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1945 (2017)

  • Immagine del redattore: michemar
    michemar
  • 24 gen 2021
  • Tempo di lettura: 2 min

1945

Ungheria 2017 dramma 1h31’


Regia: Ferenc Török

Sceneggiatura: Ferenc Török, Gábor T. Szántó

Fotografia: Elemér Ragályi

Montaggio: Béla Barsi

Musiche: Tibor Szemzö

Scenografia: László Rajk

Costumi: Sosa Juristovszky


Péter Rudolf: Istvàn Szentes

Bence Tasnádi: Árpád Szentes

Tamás Szabó Kimmel: Jancsi

Dóra Sztarenki: Kisrózsi

Ági Szirtes: Kustár Andrásné

Eszter Nagy-Kálózy: Szentesné Anna

Ivàn Angelusz: Sámuel Hermann

Marcell Nagy: figlio di Sámuel


TRAMA: Agosto 1945: fervono i preparativi per un matrimonio in un villaggio ungherese. Árpád, figlio dell'influente segretario comunale Istvàn Szentes, sta per sposarsi con Kisrózsi, l'ex fidanzata del suo amico Jancsi, che tutti credevano morto al fronte e che alla fine è tornato nelle vesti di membro del partito comunista incaricato di ridistribuire le terre. Istvàn ha anche preso possesso del negozio del suo amico ebreo Pollak, che era stato denunciato e portato via prima dell'inizio delle deportazioni. Molti abitanti sono debitori a Istvàn, poiché è stato lui a ridistribuire i beni confiscati agli ebrei. Durante i preparativi del matrimonio, due ebrei ortodossi arrivano alla stazione del villaggio con delle scatole misteriose. Il loro arrivo scombussola l'ordine prestabilito.


Voto 7



La bellissima fotografia in bianco e nero diventa funzionale ad un racconto del primissimo dopoguerra, nell’est europeo, in Ungheria, dove le colpe volutamente stipate in fondo all’anima e i rimorsi di certi comportamenti scorretti adottati anni prima vengono a galla in un ambiente che nel frattempo fa finta di dimenticare e prova a girare pagina, a cercare di dimenticare tramite il rinnovamento. Ma la sensazione del sepolcro imbiancato serpeggia silenziosa.



Siamo nell’agosto del 1945 e la radio ha annunciato lo sgancio della seconda bomba atomica su Nagasaki, mente in Ungheria l’ingresso delle truppe dell’Armata Rossa sancisce la fine del sanguinario dominio del partito filonazista. Succede allora che chi vi aveva aderito si mostra ipocritamente reverente verso i “compagni” sovietici, pur maledicendoli alle spalle, cercando di nascondere e far dimenticare ciò che avevano detto e fatto durante l’occupazione. A sconvolgere la nuova sistemazione sociale – che ci appare quanto mai instabile - è l’arrivo di due uomini, due ebrei, che portano con loro delle casse dal contenuto ignoto e misterioso.



L’atmosfera muta, mentre il complesso concorso di colpa di ognuno dei paesani serpeggia agitando gli animi. Il paese è in subbuglio, la gente del luogo è nervosamente inquieta, scoppiano litigi, mentre il matrimonio dell'anno, motivo per il quale tutto il paese è in fermento, salta per la ribellione della sposa. Un atto che agli albori della Liberazione sembra il primo segnale dell’affermazione femminile.



Il rigoroso bianco e nero, il male passato che aleggia come un pesante vento, tutto il contesto potrà ricordare il grande Haneke ed il suo nastro bianco: intanto, più semplicemente, il regista Ferenc Török ci ricorda come la Storia possa ripetersi.




 
 
 

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