top of page

Titolo grande

Avenir Light una delle font preferite dai designer. Facile da leggere, viene utilizzata per titoli e paragrafi.

007 - Zona pericolo (1987)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 17 gen
  • Tempo di lettura: 3 min

007 - Zona pericolo

The Living Daylights

UK USA 1987 spionaggio 2h10’

 

Regia: John Glen

Soggetto: Ian Fleming (Il lume dell’intelletto)

Sceneggiatura: Richard Maibaum, Michael G. Wilson

Fotografia: Alec Mills

Montaggio: Peter Davies, John Grover

Musiche: John Barry

Scenografia: Peter Lamont

Costumi: Emma Porteous

 

Timothy Dalton: James Bond

Maryam d’Abo: Kara Milovy

Desmond Llewelyn: Q

Caroline Bliss: Miss Moneypenny

Robert Brown: M

John Terry: Felix Leiter

Joe Don Baker: Brad Whitaker

Art Malik: Kamran Shah

Jeroen Krabbé: gen. Georgi Koskov

John Rhys-Davies: gen. Leonid Puškin

Geoffrey Keen: Fredrick Gray

Walter Gotell: generale Gogol

Andreas Wisniewski: Necros

Thomas Wheatley: Saunders

Virginia Hey: Rubavitch

Julie T. Wallace: Rosika Miklos

 

TRAMA: James Bond, durante un’esercitazione, è fatto oggetto di un agente che gli ha sparato sul serio. Viene inviato a Bratislava per organizzare la defezione di Georgi Koskov, un generale del Kgb.

 

VOTO 6

 


Ci sono film della saga di James Bond che segnano una svolta, altri che la inseguono senza trovarla. Questo appartiene alla seconda categoria: un capitolo che tenta di reinventare 007, ma finisce per rivelare soprattutto le crepe di una formula in cerca di direzione. È il quindicesimo film dell’agente segreto, il primo con Timothy Dalton, il quale rende il personaggio più duro e pertanto più vicino all'idea fleminghiana. È anche il quinto ed ultimo ad opera del regista John Glen.

 

 

Stavolta Bond viene incaricato di agevolare la defezione del generale sovietico Georgi Koskov, ma durante l’operazione scopre che la presunta cecchina incaricata di eliminarlo è in realtà Kara, la fidanzata del generale, ignara del complotto. Dopo aver portato l’uomo in Inghilterra, questi denuncia il capo del KGB Pushkin come responsabile della riattivazione di questa politica di spionaggio, salvo poi essere rapito in un finto blitz che insinua nuovi sospetti. Bond, intuendo l’inganno, torna a Bratislava, recupera Kara e fugge con lei verso Vienna, mentre il sicario Necros elimina un alleato di 007 lasciando un altro messaggio minaccioso. A Tangeri, Bond scopre che Pushkin è innocente e che Koskov, insieme al trafficante d’armi Whitaker, ha orchestrato tutto per sottrarre fondi sovietici e finanziare un traffico di oppio. Tradito da Kara e catturato, Bond viene deportato in Afghanistan, dove riesce a fuggire con l’aiuto dei mujaheddin e a sabotare l’intera operazione. Tornato in Europa, elimina Whitaker, mentre Pushkin arresta Koskov e Kara debutta come solista, finalmente libera dalle manipolazioni del suo ex amante.

 

 

Dopo l’era di Roger Moore, fatta di ironia, gadget e leggerezza, il franchise decide di cambiare pelle. L’arrivo di Timothy Dalton promette un ritorno alle origini letterarie: un Bond più duro, più introverso, più umano. Sulla carta un’idea affascinante, sullo schermo, però, il risultato è un personaggio che sembra intrappolato tra due identità: troppo serio per essere il Bond cinematografico che il pubblico conosce, troppo ingessato per diventare davvero quello di Fleming.

 

 

Il problema non è l’attore, ma il contesto. L’episodio costruisce attorno a lui una trama che oscilla tra la spy story classica e un’avventura d’azione che non osa mai davvero. Il film rincorre complotti sovietici, diserzioni pilotate, trafficanti d’armi caricaturali e una Bond girl ingenua, senza mai trovare un centro narrativo solido. Tutto appare funzionale, nulla davvero incisivo. Eppure, qua e là, si intravedono lampi di vitalità: il prologo a Gibilterra, l’inseguimento con l’Aston Martin, la sequenza sull’aereo. Momenti che ricordano cosa può essere Bond quando la macchina produttiva si allinea. Ma sono isole in un mare di indecisione.

 

 

Il risultato è un film che non fallisce clamorosamente, ma non riesce neppure a imporsi. Un Bond di transizione, che paga il prezzo di voler cambiare senza avere il coraggio di farlo fino in fondo. Il pubblico dovrà aspettare 007 - Vendetta privata per vedere Dalton davvero a suo agio, e ancora più a lungo per ritrovare una direzione chiara nella saga.

Il film resta quindi un tentativo sincero ma incompiuto.

 


 
 
 

Commenti


Il Cinema secondo me,

michemar

cinefilo da bambino

bottom of page