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Wall Street - Il denaro non dorme mai (2010)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 1 feb
  • Tempo di lettura: 4 min

Wall Street - Il denaro non dorme mai

Wall Street: Money Never Sleeps

USA 2010 dramma 2h13’

 

Regia: Oliver Stone

Sceneggiatura: Allan Loeb, Stephen Schiff

Fotografia: Rodrigo Prieto

Montaggio: David Brenner, Julie Monroe

Musiche: Craig Armstrong

Scenografia: Kristi Zea

Costumi: Ellen Mirojnick

 

Michael Douglas: Gordon Gekko

Shia LaBeouf: Jacob Moore

Josh Brolin: Bretton James

Carey Mulligan: Winnie Gekko

Susan Sarandon: Sylvia Moore

Frank Langella: Louis Zabel

Eli Wallach: Jules Steinhardt

Vanessa Ferlito: Audrey

Charlie Sheen: Bud Fox

Austin Pendleton: dott. Masters

Julianne Michelle: Natasha

Sylvia Miles: agente immobiliare

 

TRAMA: Mentre l’economia mondiale è sull’orlo del baratro, un giovane trader di Wall Street si unisce alla vecchia volpe della finanza Gordon Gekko, caduto in disgrazia e appena uscito di prigione, per compiere una duplice missione: lanciare un allarme nella comunità finanziaria sul disastro imminente e scovare il responsabile della morte di colui che era stato il suo mentore.

 

VOTO 7

 

 

Oliver Stone torna sui suoi passi, torna su Wall Street, un suo grande successo, e torna Gordon Gekko, lo squalo della finanza, nella cui borsa sita a Wall Street mangi gli altri e loro, al momento che non ti aspetti, ti mangiano loro. Torna la cattiveria culturale del regista, torna la finanza nei soggetti del regista a distanza di ben 23 anni rinnovando il quadro economico dopo la grande crisi e troviamo anche personaggi nuovi.

 

 

Inoltre, c’è anche da dire che rivedere il sequel a distanza di anni significa confrontarsi con un film che nasce già come oggetto anomalo: figlio di un’epoca diversa, costretto a dialogare con un mito degli anni ’80 e con una crisi finanziaria che ha cambiato il mondo. È un’opera che tenta di aggiornare un immaginario, di rimettere in circolo un personaggio iconico e di raccontare un sistema che nel frattempo è diventato più opaco, più veloce, più spietato. Non sempre ci riesce, ma quando trova il suo passo diventa un racconto sorprendentemente lucido.

 

 

Gordon Gekko (Michael Douglas) esce di prigione nel 2001, solo e dimenticato, dopo anni passati a scontare le sue colpe finanziarie. Nel 2008, mentre promuove un libro in cui avverte del rischio di un imminente crollo dei mercati, il mondo che aveva dominato sta per implodere. Sua figlia Winnie (Carey Mulligan), che non gli parla da anni, vive con Jacob Moore (Shia LaBeouf), giovane trader ambizioso e protetto da Louis Zabel (Frank Langella), veterano della Keller Zabel Investments. Quando la banca crolla sotto il peso dei titoli tossici e Zabel si toglie la vita, Jacob cerca vendetta contro Bretton James (Josh Brolin), rivale spietato che ha contribuito al disastro. Jacob si avvicina a Gekko, che gli offre informazioni e strategie in cambio di un tentativo di riconciliazione con Winnie.

 

 

Il ragazzo entra nel mondo di James, manipola il mercato, ottiene fiducia e potere, ma scopre che gli interessi in gioco sono più grandi di lui. Winnie rimane incinta e teme che Jacob stia diventando ciò che detesta. Quando questi affida a Gekko un fondo fiduciario destinato alla figlia, l’ex raider fugge con il denaro, tradendo entrambi. La crisi esplode, le banche cercano salvataggi pubblici e Jacob smaschera le manovre di James. Winnie pubblica lo scandalo, James cade, e Gekko – arricchito – torna sui suoi passi, restituendo il denaro e cercando un fragile equilibrio familiare. Un anno dopo, la famiglia si ritrova attorno al primo compleanno del figlio di Jacob e Winnie.

 

 

Ho sempre percepito questo sequel come un film diviso tra due pulsioni: da un lato la voglia di aggiornare il discorso sul capitalismo finanziario, dall’altro il bisogno di riportare in scena Gekko, icona pop più che personaggio. Oliver Stone prova a tenere insieme tutto, e a tratti ci riesce: quando osserva la crisi del 2008 con occhio quasi documentario, il film ha una forza che non mi aspettavo; quando invece si concentra sul melodramma familiare, perde tensione e si adagia su soluzioni più convenzionali.

 

 

La cosa che funziona davvero è la consapevolezza del tempo trascorso: Gekko non è più il predatore di un tempo, ma un uomo che ha capito che il mondo gli è scappato di mano. E in questo, paradossalmente, il film trova la sua parte migliore. Il problema è che attorno a lui si muove una trama troppo affollata, che vuole spiegare la crisi, raccontare una storia d’amore, costruire un percorso di redenzione e allo stesso tempo fare il sequel di un classico. È un carico eccessivo.

 

 

Eppure, nonostante gli squilibri, il film ha un fascino particolare: è un’opera che tenta di guardare in faccia un sistema malato, senza la furia del primo capitolo ma con una malinconia che non mi dispiace. Non è un film necessario, ma è un film sincero nel suo tentativo di capire un’epoca che ancora oggi fatichiamo a decifrare.

Gran cast! Solida come sempre la prestazione di Michael Douglas, prima vera affermazione per Shia LaBeouf.

 

 

 
 
 

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