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What They Had (2018)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 10 ago 2022
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 19 gen

What They Had

USA 2018 dramma 1h41’


Regia: Elizabeth Chomko

Sceneggiatura: Elizabeth Chomko

Fotografia: Roberto Schaefer

Montaggio: Tom McArdle

Musiche: Danny Mulhern

Scenografia: Christopher Stull

Costumi: Anne Dawson


Hilary Swank: Bridget

Michael Shannon: Nicky

Robert Forster: Burt

Blythe Danner: Ruth

Josh Lucas: Eddie

Taissa Farmiga: Emma

Aimee Garcia: dott. Zoe


TRAMA: Bridget rientra a casa a Chicago richiamata con urgenza dal fratello per fare i conti con l'Alzheimer della madre e la riluttanza del padre a separarsi da ciò che ha sempre rappresentato la sua vita. Il ritorno nel posto in cui è cresciuta la porterà anche a confrontarsi con il suo passato.


Voto 7



Succede proprio così nella vita reale e spesso il cinema ce lo sa raccontare. Il familiare anziano è molto malato, le feste natalizie si avvicinano, i figli accorrono per controllare la situazione ed è il momento delle decisioni forti, ma anche quello di affrontare vecchie ruggini, discordanze mai appianate. Succede davvero, ma per un regista e uno sceneggiatore necessita saperlo raccontare, altrimenti si precipita nel dramma banale.



E difatti, ‎quando Ruth, anziana affetta dall’Alzheimer, si allontana da casa in una nevosa Vigilia di Natale, suo marito, Burt, chiama suo figlio Nicky, il quale a sua volta si rivolge a sua sorella Bridget, che vola subito a Chicago con sua figlia Emma. Ruth viene ritrovata in buono stato ma si intuisce che qualcosa deve essere fatto, per il suo bene e perché con quella malattia non si riesce a tirare avanti. Il marito è angosciato perché la ama come il primo giorno: sono una coppia non solo affiatata ma legatissima e l’amore non è mai mancato. Non vuole sentir parlare di ricovero e per questo vuole realizzare il sogno che sta costruendo per loro due, come una coppia di innamorati. Vuole trasferirsi in Florida con la moglie, convinto che la vita migliorerà, anche per il motivo che non vuole accettare la condizione di Ruth.



I due figli accorsi sanno bene che esistono strutture apposite e oggi è davvero il giorno per decidere cosa fare, che nel frattempo è diventata inevitabile. Inoltre, per tutti loro, ritrovatisi in questi frangenti drammatici, è diventata anche l'occasione per fare i conti con alcuni rancori mai sopiti e relazioni parentali problematiche. Nei momenti di apparente pausa scoppiano i litigi soprattutto tra Nicky, che essendo rimasto nella città dei genitori, si è sempre occupato della loro salute, accorrendo ad ogni chiamata, e la sorella Bridget, che vive lontano ma ha i suoi problemi con il marito. Il primo le rinfaccia di non essersi mai preoccupata di farsi sentire con costanza ma di aver vissuto distante senza dare l’apporto necessario. Questi dialoghi sono, ma non gli unici, la caratteristica centrale dell’ottima sceneggiatura della stessa regista Elizabeth Chomko, pieni di sferzanti rimproveri e cattiverie sfuggite nella foga dei litigi. Soprattutto quelle dell’uomo, persona dotata di ironia graffiante, spesso acida, con risposte che non riesce a trattenere. Forse sono anche il meglio del film: stimolano l’attenzione e fanno persino sorridere. Quando la sincerità spacca la banchisa dell’ipocrisia è sempre meglio. Ed è proprio quello che succede tra i due, che si vogliono bene ma gli strascichi delle questioni personali e di coppia (lui va e viene da una donna a cui non decide mai di chiederle di sposarlo) li mettono sempre in contrapposizione. Tra alti e bassi, seppure nei pochi giorni di convivenza, succede di tutto e mentre tutti cercano di badare alla anziana donna, succede l’imprevedibile, che li farà sentire più uniti che mai.



La regista sceneggiatrice Elizabeth Chomko, qui all’esordio, ha le idee chiare, sa come mettere in scena la situazione e come sviluppare gli eventi man mano che si verificano ed il film ci guadagna in realismo e sincerità, tanto da raggiungere anche dei premi. Tutto è anche spiegabile per il fatto che il suo è un lavoro umanistico basato sull’esperienza diretta dei suoi nonni, e che qui trova la delicatezza e quel tocco femminile che contraddistinguono l’intera opera. Ma il merito va anche e notevolmente all’ottimo cast che la regista ha scelto. Hilary Swank, nel ruolo di Bridget, è eccellente come al solito, e trova la sponda ideale in un attore che non ha bisogno di presentazioni, Michael Shannon (che è Nicky). I loro duelli verbali, nervosi e spietatamente sinceri, sono il clou del film e sentirli doppiati è un vero delitto. Bravissimi. Non di meno è il vecchio e compianto Robert Forster: il suo Burt è un canto d’amore burbero e testardo, interpretato alla grande.


Un piccolo gioiello, un film che tiene vivo l’interesse fino alla fine inaspettata e drammatica. Complimenti alla regista esordiente.



 
 
 

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Il Cinema secondo me,

michemar

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