10 Cloverfield Lane (2016)
- michemar

- 9 feb
- Tempo di lettura: 4 min

10 Cloverfield Lane
USA 2016 thriller 1h43’
Regia: Dan Trachtenberg
Sceneggiatura: Josh Campbell, Matthew Stuecken, Damien Chazelle
Fotografia: Jeff Cutter
Montaggio: Stefan Grube
Musiche: Bear McCreary
Scenografia: Ramsey Avery
Costumi: Meagan McLaughlin
Mary Elizabeth Winstead: Michelle
John Goodman: Howard Stambler
John Gallagher Jr.: Emmet DeWitt
TRAMA: Dopo essere stata coinvolta in un incidente, una donna si risveglia in un rifugio sotterraneo da un uomo che le dica che il mondo esterno è stato contaminato da un attacco con armi chimiche.
VOTO 6,5

Facciamo prima un po’ di cronaca. Quando nel 2008 uscì il primo film, Cloverfield, il regista qui solo produttore J.J. Abrams lo circondò di segretezza. Otto anni dopo, il sequel arriva con la stessa strategia: il pubblico entra in sala senza sapere cosa aspettarsi e ne esce con la sensazione di aver visto qualcosa di ambiguo e difficilmente classificabile. Il problema principale nasce proprio dal tentativo di collegarlo, anche solo in modo labile, al film precedente. Senza questo finale meno ordinato rispetto all’altro, per giunta complicato dal problema “clima”, potrebbe risultare un thriller psicologico di grande efficacia ma gli ultimi quindici minuti non lo rovinano però ne indeboliscono l’impatto.

È un thriller psicologico che gioca con le aspettative dello spettatore, costruendo tensione attraverso spazi chiusi, dinamiche di potere e un costante senso di ambiguità. La storia segue Michelle (Mary Elizabeth Winstead), una giovane donna che, dopo un incidente stradale, si risveglia in un bunker sotterraneo gestito da Howard (John Goodman), un uomo che sostiene di averla salvata da una catastrofe avvenuta in superficie. La terza presenza nel rifugio, Emmet (John Gallagher Jr.), conferma la versione di Howard, ma il comportamento dell’uomo e la sua ossessione per il controllo insinuano il dubbio che la minaccia esterna possa essere meno pericolosa di quella interna.

In particolare, la strana vicenda si dispiega così. Dopo aver lasciato il fidanzato, Michelle rimane coinvolta in un incidente stradale e si risveglia in un bunker sotterraneo, con una gamba ferita e incatenata. Howard, l’uomo che l’ha portata lì, sostiene di averla salvata da un attacco che avrebbe reso l’aria esterna contaminata. Nel rifugio vive anche Emmett, che conferma la versione di Howard. Michelle però nota dettagli inquietanti, tra cui il camion dell’uomo che ricorda averla speronata e il comportamento sempre più possessivo del suo presunto salvatore. Quando tenta di fuggire, vede una donna morente all’esterno, coperta di lesioni, e capisce che qualcosa di terribile è davvero accaduto.

Nei giorni successivi, Michelle scopre indizi che collegano Howard alla scomparsa di una ragazza e decide di scappare costruendo una tuta improvvisata. L’uomo scopre il piano, uccide Emmett e tenta di tenerla con sé, ma la ragazza riesce a fuggire, provocando un incendio nel bunker. All’esterno trova un mondo devastato e viene attaccata da una creatura aliena e da un veicolo biomeccanico, che riesce a incendiare con una bottiglia di whisky e un accendino. In fuga, ascolta alla radio un messaggio che invita i sopravvissuti con competenze utili a raggiungere Houston. Arrivata a un bivio, sceglie di unirsi alla resistenza, mentre nel cielo si intravedono altre navi aliene.

La regia costruisce un gioco di depistaggi, sospetti e ambiguità: Howard è un paranoico che ha avuto ragione o un rapitore pericoloso? Fuori c’è davvero un’apocalisse o è tutto frutto della sua mente? Il film procede con tensione crescente, sfruttando suono, spazi claustrofobici e continui cambi di prospettiva. Le interpretazioni di Mary Elizabeth Winstead e John Goodman sostengono l’intero impianto. Il difetto è il finale, che abbandona il tono psicologico per inserirsi a forza in un universo narrativo più ampio, risultando affrettato e poco coerente. Nonostante ciò, il film resta un thriller teso, ricco di suspense e ottimi colpi di scena.

La forza sta nella sua natura di camera thriller: tre personaggi, uno spazio chiuso, dinamiche di potere che cambiano continuamente. Ogni volta che il film si concentra su questo microcosmo, è incisivo, calibrato, quasi teatrale. Il finale, invece, apre una finestra su un mondo più grande che non appartiene davvero al film che abbiamo visto fino a quel momento.

Al di là del finale, è un film sul controllo maschile, sulla manipolazione psicologica, sulla paura come strumento di potere. Il bunker diventa una metafora di relazioni tossiche e ambienti oppressivi. A molti, la brusca virata fantascientifica è parsa rispondere più a esigenze produttive che narrative, come un tentativo di collegare il film a una moda, sacrificando così coerenza e tono. Non rovina l’esperienza, ma la rende meno gradita.

Se il primo film era più di natura catastrofica, questo è prima di tutto un thriller dalle tinte forti, quasi un horror, ed è comunque migliore dell’altro. Il regista Dan Trachtenberg era all’esordio e per lui è stato un buon avvio: dopo ha firmato il notevole Pray (2022), che riprende, sotto forma di prequel, il personaggio di Predator, e a seguire nel 2025 Predator - Killer dei Killer (animazione) e Predator: Badlands con Elle Fanning: gli ha portato fortuna, non c’è dubbio.






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