ad un’opera accostabile a Éric Rohmer.

Con pazienza si arriva alla fine e si ha la sensazione di aver scelto bene. Ed anche noi ci chiederemo… ma ritorneranno assieme? Chissà, in fondo è una storia d’amore quasi classica!

 

 

Riconoscimenti (2 premi e 10 candidature)

Cannes 2024

Premio Label Europa Cinemas

Candidatura Premio SACD

Goya 2025

Candidatura miglior regia

Candidatura miglior attore protagonista Vito Sanz

Cahiers du Cinéma 2024

Candidatura ai migliori 10 film dell’anno

 


 
 
 

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