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Wasabi (2001)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 3 giorni fa
  • Tempo di lettura: 3 min

Wasabi

Francia Giappone 2001 poliziesco 1h34’

 

Regia: Gérard Krawczyk

Sceneggiatura: Luc Besson

Fotografia: Gérard Sterin

Montaggio: Yann Hervé

Musiche: Julien Schultheis, Éric Serra

Scenografia: Jacques Bufnoir, Jean-Jacques Gernolle

Costumi: Agnès Falque

 

Jean Reno: Hubert Fiorentini

Ryōko Hirosue: Yumi Yoshimido

Michel Muller: Maurice “Momo”

Yoshi Oida: Takanawa

Carole Bouquet: Sofia

Christian Sinniger: Lo Squalo

Alexandre Brik: Irène

Jean-Marc Montalto: Olivier

Véronique Balme: Betty

Fabio Zenoni: Josy

 

TRAMA: Andato in Giappone per il funerale della sua amata di un tempo, un duro detective francese scopre di avere anche una figlia adolescente e che la sua vita è in pericolo a causa della Yakuza.

 

VOTO 6

 

 

Sul soggetto scritto da Luc Besson, qui in veste non solo di sceneggiatore ma anche di produttore, il film, tipicamente suo, si ispira nel titolo da una sorta di ravanello giapponese di cui il protagonista ne mangia un intero piatto. Ma è essenzialmente un film poliziesco con risvolti familiari inattesi e il fisico di Jean Reno si rivela, come al solito, adatto ad una storia a cavallo tra l’azione e le relazioni umane.

 

 

Hubert Fiorentini è un commissario francese dai metodi brutali ma efficaci, sempre in bilico tra disciplina e caos. Un’operazione finita male lo costringe a una vacanza forzata, proprio mentre riaffiora il ricordo di Miko, l’unica donna che abbia davvero amato. La notizia della sua morte improvvisa lo trascina in Giappone, dove scopre di essere stato nominato erede. L’arrivo a Tokyo è subito un vortice di equivoci, botte e vecchie conoscenze, tra cui l’ex collega Momò. Hubert scopre che Miko gli ha lasciato una figlia, Yumi, ribelle e allergica ai poliziotti. Nel tentativo di proteggerla senza rivelare la verità, si ritrova immerso in un mondo di rituali, sospetti e ombre del passato. Indizi nascosti e dettagli fuori posto suggeriscono che la morte di Miko non sia così semplice. Un’enorme somma di denaro depositata in banca complica ulteriormente la situazione.

 

 

Yumi attira guai con la stessa facilità con cui svuota negozi, costringendo Hubert a seguirla ovunque mentre uomini misteriosi li pedinano e ogni uscita si trasforma in una rissa o in una fuga rocambolesca. Hubert capisce che Miko aveva intrecciato la sua vita con ambienti pericolosi e che ora qualcuno vuole chiudere i conti. La chiave lasciata da Miko e un messaggio enigmatico aprono una pista che riporta Hubert alle origini della loro storia. Tra Tokyo e Kyoto, il commissario ricostruisce il puzzle di una donna divisa tra dovere e sentimenti. La verità che emerge lega passato e presente in modo inatteso, spingendolo verso un confronto inevitabile. Per Hubert, la missione diventa proteggere Yumi e affrontare ciò che Miko non ha potuto completare.

 

 

Ovvio che, visto l’autore della sceneggiatura, il film si presenti come un action movie leggero che mescola ritmo, humour e una vena sentimentale, costruito attorno al carisma di Jean Reno. Il film viene accostato ai classici polizieschi duri ma umani, con richiami ai ruoli che hanno reso celebre l’attore: un professionista spietato nel lavoro ma capace di tenerezza nelle relazioni. La scrittura di Luc Besson è sufficientemente dinamica e spettacolare, con sparatorie e situazioni sopra le righe che puntano più all’intrattenimento che alla profondità. La componente comica nasce soprattutto dal contrasto tra il protagonista e la giovane Yumi, tratteggiata come un’adolescente energica e impulsiva.

 

 

Pur non essendo considerato un film innovativo, va sottolineato che l’energia degli interpreti e il tono scanzonato rendono l’esperienza piacevole, grazie alla capacità di Reno di sostenere da solo gran parte dell’efficacia del racconto.

Discretamente simpatico.

 


 
 
 

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